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#Formia, ‘giallo archeologico’ sull’epigrafe dedicata all’imperatore romano Massenzio

La misteriosa epigrafe andata perduta fu apposta a testimonianza di lavori di sistemazione dell'Appia Antica.

#Formia, ‘giallo archeologico’ sull’epigrafe dedicata all’imperatore romano Massenzio

Il Faro on line – “La vicenda che lega la città di Formia all’epigrafe romana dedicata all’imperatore romano Massenzio è un vero giallo archeologico“, afferma Raffaele Capolino, appassionato di archeologica nonché noto membro dell’associazione “Formiana Saxa.”

L’iscrizione- continua Capolino- doveva essere su un fusto di colonna alto palmi 5, di diametro palmi 1,5.
Ne parla il principe Carlo Ligny di Caposele sulle “Antichità Ciceroniane” pubblicate nel 1827 a Napoli, (presso Borel e Comp.) in questi termini:

L’ho dissotterrata accosto della Via Appia fra le moderne milliarie 45 e 46, nel sito denominato Ponteritto. Questa doveva probabilmente essere situata nel luogo ove io l’ho ritrovata, o poco distante.

Questo reperto, purtroppo andato perduto, aveva il seguente contenuto:

Per autorità del nostro
imperatore Massenzio
sempre vincitore ed
augusto perpetuo
LXXXXII

Fu apposto a testimonianza di lavori di sistemazione dell’Appia Antica in quel tratto lontano da Roma 92 miglia.

Anche Filippo Coarelli in suo testo afferma che l’imperatore Massenzio fece ristrutturare un tratto di Appia da Formia a Sinuessa (l’attuale Mondragone) tra il 307 e il 312 d.C, anno in cui Massenzio morì annegato nel Tevere.

Il reperto è citato e disegnato anche dal Mattej avendolo notato nel Lapidario di Villa Caposele divenuta Real Villa Caposele nel 1852.

Per onore di cronaca- sottolinea Capolino- l’epigrafe è riportata pure in un articolo di Giacinto Mastrojanni nel libro “Maranola – Momenti storici agli albori del XX secolo.”

Lo stesso Mastrojanni deceduto nel 1945, asserisce di averla rinvenuta, senza precisarne la data, nel Villaggio di Santagnoliello posto nella zona di S.Croce di Formia, in “una strada pavimentata da massi calcari, che forse poteva essere una diramazione della sunnominata Via Appia per cui il Villaggio era in comunicazione diretta coll’antica città di Minturno.”

Capolino riporta ancora una volta le parole dell’architetto Giacinto Mastrojanni che in un’articolo afferma ancora:
“Una moneta di Nerone trovata pochi giorni or sono, come tante altre trovate prima, ci fa supporre infine che Santagnoliello già doveva esistere ai tempi degli Imperatori Romani.”

In pratica, un reperto viene trovato nella prima metà dell’800.
Andato, poi, perso, viene ritrovato intorno ai primi anni del ‘900 nello stesso luogo del primo ritrovamento e scompare per la seconda volta!!

L’epigrafe risulta anche pubblicata dalla Scuola Francese di Roma nel 1907.

Insomma, un vero e proprio mistero degno di Sherlock Holmes…