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Il Graal di #Ardea

Viaggio nella storia di Ardea, tra mito e verità

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Il viaggio del Graal

Abitualmente i cristiani ed i guerrieri crociati di ritorno dai Loca Sancta si imbarcavano a San Giovanni D’Acri e sbarcavano nei porti della Puglia: Bari, Brindisi, Barletta. Da questi raggiunta la Via Francigena attraverso la capillare rete di diramazioni degli antichi Itinera seguiti dai viatores sin dai primi secoli dell’Era Volgare, attraversavano l’Europa e raggiungevano le città Sante e le grandi Cattedrali del mondo cristiano.

Il culto micaelitico univa il Gargano a Saint Michel sin dal V secolo.
All’inizio i centri religiosi nascevano vicino a grotte sacre, lungo i duemila chilometri di strade, sentieri e tratturi, dove l’Arcangelo e le sue sorgenti purificatrici erano venerate dai fedeli. Chiese rupestri ed eremi erano affrescati con iconografie di fatti ed eventi riportati dalle Sacre Scritture e dai Vangeli.

In seguito vennero costruiti imponenti monasteri e santuari dove i pellegrini potevano pregare e si rifocillavano, barattando durante il pellegrinaggio la protezione e l’accoglienza che ricevevano da monaci e religiosi con preziosi manoscritti e reliquie di dubbia provenienza.

L’Appia e la Casilina che attraversavano l’Appennino fiancheggiavano e intersecavano la Via Francigena e una diramazione di quest’ultima raggiungeva sicuramente la litoranea Via Severiana che si allungava fino al Porto di Ostia.
Una fonte riferisce che

“Lo stesso Pietro, principe apostolo, transitò per Ardea giungendo via mare dal Porto di Ostia….”.

Ma all’interno dei centri di culto disseminati lungo l’itinerario che attraversava la Campania furono realizzate importanti iconografie, come nella Basilica Paleocristiana di S. Felice a Cimitile vicino Nola, nel Complesso monumentale di Santa Sofia a Benevento, nell’Abazia di Fossanova. Adeguandosi all’evoluzione ed ai cambiamenti della tradizione cristiana gli artisti hanno immortalato Personaggi e simboli esoterici conosciuti e cari alle folle dei viatores e dei Cavalieri Crociati: Agnus Dei, Maddalene recanti pissidi e incensieri, Calici e Vir Dei come il Battista, l’Arcangelo Michele, Santi Sauroctoni.

L’Oratorio, come riportato in una citazione del XVI secolo era titolato a San Michele e non è da escludere che in origine fosse ispirato al collaudato culto micaelitico che ha improntato la maggior parte delle chiese rupestri e degli eremi disseminati lungo la Via Francigena.

La realizzazione dell’ultimo ciclo affrescale dell’Oratorio si può collocare nella seconda metà del XII secolo, sicuramente dopo il 1130, anno nel quale la Bulla dell’antipapa Anacleto II, in occasione del Concilio di Melfi, concede “per intero la Civitas Ardeae” alla locale Comunità dei monaci benedettini.

E’ in seguito a questa formale donazione infatti che i religiosi acquistano potenza e ricchezza, completano la grande Chiesa di San Pietro e ampliano il primordiale impianto conventuale in un prestigioso complesso abadiale.
Purtroppo di questo insediamento monastico medievale non rimane più traccia: tutto giace sepolto sotto i resti del monumentale palazzo rinascimentale degli Sforza.

Quanto premesso suggerisce che nell’Oratorio l’antico culto micaelico viene rielaborato nel remake proposto in occasione dei Pellegrinaggi Armati e che il clipeo istoriato sotto La Rocca potrebbe contenere la prima rappresentazione pittorica del nuovo topos misterico maturato nel corso delle prime Crociate.
Il sangue rigeneratore del Cristo/Agnus Dei si raccoglie nella nuova reliquia/calice: il Graal!

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