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X Municipio, una vittoria Di… Pillo

I numeri locali parlano di un centrosinistra spazzato via, tracollo 5 Stelle, centrodestra fuori dagli obiettivi prefissati. Ripartire dalla qualità della vita dei cittadini è l'imperativo per tutti, ma la politica nazionale deve dare segnali precisi.

Il Faro on line – Partiamo da un dato: ha perso la democrazia, e con essa il concetto di politica. Se due elettori su tre restano a casa vuol dire che la sfiducia ha prevalso su qualsiasi motivazione, sia pure quella del cambiamento. Acclarato questo, e consegnato in mano a chi governerà – con appena 35.000 voti circa – uno dei più grandi territori di Roma, va analizzato il dopo-voto.

E non serve fare lunghe disquisizioni, che annacquano il dato sostanziale e distolgono l’attenzione. Il centrosinistra è stato spazzato via al primo turno, il centrodestra pur alleandosi come da tempo non accadeva non è riuscito a vincere, i Cinque stelle hanno subito un tracollo di consensi che solo Di Maio, in corsa per il premierato, non vede e parla di “effetto Raggi”; le nuove civiche indipendentiste non hanno fatto breccia. Parlare di vittoria, per ciascuno di questi soggetti politici, è davvero pretestuoso.

I NUMERI (e non le percentuali)

I 5 Stelle conquistano il Municipio ma perdono 6694 voti (dai 42.385 che incassò la Raggi ai 35.691 dell’ultimo ballottaggio, che pure ha preso voti non provenienti originariamente dai 5 stelle). Di più: se confrontiamo il dato del primo turno, e dunque quello che possiamo declinare come “assoluto” rispetto alla forza dei grillini, vediamo che la forbice è ancora maggiore: 19.136 voti per la Di Pillo a fronte dei 42.538 per la Raggi, a meno di due anni di distanza. Non lasciamoci ingannare dalle percentuali.

A proposito dello spostamento di voti al ballottaggio, c’è stata una polemica sulle dichiarazioni della candidata del centrodestra, Monica Picca, che intestava ai Cinquestelle anche i voti degli Spada e di CasaPound, e per tale ragione sono partite anche le minacce di querela. Ma nessuno ha detto che i Cinque Stelle sono andati a chiedere i voti di questo o di quello, bensì semplicemente che uno spostamento di voti c’è stato.

E questo è innegabile, anche ricordando alcune dichiarazioni fatte da esponenti di Casapound (peraltro unico movimento che può dire di “avere vinto”, avendo aumentato di molto il dato dei voti ricevuti) alla trasmissione radiofonica “La Zanzara” nelle quali si è chiarito come il centrodestra non avrebbe avuto i voti di Casapound in quanto quest’ultimo nel tempo è stato sempre trattato da reietto dal centrodestra stesso, che si è pedissequamente affrettato a prendere le distanze con modi che non sono piaciuti affatto ai militanti di destra.

Lo spostamento di voti

Il fatto che ufficialmente nessuno abbia fatto l’endorsement ma che tutti abbiano lasciato “libertà di coscienza” rispetto ai propri elettori, sposta poco nel ragionamento politico generale. Il voto è segreto, dunque tante disquisizioni sono solo scolastiche, in quanto nessuno potrà mai fare la conta del passaggio di voti dal primo al secondo turno.

Il futuro possibile

Parlare dunque di vittoria, da qualunque parte si giri questa elezione, è solo un esercizio di stile retorico. C’è da recuperare credibilità, c’è da intervenire sulla qualità della vita della gente, iniziando dalla manutenzione ordinaria, dai rifiuti, dai trasporti, dalle scuole. Il Municipio può fare moltissimo, e toccherà alla Di Pillo dimostrare quanto valga. Ma la politica, quella nazionale, tutta nessuno escluso, deve capire che deve parametrare il proprio impegno, sia in termini di lavoro sia quanto ad emolumenti, con la situazione critica italiana. In assenza di ciò, tra poco ai seggi ci rimarrà solo l’esercito, per aprire la mattina e chiudere la sera.