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#Ardea, Cugini, Savarese e gli apparentamenti ‘impossibili’

Una campagna elettorale durissima, ma al secondo turno sarà difficile fare a meno di Giordani e Cantore.

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Il Faro on line – Ad Ardea la partita si gioca al ballottaggio, ma con una caratteristica particolare: i due contendenti (Alfredo Cugini per una serie di Liste civiche e Mario Savarese per il Movimento 5 Stelle) sono a poca distanza l’uno dall’altro, ed entrambi ben lontani dalla soglia del 50% dei voti. Conclusione? Dovranno giocoforza cercare alleanze, sponde, apparentamenti, ridefinire i programmi.

Ma sarà difficile. Per motivi diversi, sia il primo sia il secondo hanno condotto una campagna elettorale che non prelude ad accordi. Il primo tacciato di voler riproporre la vecchia amministrazione, il secondo con la linea oltranzista e autoreferenziali dei grillini. Eppure a patti dovranno scendere, sia l’uno che l’altro, perché lasciare tutto alla libertà di scelta vuol dire caricare un colpo sulla pistola del voto e sperare nella roulette russa.

Ma prima ancora che recuperare frattaglie di consensi (seppur dignitosissimo, perché ogni voto vale tanto, non si può far conto su percentuali basse per poter fare il salto del 50%) si dovrà guardare a chi ha superato la soglia del 6% per poter sperare di arrivare a conquistare il Comune. E in ballo ci sono solo due possibilità: Massimiliano Giordani e Alessandra Cantore. Entrambi difficili da avvicinare – perché hanno fatto campagne elettorali in netto dissenso rispetto ai due contendenti del ballottaggio, eppure è proprio da loro che si dovrà passare.

Come? Un’intesa sarà possibile solo su spezzoni di programma, perché la vicinanza “politica” non sembra esserci.

Quanto al voto, ha vinto senza dubbio la protesta. Non solo perché in molti hanno preferito non andare proprio a votare – e al ballottaggio il rischio è che il trend aumenti – ma perché l’exploit grillino in un momento storico in cui il M5S paga dazio rispetto ad alcuni fallimenti amministrativi in Italia, arrivare al ballottaggio vuol dire aver canalizzato quel voto di protesta – appunto – che da sempre caratterizza la “mission” politica del movimento.

Incontri e abboccamenti sono già iniziati. “Tre settimane… da raccontare” diceva Fred Bongusto nel 1973. Qui ne basteranno due.

 

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