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Fiumicino, da cinque mesi vive in un corridoio del Comune, la storia di Fabio Sangiovanni

Malato, disoccupato, sfrattato... Seduto du una sedia aspetta che qualcuno si prenda cura del suo caso.

Il Faro on line – Arriva la mattina come fosse un impiegato, si siede su una sedia e aspetta che qualcuno si attivi per risolvere il suo problema. Poi alla sera se ne va, toprando nel garage umido dove ha trovato un sommario riparo dopo la chiusura del Palazzetto dello Sport, che aveva finora utilizzato come ricovero notturno, usufruendo di una panchina dentro una stanza vuota.

E’ la storia di Fabio Sangiovanni, di cui Il Faro on line si è occupato tempo fa, e che all’epoca sollevò interventi di  diversi politici, poi franati nell’oblio e nell’indifferenza. Il problema di Fabio, cardiopatico grave, disoccupato e sfrattato, è ancora tutto lì. Lui non è una persona che fa sceneggiate, non urla, non si incatena, non “dà di matto” come si suol dire, e pèer questo la sua presenza è tollerata. Per la verità non potrebbe nemmeno farlo, vista la situazione clinica generale che lo riguarda. Ma aspetta, ormai da metà anno.

Per la verità qualcosagli era stato promesso, e all’iniziodel mese gli è stato comunicato un sopralluogo per una possibile soluzione abitativa a Focene. “Io chiedo solo una stanza e un bagno, nioent’altro. Mi va bene ovunque, per recuperare quel minimo di dignità che dovrebbe essere concesso a ogni essere umano – dice -. Non ho pretese, mi va bene ovunque“.

Fabio è stato abbanondato dalla moglie e, per il fatto che la casa popolare era intesdtata a lei, si è riotrvato in mezzo alla strada. la figlia è stata affidata ai nonni, suo fratello vive in Abruzzo. Lui qui sostanzialmente è solo, e lo dimostra il suo vivere “recluso” in uno dei corridoi del palazzo comunale… “Almeno non mi muoio di freddo”, dice.

Qualche lavoretto saltuario, ma nulla più. Un po’ per le condizioni di salute, un po’ perché senza un alloggio è difficile
comunque vivere e prepararsi per un qualunque lavoretto, anche il più umile.

Fabio si siede e aspetta, ogni mattina, da cinque mesi, che qualcuno si accorga di lui. E’ un “fantasma” ormai, uno di quegli “invisibili” che accompagnano la nostra vita quando passeggiamo per strada. Lui addirittura è un compagno di lavoro, quasi fosse ormai un elemento di arredo degli uffici. Ma è una presenza che dovrebbe inquietare le coscienze, soprattutto perché silente. E’ il segno dell’indifferenza di questa società, bisogna riuscire a dare un segno contrario. Ai giornali spetta il compito di sollevare i problemi e renderli visibili, chi può risolvere lo faccia.