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La Madonnina a #Focene, la storia della spiaggia per disabili ‘accarezzata’ dal Papa foto

"Non un ghetto, ma una comunità aperta a tutti". La storia della "grazia" ricevuta da don Massimo.

Il Faro on line –  La “carezza” di Papa Francesco l’ha reso celebre in tutto il mondo. E’ lo stabilimento senza barriere sul litorale di Focene, inaugurato nel 2012, grazie all’associazione “Opera San Luigi Gonzaga”, all’iniziativa di don Massimo Consolaro e di un gruppo di volontari.

La spiaggia “La Madonnina”, ‘aperta a tutti’ ha ricevuto all’avvio della stagione balneare un regalo davvero insolito: il Santo Padre, infatti, attraverso il suo Elemosiniere, ha voluto offrire un sostegno a questo progetto caritatevole e sociale, contribuendo a pagare le spese per la concessione demaniale dell’anno in corso.

Un’emozione incredibile e tanta sorpresa: questa la reazione dei volontari che, di certo, non si aspettavano di attirare l’attenzione del pontefice quando hanno cominciato questa avventura. “Abbiamo iniziato ad occuparci dei disabili non per moda – spiega don Massimo – ma per instaurare con loro un approccio basato sulla normalità. Il disabile non è un diverso, ma una persona che può fare secondo le sue potenzialità e che può essere completamente autosufficiente se messo nelle condizioni di poter fare da solo”.

Ed è nella direzione della piena autonomia che, 5 anni fa, ha cominciato a viaggiare questo progetto, unico fino ad ora sul litorale romano. All’inizio non c’era nulla. La spiaggia di una colonia marina, data in concessione ad un istituto di suore e abbandonata da trent’anni, nessun impianto, solo un vecchio chiosco in disuso.

Ora all’ingresso, su uno scoglio imponente, la bianca statua di Maria, accoglie i bagnanti, in una cornice di fiori colorati.  All’interno tutto è pensato per garantire agli ospiti in carrozzina una giornata di sole e relax: passerelle, pedane, zone d’ombra, bagni, sedie a rotelle galleggianti, tutto è fatto su misura.

Ma non bisogna cadere nell’errore di pensare che “La Madonnina” sia un ghetto per disabili. “La maggior parte dei clienti – ci tiene a precisare il parroco – sono ragazzi e famiglie che vengono qui per passare una giornata al mare. Ci sono anziani, mamme con bambini, ma soprattutto tanti giovani, quelli della zona, gli adolescenti dell’oratorio che cercavano un punto d’incontro per l’estate.

E in mezzo a loro, tra gli ombrelloni e i lettini, il disabile non si sente più guardato a vista come un diverso, ritorna ad essere considerato un individuo normale, speciale solo per la sua unicità”. Non solo una spiaggia attrezzata quindi, ma un progetto d’amore per l’altro e di solidarietà, un luogo di integrazione che si fonda sull’impegno di tanti volontari, che offrono assistenza e supporto a tutti gli ospiti, ogni giorno, dalle 9 alle 19.

“Senza l’aiuto di tutte le persone che dedicano il loro tempo libero a questo progetto – prosegue don Massimo – non avremmo potuto far nulla. Il mio grazie va a loro, ma soprattutto a Dio e alla sua Provvidenza che in questi anni non è mai venuta meno”. Sì, perchè di aiuti inaspettati in questa storia ce ne sono stati tanti, fin dall’inizio, quando davanti all’impresa e alle tante spese da affrontare il parroco e i suoi collaboratori vennero presi per pazzi.

Ma i conti sono stati pagati, l’opera è stata realizzata e continua ad andare avanti, grazie anche alla fatica e alla generosità di chi sa andare al di là delle logiche del profitto, per guardare oltre, con la certezza di perseguire un fine più grande.

“Quando arrivai qui come nuovo parroco mi impegnai per mettere al centro della imminente festa patronale la figura di San Luigi Gonzaga e lanciai quasi una sfida ai miei parrocchiani, invitandoli a chiedere al loro patrono una grazia e a pregare perché fosse realizzata. Anche io chiesi la mia e la misi in una busta sigillata durante la celebrazione della messa, il 4 luglio 2010.

Desideravo recuperare la spiaggia delle suore e farne un’opera di carità. Avevo fissato un anno di tempo perchè la grazia venisse esaudita, ma San Luigi è stato più veloce. Dopo pochi mesi dalla mia richiesta, ho ricevuto la telefonata di una suora che mi chiedeva se ero ancora interessato al progetto”. Non è difficile immaginare quale sia stata la risposta di don Massimo. E quello che era un desiderio, chiuso in una busta, adesso è una realtà, accessibile a tutti.