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#Fiumicino e bombe d’acqua, il mistero dei finti tombini

Viale della Pesca, via Giovanni Cena, via Cardinal Lambruschini, i tombini sono solo vasche chiuse di cemento che non vanno da nessuna parte. La domanda: soltanto lì accade questo?

Il Faro on line – “Sabato scorso in previsione di quello che sarebbe accaduto ho provveduto a far aprire pulire il tombino che si trova in via Cardinal Lambruschini 3, davanti al mio ufficio. Dall’esame del lavoro è risultato che trattasi di un tombino incompleto. Lo stesso è come un secchio d’acqua, non ha tubazioni laterali di scolo né assorbimento ed ha il fondo occluso”. La segnalazione arriva da Francesco Costanzo Michieletto, memoria storica del territorio, già revisore dei conti del Comune di Fiumicino; e la notizia è di quelle che meritano attenzione e, in qualche misura, creano allarme.

Molti tombini che noi pensiamo essere utili per lo smaltimento delle acque in eccesso, sono in realtà pozzetti chiusi, che raccolgono circa 100 litri d’acqua, come una grande bacinella e nulla più. In caso di emergenza sono praticamente inutili…

“Mi sono ricordato – prosegue Michieletto – che sicuramente nella zona tra viale della Pesca, via Giovanni Cena, via Cardinal Lambruschini quando furono costruiti o rifatti, la somma a disposizione dell’amministrazione non consentiva il perfezionamento dell’opera, che è stata rinviata a tempi migliori, mai arrivati. A che cosa serve un tombino che forse riceve 100 litri di acqua? Quanti altri casi sono come quest’area? Chi conosce l’esatta situazione della raccolta delle acque piovane a Fiumicino?

Domande importanti, alla luce di una notizia sconosciuta ai più, e dunque maggiormente di interesse pubblico oggi che il problema idraulico è un’emergenza del territorio. Ma siamo sicuri che sia realmente cieco quel tombino? “Personalmente ho battuto il fondo, la sabbia non risponde, il cemento rimbomba. Ricordo bene, che quando fecero i lavori nella zona chiesi il perché al responsabile dei lavori, e la risposta fu quella che ho già detto”.

Ma il caso-tombini va oltre i pozzi ciechi… La raccolta delle acque pluviali va fatta attraverso un sistema diverso dalla raccolta delle acque nere o luride, fognature, che devono essere depurate. Le prime vanno smaltite direttamente nel primo bacino idrico a disposizione (fiume, mare, ago) e quindi è necessario che ciò avvenga il più rapidamente possibile. E’ quindi necessario che non solo siano puliti gli accessi dell’acqua ma che la stessa possa defluire velocemente.

“Lo scorso anno ho assistito ad una pulizia di un tombino da parte del Comune, che è consistita nel togliere la morchia con una pala e portarla via, null’altro. I tombini dovrebbero essere tra di loro collegati per poi far confluire velocemente l’ acqua, a meno che non siano a dispersione e quindi avere il fondo vuoto”.

E’ importante dunque che i collegamenti tra tombino e tombino, e da essi al bacino idrico siano puliti ed efficienti. Ma a memoria non si ricorda un intervento in tale direzione da diverse Amministrazioni.

Tempo fa il Comune inviò una circolare ai cittadini invitandoli a non smaltire la acque piovane dei tetti nelle fognature perché ciò è vietato al fine di non intasare le stesse in caso di forti piogge. Sarà il caso di fare un accurato controllo dell’impianto di smaltimento delle acque pluviali, che va fatto solo nei centri abitati.

“Dovrebbe essere argomento di primaria importanza da parte dei nostri politici – ribadisce Michieletto –  alla luce di quanto esposto. Un controllo serio, scrupoloso, meticoloso è improrogabile“. Si dirà che mancano i fondi per tale opera e che si potrà fare una sola generica raccolta di foglie e pulizia di tombini, Fino a che poi sarà la natura stessa a imporcelo.