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#Turchia, nuove tensioni tra Berlino e Ankara, arrestati 10 attivisti di Amnesty International

La Germania convoca l'ambasciatore turco. Il governo di Ankara parla di “interferenze del sistema giudiziario”

Turchia, nuove tensioni tra Berlino e Ankara, arrestati 10 attivisti di Amnesty International

Il Faro on line – Nuovo focolaio di tensioni tra Turchia e Germania. Ad accendere lo scontro questa volta è stato l’arresto da parte del governo turco di dieci attivisti di Amnesty International tra cui figurerebbe il tedesco Peter Steudtner. Gli attivisti sarebbero stati accusati dalle autorità di Ankara di essere sostenitori del movimento d’opposizione di Fetullah Gulen, colpevole di aver quasi messo ko il presidente Erdogan nel tentato golpe dello scorso anno e bollato come organizzazione terroristica.

Peter Gabriel , ministro degli esteri di Berlino, ha subito convocato l’ambasciatore turco per il rilascio degli attivisti e comunicato nuovi avvertimenti per i viaggiatori. “Steudtner”, ha annunciato il ministro ,”non era un esperto della Turchia, non ne ha mai scritto, non ha avuto contatti con l’istituzione politica e non è mai apparso come un critico” dunque il governo tedesco non può assicurare protezione ai cittadini tedeschi che potrebbero correre lo stesso rischio di essere arrestati, “all’ambasciatore abbiamo detto in modo molto chiaro che gli arresti non sono ragionevoli, e gli abbiamo chiesto di riferire al governo di Ankara la nostra richiesta di un immediato rilascio. ”

Il governo turco ha definito inaccettabile le affermazioni espresse dalla Germania ritendendole “interferenze del sistema giudiziario” che “dimostrano ancora una volta il doppio standard nell’approccio ai diritti di quelli che impediscono che i terroristi vengano assicurati alla giustizia e al contempo accolgono membri di gruppi terroristici che colpiscono il nostro Paese”.

In un clima di tensione che dura ormai da mesi la Turchia aveva più volte accusato la Germania di nascondere da anni militanti del Fronte rivoluzionario della liberazione popolare (Dhkp-C ) e organizzazioni legate al partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), che da una trentina d’anni combatte per l’autonomia dei territori curdi, gruppi inseriti entrambi nella lista delle associazioni terroristiche.

Nodo critico nella relazione bilaterale tra i due paesi aggravato ulteriormente dalla decisione simbolica del 2 giugno 2016 da parte del Bundestag di riconoscere il genocidio armeno ad opera delle forze ottomane nel 1915.

La bomba sembrava già dover esplodere questa primavera dove il Presidente Erdogan è arrivato addirittura ad accusare la Germania di metodi “nazisti” quando in occasione della campagna referendaria turca (che avrebbe dato pieni poteri al capo di stato) aveva emesso un divieto di comizi elettorali politici turchi sul proprio territorio, seguita poi da Austria e Olanda, costringendo Erdogan a rinunciare al voto di più di 6 milioni di cittadini turchi emigrati nei Paesi UE.

Se da una parte la Germania non vuole mettere in pericolo l’accordo siglato l’anno scorso sui profughi ,accordo che prevede tra l’altro di rimandare indietro coloro che salpano dalle coste turche per entrare via Grecia nell’Unione Europea, dall’altra il governo non può non tener conto dell’opinione pubblica tedesca e della ormai inesorabile svolta autoritaria intrapresa dal presidente del governo turco che in territorio tedesco conta circa 3 milioni di persone. Allo stesso tempo la Turchia rischia di lasciare ogni ipotesi di allargamento o unificazione politico-federale diventando così il baricentro delle politiche europee, un lontano ricordo.

Alla domanda posta dal Deutsche Welle a proposito dei rapporti tra Ankara e Berlino, Ludwig Schulz, membro del Deutsches Orient Institut ed esperto di Turchia ha risposto: “Non potrebbero essere più critici. Certo al peggio non c’è limite, ma a essere sinceri, nemmeno si vuole immaginare cosa ciò comporterebbe, se peggiorassero ulteriormente.”