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Accordi disattesi, pressioni inefficaci di Nato e Osce, l’Ucraina resta nel tunnel della guerra

Resta aperto il nodo Donbass. Sono oltre 10.000 i morti della “guerra invisibile”.

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Accordi disattesi, pressioni inefficaci di Nato e Osce, l’Ucraina resta nel tunnel della guerra

Il Faro on line – Non sembra dare cenni di svolta il lungo conflitto che sta lacerando da ormai tre anni l’Ucraina orientale. Se le prove per un’intesa Trump-Putin avviate al margine del G20 di Amburgo degli scorsi giorni sembrano aver portato risultati per lo meno sulla questione siriana con il cessate il fuoco iniziato domenica 9 luglio, sul fronte ucraino nulla di fatto.

Secondo quanto riportato dal sito tedesco Deutsche Welle nel breve trilaterale di Amburgo tra Francia-Germania-Russia si sarebbe concordato sull’importanza di arrivare ad un accordo di cessate il fuoco nel Donbass senza però avanzare proposte concrete su una sua possibile attuazione. A confermare il clima di stallo sul nodo ucraino le parole di Angela Merkel che al termine dell’incontro dichiara “Ci siamo resi conto che i progressi sono molto lenti, in alcuni punti c’è una stagnazione se non addirittura una regressione”.

In una conferenza stampa con il presidente ucraino (escluso dal G20) Petro Poroshenko, a Kiev, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha ribadito la necessità per la Russia di interrompere il sostegno ai miliziani aggiungendo che “la Nato resta salda nel suo sostegno alla sovranità e all’integrità dell’ucraina” .

Il 5 settembre 2014 per porre fine alle violenze nella zona orientale in un trilaterale con Russia e OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) l’Ucraina firmava il Protocollo di Minsk, allargato poi il 15 febbraio 2015 da un secondo protocollo che avrebbe dovuto rendere effettivo il cessate il fuoco bilaterale.

Tra i punti delineati nel protocollo si prevedeva il ritiro di tutti gli armamenti pesanti e la decentralizzazione per L’Ucraina dei poteri guardando con attenzione alle regione del Donetsk e lungansk che a loro volta avrebbero avuto il diritto all’autodeterminazione linguistica, la possibilità di organi di autogoverno locali di nominare funzionari e istituire una propria milizia popolare. In un mare di contraddizioni gli accordi di Minsk avrebbero avuto come obiettivo quello di interrompere gli scontri su larga scala o per lo meno di congelare il conflitto.

Ma ad oggi Kiev non intende procedere con la federalizzazione, Mosca non garantisce più un controllo sicuro delle milizie separatiste e l’OSCE continua a denunciare la violazione, ormai quotidiana, degli accordi. Se si considera poi che le stime di una futura ricostruzione della regione in caso di accordo per l’integrità nazionale si aggirano intorno ai 20 miliardi di dollari e che l’intero budget dell’Ucraina è di circa 26 miliardi, viene a delinearsi un quadro per cui le possibilità di una modifica dello status quo di un conflitto che conta ormai circa 10.000 morti sembrano per ora destinate ad attendere.

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