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A #Fiumicino l’enciclopedia del mare si studia sugli scogli foto

Un'opera d'arte collettiva per far innamorare piccoli e grandi delle bellezze del Tirreno.

A #Fiumicino l’enciclopedia del mare si studia sugli scogli

Il Faro on line – Marmora, salpa, tracina, tellina, fragolino. E ancora sarago, cernia, scorfano, paguro, polpo. C’è tutta l’enciclopedia del mare dipinta sugli scogli alla base dei bilancioni, al vecchio faro di Fiumicino.

I pescatori del posto li guardano, sorridono “E’ proprio uguale a quello che ho preso ieri” esclamano, divertiti. I bambini ne rimangono incantati. Ammaliati da queste immagini multicolori restano a guardarle, con quella naturalezza che solo i piccoli sanno avere quando guardano qualcosa di meraviglioso. Alcuni hanno imparato a riconoscerli, ricordano i loro nomi.

E quando dagli scogli si sente una vocina gridare “Mamma, guarda, quella è una triglia!”, i ragazzi del Bilancione sanno che hanno raggiunto il loro obiettivo. Perché è proprio per loro, per i bambini, che è stata creata quest’opera d’arte collettiva, perché imparino a conoscere e poi ad amare tutto quello che di bello il nostro mare racchiude. Ma come è cominciata l’avventura di questo grande ‘affresco’ comunitario?

“Prima di tutto – raccontano i ragazzi – c’è stato un lavoro di ricerca, di selezione del materiale. Abbiamo deciso di rappresentare, infatti, solo le specie endemiche del Tirreno centrale, quelle presenti in maniera massiva nelle nostre acque. In questa prima fase, indispensabile è stato il contributo della nostra biologa marina e di quanti di noi hanno qualche competenza in materia di scienze naturali”.

Per ogni specie selezionata è stato preparato un bozzetto, si sono fatte correzioni, verifiche, c’è stata l’approvazione all’unanimità. Poi, finalmente, l’inizio dei lavori. Prima la stesura di una base bianca, che facesse da sfondo ai dipinti, il disegno a matita, poi le linee nere, a pennello, definite e nette, infine i colori, a smalto, lucidi e brillanti, a fare da contrasto con la cementite opaca.

Nessun dettaglio è stato lasciato al caso. Anche per la scelta dei colori si è seguita un’idea precisa, che fosse creativa, fino in fondo. Un particolare che – forse – rischia di sfuggire all’osservatore distratto, ma che dona a quest’opera un valore aggiunto: in tutti i pesci raffigurati su questi scogli non esiste un tono ripetuto, una tinta doppia. Ogni colore è unico, creato da zero, a partire da una miscela originale, e quindi irripetibile, dei tre primari: rosso, giallo e blu.

“Abbiamo rinunciato fin dall’inizio a tinte preconfezionate: ogni singolo tono, di ogni singolo pesce, è stato frutto di una ricerca, di una sperimentazione, di mille prove diverse, prima di arrivare alla tinta definitiva. I colori che abbiamo creato li abbiamo poi accostati tra loro come tessere di un mosaico. Questa tecnica, attraverso la vibrazione del colore, ci ha consentito non solo di ottenere un bellissimo effetto sfumato, ha permesso soprattutto a un gruppo eterogeneo di persone di partecipare ad un’unica opera d’arte mantenendo comunque uno stile unico e uniforme. E ci ha fatto risparmiare anche un sacco di colore!”.

I ragazzi del Bilancione scoppiano in una risata, davanti a quella che, col senno di poi, sembra essersi trasformata, più che in una scelta artistica, in un’astuzia. Poi spiegano: “Abbiamo scelto degli smalti di altissima qualità, che durassero nel tempo e resistessero agli agenti atmosferici, alla salsedine. Anche i costi sono stati elevati, e per sostenerli, ci siamo tutti autotassati”. E non è stato questo l’unico problema a cui sono andati incontro, nel realizzare il loro progetto.

“Una delle difficoltà con cui ci siamo dovuti confrontare è stata la roccia basaltica: i pennelli si sono letteralmente consumati sugli scogli, siamo arrivati a dipingere con dei veri e propri mozziconi. Ma anche il caldo ha fatto la sua parte: ad una certa ora del giorno il basalto diventa bollente e i colori si asciugano troppo rapidamente, per questo ci siamo organizzati per dipingere la mattina, all’alba, o la notte con delle lampade”.

Ora il risultato della loro ‘fatica’ è qui sotto gli occhi di tutti: ci sono voluto più di cento giorni per realizzarlo e molto altro resta ancora da fare. Il sogno nel cassetto, infatti, è quello di colorare tutta la scogliera aggiungendo le specie alloctone, quelle rare, quelle in via di estinzione. Perché questa carrellata di pesci guizzanti e multicolori non serve solo ad incantare l’occhio: quest’opera d’arte può, e deve soprattutto, servire a ricordarci quanto è delicato e fragile l’ecosistema marino e quanta bellezza rischiamo di perdere, quando non viene adeguatamente tutelato.

La proposta: dipingere gli spazi ‘grigi’ del Comune

Non è vandalismo, non sono scritte che imbrattano i muri: parliamo di arte. Anzi, più correttamente, di street art: affreschi, stencil, murales giganti che colorano palazzi, strade, stazioni della metropolitana e muri, nelle città in tutto il mondo. Opere spontanee di artisti e writers che nascono molto spesso nella clandestinità, perché realizzate senza l’esplicito consenso delle istituzioni. Ma allora perché non renderle legali? Perché non usare la forza dell’arte per riqualificare le zone degradate? E perché non farlo proprio qui a Fiumicino?

E’ questa la proposta dei ragazzi del Bilancione che da tempo combattono la loro battaglia contro l’abbandono, restituendo alla bellezza e alla collettività l’area del vecchio faro e dell’ex cantiere del porto turistico. Negli ultimi tempi ci sono state tantissime iniziative in questo senso e sculture, murales e dipinti hanno abbellito questi luoghi. Da qui l’idea. Perché non rendere tutto questo un’attività lecita, coinvolgendo anche il Comune in un progetto che porti colore nelle aree più grigie del territorio?

“Ci basta solo la fornitura dei materiali – spiegano i ragazzi – la manodopera la mettiamo noi. Sarebbe finalmente l’occasione per tanti artisti di Fiumicino di mostrare il proprio talento alla luce del sole”.