Seguici su

Cerca nel sito

#Usa, il New York Times attacca Trump, ‘un bugiardo al comando’

Secondo quanto riportato, Trump avrebbe "mentito ogni giorno" durante i suoi primi 40 giorni di presidenza

#Usa, il New York Times attacca Trump, ‘un bugiardo al comando’

Il Faro on line – “Perché Trump non dovrebbe essere presidente”, cosi intitolava l’editoriale dell’edizione a pochi giorni dal voto. Lo “sconvolgente” risultato provocò nella redazione del giornale (e non solo) un generale “mea culpa” fatto di sondaggi sbagliati e incapacità di percepire la ribollente rabbia di una vasta parte dell’elettorato americano che sembrava chiaramente meno disturbato dalle numerose bugie denunciate dai media, a più riprese, che dai mali nazionali ai quali Trump prometteva una soluzione.

“Se i mezzi di informazione non sono riusciti a rappresentare uno scenario politico basato sulla realtà, allora vuol dire che non sono riusciti a svolgere la loro funzione fondamentale“scriveva il New York Times, ammettendo che se qualcosa si era decisamente rotto tra lettori e giornalismo, certamente ” può essere aggiustato, ma cerchiamo di farlo una volta per tutte.

Oggi, a distanza di 6 mesi dall’insediamento, arriva un altro capotolo della saga: una esegetica antologia stilata dal quotidiano in cui con dura meticolosità vengono passate in rassegna una ad una le cosiddette menzogne del 45°presidente degli Stati Uniti durante i primi 5 mesi di operato.

Secondo quanto riportato, Trump avrebbe “mentito ogni giorno” durante i suoi primi 40 giorni di presidenza e in almeno 74 occasioni durante 113 giorni. “Non vi sono precedenti di un presidente americano che passa così tanto tempo a dire cose non vere” afferma il quotidiano ritendendo inoltre che molti americani si sarebbero ormai abituati alle bugie del presidente rischiando un’assuefazione ed una desensibilizzazione inaccettabile.

D’altro canto però, a scongiurare tale pericolo nel settembre 2016 durante la campagna elettorale, ci pensò proprio il New York Times pubblicando un primo censimento di “menzogne” e arrivando addirittura a definire Trump “uno spaccone che dice falsità”.

Stessa operazione si deve anche al Washington Post, secondo cui a febbraio durante i primi 33 giorni di presidenza Trump avrebbe collezionato 33 dichiarazioni false, promettendo continui aggiornamenti sulla vicenda.

Il riflettore questa volta sarebbe puntato su mezze verità, inesattezze, e soprattutto esagerazioni, come dichiararsi il personaggio che ha collezionato più copertine del Time, primato che spetta invece al presidente Nixon, o come nei dati diffusi in occasione dei disagi subiti dai viaggiatori dopo il suo contestatissimo travel ban, per Trump ci furono problemi per 109 persone, in realtà furono in 60mila.

Queste ed altre affermazioni farebbero parte secondo David Leonhardt e Stuart Thompson, i curatori dell’articolo, di un quadro politico ben definito in cui si intende creare un ambiente in cui la realtà diventa irrilevante e aggiungono “usiamo con consapevolezza la parola bugia. Sarebbe ingenuo credere che stia commettendo degli errori in buona fede. Semplicemente mente”.

Dunque se in campagna elettorale il New York Times , e buona parte della stampa americana, si erano autoproclamati colpevoli di non aver preso nella giusta considerazione la realtà in cui si muoveva il fenomeno Trump, ora l’accusa è che questa stessa realtà corra il rischio di essere manipolata dal presidente eletto con “bugie, menzogne e dubbie dichiarazioni” .