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‘Teatri senza frontiere’, Il Bertolt Brecht di #Formia a #Nairobi

E' un progetto che sceglie di portare a usare il teatro come testimonianza di uguaglianza e fratellanza.

Il Faro on line – Si è conclusa il 2 Ottobre l’esperienza del Teatro Bertolt Brecht a Nairobi in Kenia, nel cuore dell’Africa, per il progetto “Teatri senza frontiere” che ha visto negli anni la realizzazione di momenti di teatro e solidarietà in particolari luoghi del mondo dove miseria e povertà rendono l’infanzia un diritto tutt’altro che acquisito: Etiopia (2011), Amazzonia\Brasile (2012-13), Albania\Kosovo (2014-15) e Ghana (2016).

Dal 15 Settembre un gruppo di sognattori provenienti da diverse formazioni, sia del nord che del sud Italia, tra cui il direttore artistico del Teatro Bertolt Brecht Maurizio Stammati, è stata in Kenya ospite della missione gestita da Padre Renato Kizito Sesana, dove ha realizzato spettacoli nelle scuole e nei centri di accoglienza di Nairobi e un laboratorio per bambini e ragazzi orfani che si è concluso con l’allestimento e la rappresentazione pubblica di uno spettacolo.

“Teatro Senza Frontiere” non è la tournée di questa o quella compagnia che va a fare spettacoli in un paese straniero, questo lo si fa abitualmente da sempre, è invece un percorso nuovo che vede più soggetti impegnati a disegnare qualcosa di diverso; accendere la luce di un festival dove l’ombra è potente, cercando di illuminare ovunque sia possibile: villaggi, strade, foreste, periferie, mettendo in campo una forza nuova, frutto di sinergie e passioni.

Dal 2017 l’Associazione UTOPIA (Unione Teatri Operativi per l’Infanzia e l’Adolescenza), che riunisce molte compagnie di teatro per ragazzi italiane, ha preso la gestione del progetto, riaffidandola a Marco Renzi, al fine di garantirne continuità e qualità. Il lavoro è oggi parte del festival internazionale del teatro per ragazzi Marameo, ed è realizzato in sinergia con altri importanti festival quali “Veregra Street” e “Clown & Clown Festival”.

E’ un progetto che sceglie di portare a usare il teatro come testimonianza di uguaglianza e fratellanza. Infatti, In un momento storico in cui soffia un gelido vento razzista nel nostro Paese, il Teatro Bertolt Brecht e gli altri “sognattori” hanno deciso di stare con gli esclusi convinti che l’unica razza che conosciamo è quella umana.

L’esperienza africana conferma che il metodo di didattica teatrale del Teatro Bertolt Brecht, e di “Teatri senza frontiere”, ha riscontri positivi ovunque, riuscendo a coinvolgere tutti al di là di ogni confine. Un esempio di come il teatro possa essere una lancia incandescente che entra nel tessuto delle culture anche quando sono diversissime tra loro.

Ci vogliono tantissima onestà, esperienza, tecnica, studio, istinto, amore e rigore. Martin Stigol, Noemi Bassani, Andrea Mariani, Simona Ripari, Fabrizio Ferracuti, Paolo Comentale, Annachiara Castellani Visagi, Giovanni Mangini, i miei compagni di viaggio, ne hanno portato un bagaglio intero e questo aereo di effimere meraviglie è stato capitanato da un vulcanico Marco Renzi che anche a distanza ha guidato, previsto, organizzato, stressato e portato a conclusione una scalata su sentieri impervi e vette irraggiungibili, ma del resto, grazie al progetto Teatri Senza Frontiere, abbiamo imparato che’ solo le montagne conoscono il cielo”, conclude Maurizio Stammati.