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#Formia ricorda il prefetto Dalla Chiesa nel 35° della sua scomparsa grazie alla presentazione del romanzo del generale Pellegrini foto

La presentazione del romanzo del generale Pellegrini sarà anche l'occasione per ascoltare la sua esperienza diretta della Palermo di quegli anni.

#Formia ricorda il prefetto Dalla Chiesa nel 35° della sua scomparsa grazie alla presentazione del romanzo del generale Pellegrini

Il Faro on line – Nel trentacinquesimo anniversario della strage mafiosa di via Carini– in cui persero la vita il prefetto di Palermo, generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la consorte, signora Emanuela Setti Carraro, e l’agente di scorta Domenico Russo-, le Sezioni locali combattentistiche e d’arma, con la collaborazione dell’associazione “Reti di Giustizia”, della Proloco e del Centro Commerciale Naturale “Le due torri”, organizzano, per il 1° settembre, a Formia, presso la Villa Comunale “Umberto I”, un incontro con il generale dei Carabinieri Angiolo Pellegrini per la presentazione del suo libro “Noi gli uomini di Falcone. La guerra che ci impedirono di vincere”.

L’incontro comincerà alle 18. 30, e l’autore sarà intervistato da Pino Ciociola, inviato speciale del quotidiano “Avvenire”, già impegnato sul fronte della Terra dei Fuochi.

E sarà anche l’occasione per ascoltare, dall’esperienza diretta del generale Pellegrini, comandante della sezione anticrimine tra il 1981 ed il 1985 e uomo di fiducia del giudice Falcone, gli aspetti meno conosciuti di quella lotta, ritenuta dai più “senza speranza”, in una città come Palermo dove anche i potenziali poteri amici facevano resistenza passiva contro il nuovo prefetto, prima, e contro il pool antimafia, poi.

Si combatteva, in quegli anni, contro una piovra mafiosa che aveva i tentacoli nell’isola e la testa sul continente. Non a caso, il generale Dalla Chiesa sosteneva che: “Chiunque pensi di combattere la mafia nel “pascolo” palermitano e non nel resto d’Italia non farebbe che perdere tempo”. Tuttavia, come ci conferma il generale Pellegrini, si trattava di una guerra che soltanto pochi volevano vincere.

Alla riuscita della doverosa iniziativa, ricorda il dottor Mansillo, che è tra gli organizzatori dell’evento, hanno concorso le associazioni combattentistiche e d’arma per onorare, insieme all’associazione antimafia “Reti di giustizia”, la persona del prefetto Dalla Chiesa, caduto sul fronte del dovere nella sua qualità di rappresentante del governo e di responsabile dell’ordine pubblico, in una guerra contro la mafia “condotta – come amava ribadire egli stesso – nell’interesse dello Stato”, per spezzare il connubio tra criminalità organizzata e settori della politica e del mondo imprenditoriale.

Va sottolineata, inoltre,- conclude il dottor Mansillo- la fattiva partecipazione della Pro Loco e dell’associazione dei commercianti “Le due torri” per evidenziare che il nostro territorio, pur aggredito dalle infiltrazioni della criminalità organizzata, impegnata a riciclare i proventi dei reati negli investimenti commerciali e finanziari, è fondamentalmente sano e saprà trovare, al suo interno, gli anticorpi per reagire alla cultura e all’ingerenza mafiosa.

Di seguito riportiamo la biografia del generale Pellegrini e del giornalista Ciociola:

Angiolo Pellegrini.

Entrato nell’Arma dei Carabinieri nel 1967 dopo gli studi universitari, il generale Angiolo Pellegrini ha ricoperto sino al 1981 vari incarichi di comando territoriale.

In tali funzioni ha anche diretto numerose operazioni contro le organizzazioni mafiose della provincia reggina, con particolare riferimento ai sequestri di persona, fenomeno allora dilagante.

