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Vecchio faro di #Fiumicino, la proposta del Collettivo No Porto fotogallery

Un progetto partito dal basso per ridisegnare completamente un'area abbandonata al degrado.

Vecchio faro di #Fiumicino, la proposta del Collettivo No Porto

Il Faro on line – Fiumicino ha perso il suo simbolo e quello che resta del Porto della Concordia non ha fatto altro che aggravare una situazione di per sé già critica: un cantiere incustodito, spiagge recintate, un ecosistema compromesso. La strada trasformata in una discarica a cielo aperto. In quest’ultimo caso l’amministrazione sta intervenendo e – grazie alle telecamere di sorveglianza – sta portando avanti un’attività di contrasto all’abbandono dei rifiuti.

Di contro c’è chi prova a recuperare in maniera autonoma e senza autorizzazioni un luogo emblematico per restituirlo alla collettività.

Questo lo scenario, da cui nasce una domanda: cos’è davvero illegale? Una speculazione edilizia, autorizzata da una regolare concessione, che ha lasciato incompiuta l’ennesima grande opera?

Scavalcare una recinzione per riportare bellezza in un luogo abbandonato al degrado e restituirlo ai cittadini?

Se esistono valide obiezioni al fatto che il fine giustifica i mezzi, è altrettanto vero che la realtà non è sempre tutta nera o bianca e – talvolta – i confini della legalità possono non coincidere con quelli della giustizia. E di sicuro un’altra cosa è abbastanza evidente: lo stato di degrado in cui versa la zona del vecchio faro. E questo – sicuramente – non è giusto.

Una ‘grande bruttezza’ esasperata ancora di più dalla linea azzurra del mare, che gli fa da cornice. Basta alzare lo sguardo: quello sfondo, lo stesso di sempre, è ancora lì, a ricordarci com’erano quei luoghi una volta. O quello che potrebbero tornare ad essere.

E’ ciò che hanno pensato i ragazzi del Collettivo No Porto quando tanti anni fa hanno cominciato la loro battaglia contro il progetto di quello che considerano l’ennesimo ecomostro. Tante le iniziative che si sono susseguite nel corso del tempo.

Una protesta che non ha conosciuto soste, né si è fatta incantare dalle promesse di posti di lavoro o scoraggiare dal rimpallo infinito delle responsabilità. Una protesta che negli ultimi tempi è maturata e si è trasformata in proposta.

Perché fermarsi al semplice no sarebbe una sterile opposizione e questo non è proprio nello stile del Collettivo. A questi ragazzi, innamorati del territorio, piace costruire, ideare, progettare, magari ispirandosi alle best practice di altre città europee, a modelli – come il Vinterbad di Copenaghen – che potrebbero essere replicati vantaggiosamente anche sul nostro litorale. Ma soprattutto ai ragazzi del bilancione piace dialogare con la gente, con quelli che il territorio lo vivono tutti i giorni.

Al porticciolo tutti li conoscono e loro salutano ciascuno per nome. Ed è proprio da questo contatto vivo con le persone che parte la loro proposta: non un progetto calato dall’alto, ma qualcosa che è stato condiviso con la cittadinanza.

Tutti hanno potuto portare il loro contributo. Ogni idea è stata accolta, studiata, discussa e vagliata, anche con l’aiuto di professionisti: biologi marini, sedimentologi, esperti di nautica e di cantieristica, architetti e ingegneri.

Quello che ne è venuto fuori è un master plan che ridisegna totalmente l’area del vecchio faro, secondo una concezione nuova e ecosostenibile, ispirata a criteri di apertura e fruibilità: piazzole per la pesca, aree per il bagno, trampolini per i tuffi, piattaforme multifunzionali, aiuole verdi e zone d’ombra, spazi dedicate a piccole attività economiche, piste ciclabili, campi sportivi open.

Domenica scorsa un primo piccolo passo, un tassello di questo progetto: l’istallazione di un canestro da basket nel piazzale e tanta street art per ravvivare il grigio del cemento.

Ma ci sono tante grandi idee per il futuro, soprattutto per quanto riguarda il vecchio faro, una struttura che, se recuperata, potrebbe offrire grandi spazi alla collettività. Il progetto, su carta, parla chiaro: creare qui un osservatorio marittimo, un centro d’eccellenza per lo studio della sedimentologia e della biologia marina, ma anche un polo di studio sui fenomeni di inquinamento delle acque, sulle microplastiche, sull’erosione.

La posizione privilegiata rende gli edifici esistenti il luogo ideale per un centro studi sul mare, sulla fauna ittica, sull’impatto della pesca. Gli spazi potrebbero accogliere anche un museo di scienze naturali, sale per la formazione specialistica e universitaria, aule per la didattica e per attività dedicate alle scolaresche del territorio.

E, in cima, un belvedere, opportunatamente attrezzato con binocoli, per godere del meraviglioso panorama che la terrazza, con i suoi 32 metri di altezza, è in grado di offrire.

Domenica intanto i ragazzi hanno vissuto un momento di festa che ha permesso al vecchio faro di riprendere i colori, dunque la forma. Il passaggio successivo sarà ridargli sostanza.