la lettera

La crisi #Alitalia e la battaglia eroica di Montino

1 giugno 2017 | 00:49
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La crisi #Alitalia e la battaglia eroica di Montino

E’ un piano dettagliatissimo, quello proposto dal comune di Fiumicino e allo stesso tempo “disarmante” nella sua semplicità.

Sono decisi a tutto, “Piano di rilancio” alla mano, senza guardare in faccia nessuno per scongiurare che l’Alitalia, la compagnia col tricolore, finisca letteralmente alle ortiche. Fiumicino, col Sindaco Esterino Montino in testa, sta portando avanti una battaglia che potremmo definire eroica e che in un quadro  di politica intercomunale chiama a raccolta tutti quei territori dove la  “gente dell’aria”, gli aeroportuali,  marca una forte presenza.

A Ladispoli “la strategia di ristrutturazione per la salvaguardia del personale, l’efficientamento e la riduzione dei costi”, è stata recentemente illustrata dalla Presidente del Consiglio Comunale di Fiumicino, Michela Califano, al Comitato di Marco Pierini Sindaco, ed ha infiammato l’uditorio composto anche da parecchi operatori del settore.

E’ un piano dettagliatissimo, elaborato da fior di esperti, corposo, con un preciso conto  economico dei costi e ricavi,  e allo stesso tempo“disarmante” nella sua semplicità.  E ha preso in contropiede tutti, ma proprio tutti, i tavoli istituzionali al quale è stato sottoposto nelle varie audizioni. Compreso il tavolo della (flemmatica, mi consenta) Sindaca di Roma e della Città Metropolitana, Virginia Raggi, che a quanto pare guardando le linee aeree pensa alle funivie capitoline in quel di Casalotti  quando Alitalia giocoforza chiama in causa l’Aeroporto Leonardo Da Vinci (40.000 dipendenti) scalo intercontinentale che collega col mondo la Città Eterna.

In sintesi il piano di Fiumicino propone che il 51% delle quote azionarie (Ethiad possiede il 49%) venga così ripartito: 12% Poste Italiane – 20% Ferrovie dello Stato – 10% Leonardo Finmeccanica – 9% Eni SpA. Tutte Compagnie che si ricollegano all’Alitalia per il sistema di manutenzione, per il rifornimento del carburante e le ferrovie che “garantirebbero l’adeguamento dei trasporti cielo/ terra fino ad evitare che sul territorio italiano ci sia la sovrapposizione di tratte aeree inutili e tali da incidere negativamente su entrambe”.

Tra Fiumicino e nei Comuni adiacenti gravitano qualcosa come 8.500 dipendenti tra quelli Alitalia e dell’indotto (e famiglie) ciò  vuol dire che se la situazione dovesse volgere al peggio con i licenziamenti, dovrebbero scattare gli ammortizzatori sociali per  migliaia di esuberi a spese dello Stato, per non parlare degli effetti devastanti in tutti i sensi. La gente non vuole sussidi, ma lavoro. Il piano di Fiumicino rientra in quella logica di capitalismo sociale che fece grande l’Italia fino a portarla nel G7.

Stendiamo un velo (im)pietoso sulla strategia datata all’epoca del berlusconismo, quando nel nome di una presunta italianità, venne sbattuta la porta in faccia a vettori europei interessati alla nostra compagnia di bandiera e si preferì la famosa cordata dei “capitani coraggiosi” digiuni di trasporto aereo ma abili in spacchettamenti e spezzatini aziendali.

La domanda elementare è: L’Italia del G7 vuole risolvere la questione Alitalia ispirandosi alla linea suggerita dal Comune di Fiumicino, in linea per giunta con le normative UE, (inclusa la proposta del Ministro Delrio sull’azionariato ai dipendenti) oppure si preferisce aspettare un compratore?  Nel mondo degli affari ci sono investitori  ben equipaggiati ed esperti  nel nuoto delle alte e basse maree dei mercati e cacciatori di territorialità aerea, sanno fare il proprio business  e sanno quando fare l’offerta alla quale non si può dire di no perché si è ormai con l’acqua alla gola.

Carla Zironi