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Nuoto meglio di come cammino: conosciamo meglio il Tuffetto

Il più piccolo appartenente all’Ordine dei Podicipediformi è di sicuro il più dotato per gli sport acquatici

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Nuoto meglio di come cammino: conosciamo meglio il Tuffetto

Il Faro on line – Se vi capita di scorgere presso un fiume, un lago od uno stagno un batuffolo di piume brune che nuota, si immerge e sprinta sulla superficie dell’acqua alla velocità di un siluro, potete essere certi di aver avvistato, con buona probabilità, un Tuffetto.

Se poi volete assicurarvi di avere identificato correttamente il vostro volatile osservate con attenzione prima il becco, che deve essere nero, piccolo e appuntito con una vistosa stria giallastra alla base, e poi la coda che deve presentarsi anch’essa minuta, smussata, quasi assente.

Se tutti gli elementi corrispondono non ci sono più dubbi: avete incontrato il più piccolo appartenente all’Ordine dei Podicipediformi, un esserino timido e schivo, che ama frequentare gli ambienti umidi, dolci o talvolta salmastri, dove trascorre una vita appartata, in piccoli gruppi leggermente dispersi, nell’ombra della vegetazione ripariale.

Questo graziosissimo animaletto, che non raggiunge i trenta centimetri di lunghezza e pesa meno di duecento grammi, è, tra gli individui della sua famiglia – quella degli svassi – sicuramente uno fra i più dotati per gli sport acquatici: si muove e si tuffa nel suo elemento, infatti, con una disinvoltura ed una abilità sorprendenti ed il suo corpo compatto e idrodinamico lo rende particolarmente adatto al nuoto subacqueo, specialità per la quale è in grado di sfruttare in modo particolare le zampe, corte ed estremamente arretrate sul corpo e fornite di quattro dita lobate[1] e di un’unghia lunga e piatta, che gli garantiscono una migliore propulsione.

La presenza delle zampe nella parte terminale del corpo – il nome dell’Ordine a cui appartiene deriva proprio da questa caratteristica – oltre a garantirne le abilità natatorie, consente al Tuffetto (Tachybaptus ruficollis), e a tutti gli altri svassi, di assumere sulla terraferma una posizione quasi eretta, simile a quella dei pinguini, ma non gli consente spostamenti “a piedi“ agili tanto quanto quelli effettuati in acqua, ragion per cui è molto raro vederlo transitare sul suolo asciutto, come è ancora raro vederlo volare, attività per cui il nostro beniamino piumato non gode di una spiccata predilezione: non che il Tuffetto sia inabile al volo, rimane pur sempre un uccello migratore e si sposta con un volo basso e dai battiti d’ala frequenti, ma di sicuro non è in questo campo che dimostra tutte le sue migliori qualità.

Se poi nomina sunt omina è facile comprendere in quale attività questo animale dimostri il suo particolare genio: dopo aver espulso l’aria dalle piume, immergendosi con un piccolo salto e riaffiorando come un tappo di sughero, il Tuffetto, che deve il proprio nome inequivocabilmente all’abitudine che ha di tuffarsi in continuazione (elemento questo che assieme alle ridotte dimensioni ne rende sempre difficile l’avvistamento), può effettuare apnee per più di venticinque secondi di durata, inseguendo le proprie prede fino anche a notevoli profondità: è così che questo animale si procura molluschi, crostacei, girini e piccoli pesci di cui è ghiotto e che costituiscono assieme agli insetti acquatici, altri invertebrati, larve e vegetali, la sua dieta giornaliera.

È così legato all’ambiente palustre che anche il suo nido viene edificato sull’acqua: questa superficie galleggiante viene realizzata dalla coppia con vegetali acquatici marcescenti, erba e steli di canna, e poi viene ancorata alle tife e alle altre piante che crescono presso la riva; la femmina vi depone dalle quattro alle sei uova che vengono covate alternativamente da entrambi i genitori per circa tre settimane; se durante questo periodo uno dei due partner deve momentaneamente lasciare il nido, le uova, che si scuriscono dopo essere state deposte, vengono ricoperte e mimetizzate con ciuffi di vegetazione. Alla schiusa è il maschio che si occupa delle cure parentali per i successivi quaranta giorni, al termine dei quali i piccoli, dalla livrea scura con striature biancastre ai lati della testa e la parte anteriore del collo di un bel color camoscio, sono pronti a lasciare il nido e a cominciare la loro nuova vita di uccelli acquatici.

L’individuo adulto – in questa specie i due sessi presentano livree simili – mostra in inverno un piumaggio quasi esclusivamente bruno grigiastro sul capo e sul dorso, mentre il collo e l’addome rimangono di una tinta bianco-giallastra; durante il periodo riproduttivo invece la gola e le guance si colorano di una bellissima tinta fulvo castana, mentre l’addome e il dorso assumono sfumature più scure, nerastre, con riflessi argentati; non è questa bellissima livrea nuziale l’unica particolarità che accompagna questa specie durante la stagione degli amori: il Tuffetto, infatti, animale sfuggente e silenzioso per tutto il resto dell’anno, emette in questo periodo un trillo sonoro e rapido, un cicaleccio fatto di acute note sibilanti, quasi un cigolio: quando l’amore si fa sentire, è proprio il caso di dirlo, il nostro piccolo amico, anche se nuota come un pesce…non rimane di certo muto.

[1] Nelle dita lobate, a differenza di quelle palmate, le membrane attorno alle dita non si uniscono tra loro come a formare un’unica “pinna”.

 

Foto: Diego Pelliccia

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