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Il cambiamento climatico: la più grande minaccia per l’uomo

I piccoli gesti possono fare la differenza; diventare consapevoli che questa minaccia è reale può fare la differenza

Il Faro on line – “La Terra è in pericolo”. Da molto tempo ormai questa frase è uscita dagli scenari cinematografici per entrare negli schemi della vita di tutti i giorni: la leggiamo sui giornali, la annunciano in televisione e la discutono specialisti e non sui social. La terra è, per quanto ne sappiamo, la nostra unica “casa” nell’universo; una “casa” che da troppo tempo è però lasciata a se stessa.

Il cambiamento climatico è senza dubbio una delle più grandi minacce che l’uomo si trova a dover fronteggiare in questo secolo. È una minaccia che non riguarda soltanto la nostra specie, ma mette in pericolo la sopravvivenza di qualsiasi ecosistema presenta sul nostro pianeta, all’interno della nostra grande “casa”. Molti, tra scienziati e personaggi pubblici, hanno speso e continuano a spendere la loro vita per far comprendere alle masse l’incombenza e la pericolosità di questa minaccia; uno tra questi era certamente Piers J. Sellers.

Il Dottor Sellers era un astronauta della Nasa. Di origine britanniche, si laureò prima in Scienze Ambientali per poi conseguire un dottorato in Biometeorologia. Da climatologo ha poi lavorato alla Nasa come ricercatore per studiare l’interazione tra la biosfera e l’atmosfera terrestre. Come tanti il suo sogno era quello di andare nello spazio, cosa che realizzò per ben tre volte a bordo dello Space Shuttle. Lasciò il ruolo di astronauta nel 2011 per dedicarsi allo studio dei cambiamenti climatici negli ecosistemi Terrestri per conto dell’agenzia spaziale Americana.

La sua storia uscì poi su molti giornali quando all’inizio del 2016, con un articolo pubblicato dal New York Times, annunciò di essere malato di cancro al pancreas, stadio quattro. Di fronte ad un’aspettativa di vita che cominciò a farsi ogni giorno più breve, il Dottor Piers Sellers decise di lasciare da parte quella lista di ultimi desideri che ogni uomo prima della fine della propria vita vorrebbe realizzare; decise anzi di spendere parte del tempo rimasto con i suoi cari e di tornare il prima possibile a lavoro: per continuare quelle ricerche che per una vita intera ha portato avanti, per capire l’effetto dei cambiamenti climatici, cercare di arginarli e garantire un futuro sicuro alle prossime generazioni.

Più volte mi sono chiesto leggendo le sue sincere ed emozionanti parole: “Cosa spinge quest’uomo a spendere consapevolmente gli ultimi giorni della sua vita a lavorare per gli altri?”. La risposta si trova negli stessi dati che fornisce il Dottor Sellers nell’articolo; dati che descrivono una minaccia sempre più incombente e che lascia poco spazio ad aspettative ottimistiche per il futuro delle prossime generazioni.

Ogni anno infatti, risulta agli scienziati sempre più caldo di quelli precedenti; con la temperatura superficiale della Terra che si è alzata di circa due gradi dagli ultimi anni dello scorso secolo. Un dato che porta ad enormi squilibri per gli ecosistemi terrestri e che maggiormente deriva dall’aumento delle emissioni di anidride carbonica e di combustibili fossili usati dagli umani. Gli oceani diventano sempre più caldi e le grani distese di ghiaccio, come la Groenlandia e l’Antartide si stanno sciogliendo. Quest’ultima per esempio, secondo studi della Nasa, ha perso circa 152 chilometri cubi di ghiaccio all’anno tra il 2002 e il 2005; e i numeri continuano ad aumentare.

I ghiacciai cominciano a scomparire, anche sulle nostre montagne, e di conseguenza il livello degli oceani si innalza sempre di più. Si è calcolato un innalzamento di circa due metri nello scorso secolo, numero raddoppiato dal 2000 ad oggi. L’acidità dei fondali marini è aumentata del 30 percento dall’inizio dell’ultima rivoluzione industriale, come risultato dell’incontrollato aumento di emissioni di anidride carbonica da parte dell’uomo. Tale quantità non rappresenta solo una minaccia per l’atmosfera; è noto infatti che gli strati più alti dell’oceano assorbono 2 miliardi di tonnellate di questa anidride carbonica ogni anno.

