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L’ambiente in cui si vive durante l’infanzia incide sullo sviluppo di malattie infiammatorie

Alcuni fattori ambientali dei primi anni di vita influiscono sulle modalità con le quali in età adulta si contraggono determinate patologie

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L’ambiente in cui si vive durante l’infanzia incide sullo sviluppo di malattie infiammatorie

Il Faro on line – Le condizioni ambientali in cui si cresce preparano il terreno alle infiammazioni che si sviluppano in età adulta. Lo afferma uno studio della Northwestern University, che ha esaminato alcune possibili caratteristiche di vita nei primi anni d’età collegandone certi aspetti all’insorgere di malattie come il diabete, la demenza e le patologie cardiovascolari. La conclusione dei ricercatori, guidati da Thomas McDade, è che il corpo ricorda le esperienze vissute nel contesto infantile che, quando negative, influenzano il Dna.

Come il Dna si adatta all’ambiente
Per determinare il funzionamento di questa correlazione, sono state valutate le informazioni derivanti da uno studio condotto nelle Filippine, in cui sono stati analizzati i dati biologici e ambientali dei partecipanti nell’arco di una vita intera. Sono stati presi in considerazione in particolare i fattori nutrizionali, microbici e psico-sociali che possono intervenire sula metilazione del Dna: un processo che influenza lo sviluppo dei geni, alcuni dei quali sono coinvolti nei processi infiammatori. Ne è risultato che tale processo, in base alle sollecitazioni ricevute nei primi anni di vita, può aiutare il corpo a ricordare i primi stati infiammatori vissuti dall’organismo.

L’influenza sui processi infiammatori
“Spingendoci un po’ oltre, i risultati ci incoraggiano a riconsiderare la concezione comune secondo la quale i geni sono un po’ la mappa del corpo umano, che siano statici e fissi”, ha dichiarato Thomas McDade, autore dello studio e professore di antropologia al Weinberg College of Arts and Sciences della Northwestern. I geni possono essere influenzati dunque dalle esperienze psico-fisiche vissute nell’infanzia, e portare con sé i segni duraturi di elementi come, ad esempio, la durata dell’allattamento, l’intensità dell’esposizione microbica e alla diversità sociale, determinate anche dalla situazione economica della famiglia. Tutto questo viene “incastonato” nel Dna: “Se concettualizziamo il genoma umano come un elemento dinamico che incorpora le informazioni ricevute dall’ambiente esterno con cui altera la propria struttura e funzione – spiega McDade – possiamo superare la metafora semplicistica del ‘Dna come destino’, perché non rende giustizia alla complessità dello sviluppo umano”.

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