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Emergenza archeologica a #Ostia, arriva la proposta di un nuovo museo

Mattei: "L’ultima grande scoperta, la cosiddetta Villa A di Dragona, è preda del maltempo e dei vandali."

Il Faro on line – Nell’entroterra di Ostia, sul Litorale romano, siamo ormai all’emergenza archeologica. L’ultima grande scoperta, la cosiddetta Villa A di Dragona, è preda del maltempo e dei vandali. A lanciare l’allarme è Michele Mattei, divulgatore storico del X Municipio di Roma.

“La Villa A – spiega Mattei – è parte integrante di un insieme di ville rustiche romane dell’entroterra direttamente connesse con l’antica Ostia e Roma. Tali strutture sono distribuite su tutto il territorio di Acilia/Dragoncello/Dragona e si configurano come veri e propri centri di produzione agricola sorti tra il Tevere e la Via Ostiense, prima come semplici fattorie, intorno al 300 a.C., e poi come veri e propri impianti produttivi, nel I sec. a.C.”

Parliamo di un territorio talmente ricco di testimonianze archeologiche, che da più parti si invoca la creazione di un Museo dell’entroterra per permettere non solo di riscoprire e riqualificare tali ricchezze ma anche di dare fondamento all’identità e alla coscienza dei suoi cittadini. Questi hanno potuto rendersene conto in una visita guidata che si è svolta l’8 ottobre scorso, accompagnata da una rievocazione storica e resa possibile grazie al contributo di tante associazioni locali.

“La villa – prosegue l’esperto – sorge su un parco pubblico, tra i quartieri di Dragona e Dragoncello. Sprovvista di recinzione e già oggetto di vandalismo, non ha per ora visto un piano di valorizzazione volto a conservare le bellissime strutture venute alla luce. Cosa ancor più preoccupante è il mancato reinterro degli ambienti, prassi comune in archeologia, ove non vi sia la possibilità di musealizzare il sito. Prevedibile conseguenza di tale incuria è stato l’allagamento degli ambienti, che, con le piogge torrenziali di pochi giorni fa, sta contribuendo a rovinare definitivamente la villa, trasformandola in un acquitrino e mettendo in pericolo le strutture, nonché la cittadinanza (il rischio per un bambino di cadere nell’ambiente sotterraneo, profondo m. 2.40 non è sottovalutabile).”

Non solo. “Nella zona di Dragona/Dragoncello – continua Mattei – gli scavi, che hanno messo in luce tali testimonianze, iniziarono nei primi anni ’80, per poi arrestarsi e riprendere negli ultimi anni. La villa in questione ha visto, in quella di quest’anno, la seconda campagna di scavi consecutiva, curata dall’università La Sapienza di Roma. Il sito, scavato per oltre un mese, ha restituito due ambienti molto interessanti: uno abitativo, pavimentato con mosaico geometrico e, successivamente in opus spicatum; l’altro, sotterraneo, di funzione ancora non chiara, con strutture molto ben conservate. Si tratta di piccole celle voltate in opera quasi reticolata e incerta (possibili celle per schiavi o magazzini).

Inoltre, una fase molto tarda dell’altro ambiente, ha conservato tombe povere, alla cappuccina, riferibili al V sec. d.C. Il problema – conclude l’esperto – purtroppo non si limita a questa emergenza. Il territorio è estremamente ricco di testimonianze archeologiche lasciate a se stesse. Delle altre ville scavate in passato, un’altra, sita in Via Fattiboni e scavata nel 2010, non è stata reinterrata, ed anche le sue strutture stanno andando in malora. Con essa, lo stesso destino attende un’altra delle suddette ville, sempre a Dragoncello, dalla quale provengono tra l’altro degli splendidi mosaici”.