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#Ostia, j’accuse dal Vittorio Emanuele, ‘il Prefetto nega il dialogo’

Chiesta una presa di coscienza delle forze politiche. "Abusivi? Ma se abbiamo qui la residenza..."

#Ostia, j’accuse dal Vittorio Emanuele, ‘il Prefetto nega il dialogo’

Il Faro on line – “Aprire un dialogo nel rispetto della legalità su una soluzione dignitosa, pacifica e negoziata”: è questa la richiesta degli abitanti del Centro socio abitativo della Vittorio Emanuele di Ostia che, tramite una lettera protocollata in Municipio e in Campidoglio, hanno richiesto un incontro finalizzato all’apertura di un tavolo politico, in merito all’imminente sgombero che coinvolgerà la struttura.

Tra i destinatari della richiesta – Andrea Mazzillo, Assessorato al Bilancio e Patrimonio, Laura Baldassarre, Assessorato Persona, Scuola e Comunità solidale, il prefetto Domenico Vulpiani e Giuliana Di Pillo – vi è la sindaca di Roma Virginia Raggi.

“La nostra presenza nei locali della ex Colonia Vittorio Emanuele III è garantita da una assegnazione del Comune di Roma”, ovvero dai regolari certificati di residenza, si legge nell’apertura della lettera. Ed è questo il punto più volte sottolineato nelle dichiarazioni degli abitanti del Centro socio abitativo: un elemento che, paradossalmente, rischia di passare inosservato.

I certificati di residenza possono confutare ogni pretesa di attribuire agli abitanti del Vittorio uno status di irregolarità, oltre a far apparire un controsenso l’utilizzo di concetti come “il ripristino della legalità” – tematica più volte ribadita dal Prefetto – di fronte a coloro che non compiono nessun atto contrario alla legge abitando in un luogo in cui hanno avuto il diritto di vivere, proprio dal Comune di Roma.

Anche la questione della sicurezza è stata più volte sottolineata nel corso di questi mesi, in cui l’unica soluzione sembra essere lo sgombero.  Il Prefetto ha affermato che all’interno della struttura vi sono dei soggetti criminali: dunque, come domandato nel recente comunicato stampa del Centro socio abitativo, “se c’è un problema di sicurezza non basterebbe l’intervento su chi è responsabile penalmente?”.

La risposta del Prefetto, come hanno dichiarato gli abitanti dell’ex Colonia, è stata una negazione del dialogo: un “muro”, così come è stato definito, che apre apre le porte a una soluzione “violenta” e “razzista”, ovvero quella di uno sgombero senza soluzioni alternative.

Il provvedimento, come denuncia la lettera protocollata nei giorni scorsi, non tiene conto di tutte quelle situazioni “di forte vulnerabilità sociale, come anziani, disabili, minori, giovani senza impiego”.

La richiesta avanzata dal Centro socio abitativo, dunque, potrebbe determinare realmente l’apertura di un tavolo politico che escluda l’unica soluzione che si è prospettata fino a oggi, lasciando spazio al dialogo e costringendo l’amministrazione comunale a prendere atto della reale situazione dell’ex Colonia e delle conseguenze dannose che lo sgombero potrebbe avere su numerose vite umane.