Designato, a far data dal 23.1.1981, quale Comandante della Sezione Antimafia della Legione CC di Palermo, ha personalmente diretto le più importanti operazioni nei confronti di “cosa nostra”, in un periodo estremamente delicato per le Istituzioni e contrassegnato da decine di delitti nei confronti di magistrati, politici, ufficiali e funzionari dell’Arma e della Polizia di Stato.

L’ufficiale è stato e viene tuttora indicato come “l’uomo di fiducia” del pool antimafia di Palermo (giudici Falcone, Borsellino e Di Lello) e investigatore di riferimento proprio del giudice Giovanni Falcone. Con i magistrati dell’ufficio istruzione ha espletato le più importanti indagini dell’epoca, in Italia ed all’estero (USA – Canada – Brasile), confluite attraverso decine di rapporti giudiziari, nel maxi processo a “cosa nostra”, celebrato a Palermo alla fine degli anni ’80 e nelle più importanti inchieste sulla criminalità organizzata e sul traffico di stupefacenti degli stessi anni.

Dopo l’esperienza di comando come Capo Sezione Criminalità presso la III Divisione CC “Ogaden” di Napoli, con competenza sull’Italia meridionale, nel 1986 è stato assegnato all’Ufficio Criminalità Organizzata del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri: in tale veste ha partecipato e coordinato l’attività anticrimine a livello nazionale ed ha svolto un ruolo di tutto rilievo in organismi internazionali.

Nel 1991, col grado di Tenente Colonnello ha assunto, l’incarico di Comandante del reparto Sequestri di persona e Ricerca catturandi del R.o.s. di Roma. I brillanti risultati ottenuti in posizione di comando nella lotta alla criminalità organizzata, la capacità organizzativa e la spiccata attitudine ad assumere incarichi di grado superiore e particolarmente rischiosi, sono stati premiati con la direzione del Centro Operativo Dia di Reggio Calabria, incarico che ha svolto fino ad ottobre 1998 con grandissimo impegno ed eccellenti risultati, dirigendo le più importanti operazioni contro le organizzazione mafiose calabresi in una città sconvolta da avvenimenti delittuosi di estrema gravità (oltre 300 omicidi), dall’uso di armi da guerra di eccezionale potenza (bazooka), da omicidi contro appartenenti alle istituzioni, mai portati a termine in passato (On. Ligato, Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione Scopelliti, Giudice Terranova prestigio.

Il Sindaco di Reggio Calabria ebbe a dichiarare pubblicamente che “la Dia ed il Gen. Pellegrini avevano restituito la dignità ad una popolazione”.

Dal 26.10.1998 al 29.10.2000 ha ricoperto l’incarico di Dirigente al Centro Operativo Dia di Roma, dove ha diretto importanti operazioni contro il traffico di stupefacenti ed al riciclaggio internazionale di capitali illeciti. Dal 30.10.2000 ha assunto le funzioni di Capo Centro DIA di Palermo, mantenuto sino al giugno 2002.
Dopo l’omicidio del prof. Biagi, è stato chiamato a Roma dal Ministro dell’Interno per assumere la responsabilità dell’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale, sull’analisi e la valutazione del rischio per minacce provenienti dal terrorismo, dalla criminalità organizzata e da attività d’intelligence di soggetti o organizzazioni estere.

Dal primo ottobre 2006 a marzo 2012 e’ stato presidente del Consorzio Piana Sicura, di cui facevano parte la Regione Calabria, la Provincia di Reggio Calabria, l’Associazione Sviluppo Industriale ed i comuni della Piana di Gioia Tauro, con compiti di legalità, sicurezza, sviluppo economico ed immagine della Regione.

Fin dagli anni ’80, ha svolto numerose missioni all’estero, intensificando sempre più i suoi rapporti con i rappresentanti più qualificati delle forze di polizia ed i magistrati di numerosi Paesi stranieri (Canada, U.S.A., Caraibi, Brasile, Colombia, Francia, Olanda, Germania, Svizzera, Portogallo e Spagna). E’ stato anche nominato “esperto” della Strike Force Unit della Procura di Tampa, Florida (U.S.A.), in processi attinenti alla criminalità organizzata.