Tra crisi politiche e sociali, viviamo senza renderci conto che l’ambiente intorno a noi sta cambiando avvicinandosi sempre di più ad un collasso di cui siamo tutti artefici. I dati che ho riportato qui sono il resoconto di quello che agenzie come la Nasa pubblicano ogni giorno sui loro siti divulgativi; risultati dovuti ai tanti studi compiuti dai colleghi del Dottor Sellers, scienziati che, come lui ha fatto per molti anni, dedicano la propria vita cercando una soluzione a questa minaccia che cresce proporzionalmente al passare del tempo. Basta ricordarsi che nell’ultimo mese diversi stati nel sud degli Stati Uniti d’America hanno dovuto fronteggiare due imponenti uragani di categoria 4 e 5. Una calamità naturale senza precedenti, che con raffiche di vento di oltre 250 km/h si è lasciata dietro intere città distrutte e diverse vittime. Come è possibile tutto ciò? Semplice, il clima continua a cambiare e la Terra è sempre più in pericolo.

Nell’articolo del NY Times il Dottor Sellers presenta una critica importante da tenere in considerazione: “L’impatto più disastroso-ha scritto-sarà avvertito dalle comunità più povere del pianeta, […] che dispongono di pochissime risorse per potersi adattare ai veloci cambiamenti.”. Questa è la realtà dei fatti: non si tratta della sola distruzione degli ecosistemi presenti in natura; il cambiamento climatico sta colpendo i più deboli, le comunità e le tribù dimenticate nel sud del mondo, costretti a lasciare le loro terre, le loro case, e lasciarsi dietro anche l’unica ragione che li avrebbe spinti a resistere: la speranza nel futuro.

Bisogna chiedersi allora: chi può prevenire tutto questo? “Tocca agli ingegneri e agli industriali del mondo il compito di salvarci.”-scriveva Sellers. È loro il compito di ricercare nuove tecnologie per sostituire i combustibili inquinanti con nuove forme di energia rinnovabile. Il passaggio all’uso della sola energia elettrica per i mezzi di trasporto può essere un grande traguardo. Anche la politica deve metterci del suo: i grandi leader devono, per prima cosa, considerare il cambiamento climatico come una minaccia globale reale e pericolosa. Avere un presidente nella Casa Bianca che non riconosce questo pericolo non aiuta di certo; nel resto del mondo però è sorprendente il consenso che ha riscontrato l’accordo internazionale firmato da 196 paesi a Parigi nel 2015 per diminuire di almeno 2 gradi le temperature medie globali e le emissione dei gas serra in tutte le nazioni aderenti.

Sì, va ribadito, il nostro pianeta è in pericolo, e ora tocca a noi salvarlo. I piccoli gesti possono fare la differenza; diventare consapevoli che questa minaccia è reale può fare la differenza; ma soprattutto riconoscere che questa Terra è casa nostra e che dobbiamo preservarla, questo sì che farà la differenza. Scoprire qualche tempo fa l’incredibile storia del Dottor Piers Sellers mi ha fatto aprire gli occhi di fronte a questa realtà; e mi è sembrato doveroso raccontare ad altri, attraverso questo articolo, l’altruismo e il senso del dovere di questo scienziato che di fronte alla consapevolezza della propria morte ha deciso di continuare il suo lavoro per garantire un futuro a questo pianeta e alla sua gente. “Da questa vista (dallo spazio), ho potuto osservare quanto fragile e preziosa la Terra sia. Sono ottimista per il suo futuro. E quindi domani tornerò a lavoro”- con queste parole si conclude il suo articolo, in questo modo dobbiamo noi affrontare il domani.

Per leggere l’articolo integrale del Dottor Piers J. Sellers: https://www.nytimes.com/2016/01/17/opinion/sunday/cancer-and-climate-change.html?mcubz=3

Per leggere gli ultimi report della NASA sul cambiamento climatico:
https://climate.nasa.gov/