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Sottomarino sparito, ‘nessuna speranza di trovare superstiti’

La Marina argentina interrompe le ricerche dell'Ara San Juan.

La Marina militare argentina mette la parola fine alle operazioni di ricerca e salvataggio dell’equipaggio a bordo dell’Ara San Juan, il sottomarino scomparso nel nulla a largo dell’Oceano Atlantico quindici giorni fa. ”Non è stata trovata nessuna traccia del naufragio e non è stato segnalato alcun contatto con il sottomarino o le sue scialuppe di emergenza”, ha spiegato questa mattina il portavoce e capitano Enrique Balbi, escludendo di fatto ogni possibilità di ritrovamento.

Già al sesto giorno di ricerca le speranze erano ridotte a un lumicino, quando la Marina aveva manifestato grande preoccupazione circa l’esaurimento delle scorte d’ossigeno (la finestra temporale entro la quale concentrare le ricerche dei 44 membri dell’equipaggio era di una settimana circa, considerato il livello di autonomia del sottomarino). Le operazioni si sono protratte ben oltre, e a nulla è servito l’impiego di oltre 4000 soldati, 28 navi e 9 aerei provenienti da oltre 18 paesi nell’arco di due settimane, circa il doppio del tempo normalmente previsto dai protocolli internazionali.

La ricostruzione

Perse le speranze inizia ora una nuova fase della ricerca nel tentativo di una ricostruzione dei fatti. Non ci sono più dubbi riguardanti la dinamica: i sonar hanno rilevato un evento impulsivo subacqueo attribuibile a un’esplosione avvenuto a 430 chilometri a largo del Golfo di San Jorge in Patagonia Centrale, un’area grande come l’Europa centrale.

Rimane il mistero della sparizione in totale assenza di tracce. L’ultimo contatto risale alla mattina del 15 novembre, in seguito alla conferma del comandante sul corto circuito delle batterie di prua -avvenuto intorno alle 0:30 della stessa notte- che ha provocato un principio di incendio e l’ingresso di acqua all’interno del sottomarino. ”Ad aumentare in modo considerevole la difficoltà delle ricerche” ha aggiunto il portavoce dell’Armada ”i fondali, che in quella zona variano dai cento ai 3.000 metri”. L’esplosione avrebbe quindi messo fuori uso ogni sistema elettrico causando l’interruzione delle comunicazioni e, con ogni probabilità, il colo a picco del sottomarino.