Pino Ciociola.

Inviato speciale di Avvenire, autore e conduttore radiofonico, opinionista di Raiuno, videomaker, si interessa di cronaca, mafie e problemi sociali, collaborando (oltre a collaborare con periodici, testate televisive e radiofoniche, siti internet).

Diversi libri al suo attivo, dedicati a personalità ed eventi che hanno inciso nella realtà nazionale ma anche a tematiche sociali, spesso ignorate e sottratte all’attenzione del grande pubblico (“La scuola assassina” sulla strage di San Giuliano di Puglia, “Luigi Di Liegro. Prete di frontiera”, “Rivincite” in collaborazione con Lucia Bellaspiga, con prefazione di Candido Cannavò e presentazione di Antonio Maria Costa, direttore dell’Agenzia Onu contro la droga e il crimine, “Diretto’ io andrò in Paradiso” sul carcere minorile di Nisida con prefazione di don Luigi Ciotti, “Eluana. I fatti”, sul caso di Eluana Englaro, “E adesso vado al Max”, di Lucrezia Tresoldi).

Ha ricoperto ruoli di impegno sociale (chiamato dal Ministero per la Solidarietà sociale a redigere il “Codice d’autoregolamentazione per l’informazione sugli immigrati”; membro del “Comitato italiano sport contro la droga” presso il Coni).

Ha tenuto lezioni di giornalismo per la “Fund Raising School” dell’Università di Bologna (facoltà d’Economia di Forlì), all’Università San Tommaso d’Aquino di Roma, ai Master di Maieutica-Eurispes, in scuole elementari, medie e superiori; dal 2003 al 2008 ha diretto il “Corso di giornalismo per stranieri”; ha partecipato al primo corso di Cyber-investigations per giornalisti, organizzato dalla Guardia di Finanza.

Organizza grandi eventi curandone direzione artistica, regia e conduzione (come la serata per il primo anniversario della morte di Carlo Urbani, il medico italiano che scoprì la Sars o la cerimonia di gemellaggio fra San Giuliano di Puglia e Beslan).

E’ stato insignito di vari premi: dal “Premio Giornalistico Dino Buzzati” per i reportage dal terremoto in Molise e Puglia, al riconoscimento speciale per «la notevole importanza dell’inchiesta condotta sulla scuola di San Giuliano, dalla quale è scaturito il processo in corso» e perché « il suo lavoro ha contribuito in modo determinante alla ricerca della giustizia»); dal premio “Natale Ucsi-Giuseppe Faccincani” per il giornalismo sociale al premio “Comunicare la normalità” su giornalismo e disabilità. Ha ricevuto dalle mani del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il “Riconoscimento speciale” dall’Unione cronisti italiani, nell’ambito del “Premio cronista dell’anno”.

Nel 2005 ha ricevuto il Riconoscimento dell’Associazione nazionale Progetto Orfeo (che riunisce superstiti e familiari delle «tragedie che hanno fatto piangere l’Italia»); nel 2010 gli è stato assegnato dai Comitati spontanei antimafia della Sicilia il “Premio Livatino” per l’impegno sociale, dopo aver vinto il Premio letterario “Oscar Elias Biscet”.

Nel 2012 gli è stato assegnato il Premio “Giornalisti di…versi” , per il «lavoro costante nel mettere al primo posto le esigenze di chi deve affrontare l’esistenza con maggiori difficoltà». Nel 2013 gli è stato assegnato il Premio giornalistico per l’ambiente e il turismo “Gennaro Paone”.

E nel 2014 il Premio giornalistico “Fronte antimafia Tvb” (dedicato alla memoria del vicecommissario di Polizia Roberto Mancini che per primo indagò sulla terra dei fuochi).