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Il cuore pulsante della biomedica

E` stato creato all’Eth di Zurigo il primo prototipo di cuore artificiale

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Il Faro on line – Il politecnico federale di Zurigo, casa di più di venti premi Nobel tra cui quello di Albert Einstein, dimostra ancora una volta di essere rivolto verso il futuro.
Il primo trapianto di cuore umano della storia della medicina avvenne in Sud Africa nel dicembre del 1967. Il chirurgo Christiaan Barnard riuscì nella rivoluzionaria impresa, riuscendo a mantenere il paziente in vita per 18 giorni dopo il trapianto.

Da allora l’efficacia dell’operazione fu di gran lunga migliorata grazie anche all’ausilio delle tecnologie emergenti. Tuttavia, ancora oggi, è molto difficile trovare donatori compatibili e le necessità dei pazienti si risolvono spesso in tempi troppo lunghi. È da questo bisogno che nasce il progetto del “Soft Artificial Heart”.

Il cuore artificiale è progettato in modo da essere quasi identico a quello del paziente che dovrà ospitarlo. Il cuore è realizzato in silicone, con l’uso di una stampante 3D. Ha una complessa struttura interna: dispone di due ventricoli come il cuore umano, tuttavia essi sono separati da un terzo ventricolo che, sgonfiandosi e rigonfiandosi attraverso aria pressurizzata, sostituisce la normale attività muscolare e permette così la circolazione del sangue. I materiali usati sono biocompatibili per limitare il rischio di rigetto.

La protesi è stata testata usando liquidi a densità comparabile a quella del sangue. Il cuore di silicone sembra funzionare come previsto, tuttavia la sua durata massima è di 3000 battiti consecutivi, che equivalgono a circa tre quarti d’ora di vita, ben lungi dalla perfetta operatività.

Il team di ricercatori asserisce che il test non era pensato per presentare un cuore pronto per l’uso ma per pensare ad una nuova direzione per lo sviluppo di cuori artificiali. Per un corretto funzionamento il cuore ha bisogno di miglioramenti nella resistenza e nell’elasticità.

La disponibilità di strumenti come questo in futuro, da utilizzare in attesa di nuove donazioni, migliorerebbe di molto le condizioni dei pazienti. Anche se per ora si tratta ancora di un sogno, potrebbe essere più vicino a realizzarsi di quanto avrebbero mai creduto nel 1967.

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