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#Libia, Italia in campo, navi, elicotteri e commandos

Pronte le unità Mare sicuro. Da sciogliere i nodi regole su d'ingaggio e catena di comando.

Libia, Italia in campo,  navi, elicotteri e commandos

Il Faro on line – Navi militari per fornire sostegno alla Libia nel contrasto ai trafficanti di esseri umani: adesso che la richiesta del premier libico Fayez al-Sarraj è stata formalizzata e l’Italia sembra orientata ad accoglierla, alla Difesa e alla Marina stanno predisponendo la missione dal punto di vista operativo.

Una pianificazione in questo senso è già stata avviata da tempo, con la previsione di diversi scenari che vedono l’impiego non solo di navi, ma anche di elicotteri, sottomarini, marò e forze speciali: “noi siamo pronti, aspettiamo di sapere cosa ci si chiede di fare”, dice all’ANSA una fonte della Difesa che conosce il dossier.

Riguardo ai ‘compiti’, dovrebbe in realtà trattarsi di un sostegno “a tutto campo” – non solo tecnico e logistico, ma anche operativo – alla Guardia costiera e alla Marina libiche: questo significa, viene sottolineato, che se la “prima linea” del contrasto viene lasciata alle unità e ai militari di Tripoli, nel caso in cui dovesse essere chiesto aiuto, le forze italiane interverrebbero anche “in azione”.

Ciò presuppone, naturalmente, che vengano preliminarmente definite alcune questioni delicate, in primis quelle relative alle regole d’ingaggio e alla catena di comando. A chi risponderanno le navi italiane? Da chi prenderanno ordini? Su ‘quali’ e ‘quante’ unità verranno impiegate non ci sono certezze: escludendo quelle impiegate nelle missioni internazionali – che non dovrebbero essere distolte – per far fronte al prossimo impegno in Libia l’ipotesi al momento più accreditata è che si faccia ricorso alle navi già presenti nell’area ed impegnate nella missione nazionale “Mare sicuro”, avviata nel marzo 2015 con compiti di sorveglianza e sicurezza marittima “in seguito all’aggravarsi della minaccia terroristica”.

Mare Sicuro opera in un’area di mare di circa 160.000 chilometri quadrati, nel Mediterraneo centrale e a ridosso delle coste libiche. Vi partecipano attualmente 5 navi e due sommergibili (già impiegati nella lotta ai trafficanti), con circa 900 militari. Si tratta di un dispositivo comandato da una fregata di ultima generazione Fremm e nel quale potrebbe essere inserito qualche assetto utile alla nuova missione: ad esempio la nave-spia Elettra in grado di raccogliere informazioni intercettando segnali radar e radio.

Escluso, al momento l’utilizzo di navi portaeromobili, ritenute non adatte agli scopi: meglio navi più agili e con a bordo elicotteri, uomini del reggimento San Marco e commandos del Comsubin, pronti ad intervenire in casi di emergenza. Nel porto di Tripoli è già presente un pattugliatore della Guardia di Finanza che fornisce assistenza e addestramento agli equipaggi delle motovedette che l’Italia ha ceduto alla Guardia costiera libica. (fonte: ansa)

Foto-G.Ranaldo-Nucleoanfibio-Hurricane