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Scherma paralimpica, Edoardo Giordan, ‘La scherma mi fa sentire libero, l’oro di Roma è stato eccezionale’ foto

E’ stata la prima volta, per lui. Campione del mondo e in casa. Insieme a Sarri, Pellegrini e Cima ha scritto la storia nella sciabola. Ha raccontato di sé nell’Aula Consiliare del Comune di Fiumicino. Post festa personale, dal territorio

Scherma paralimpica, Edoardo Giordan, ‘La scherma mi fa sentire libero, l’oro di Roma è stato eccezionale’

Fiumicino – E’ stato lui, l’ultimo a salire in pedana. Sotto le luci della grande sala dell’Hilton Rome Airport di Fiumicino, Edoardo ha dato la sua stoccata vincente e contro gli eterni avversari della Russia.

Lui, il più giovane in squadra. 24 anni e tanta grinta. Passione soprattutto, per una disciplina come la scherma, che lo vede protagonista con sciabola in mano e maschera in testa, solo da tre anni. Un predestinato ? Lui sorride mentre se lo sente dire. Nell’intervista rilasciata ad Il Faro on line, lo Giordan decorato d’oro al collo e con la tuta della Nazionale italiana, racconta di quel momento.

Tanta paura dentro, ma con la convinzione che un grande team di sciabolatori paralimpici puntava su di lui. Davanti agli occhi di Alessio Sarri, Andrea Pellegrini e Matteo Cima, Edoardo ha completato la pratica Russia. 45 a 40, il punteggio finale e oro vinto. Il primo per lui. Il primo per i suoi compagni di squadra, nella specialità. E in casa. Tutti romani e romanisti, come lui stesso dice. E lui ? Non solo romano, ma anche originario di quei luoghi in cui ha gareggiato. Un indigeno vero. Di Torrimpietra. Fiumicino nel cuore allora, come i suoi amici e familiari accorsi energici ad incoraggiarlo.

E’ stata eccezionale la festa dopo, sul primo gradino del podio. Non poteva che essere così. Un Mondiale paralimpico vinto, in casa. In Italia, a Roma, a Fiumicino. Non succede a tutti gli atleti dello sport. E’ accaduto a lui, come a pochi. Un ricordo indelebile allora, da portare nella mente e da cucirsi sul cuore, come quella medaglia stava, indossata, lo scorso 7 dicembre nell’Aula Consiliare del Comune di Fiumicino. Un appuntamento fortemente voluto dal sindaco Esterino Montino e dai suoi colleghi di Giunta. Un emblema, Edoardo Giordan. Un esempio per tutti i giovani del territorio del Faro.

Nell’incontro svolto insieme, non solo al primo cittadino di Fiumicino, ma anche con il vicesindaco Michela Califano, al presidente della Commissione Sport e Politiche Sociali, Angelo Petrillo e tra gli altri, anche con Paolo Calicchio, assessore allo sport e ai servizi sociali, Edoardo ha ricevuto i suoi riconoscimenti, dalla sua città. Una pergamena e una piccola riproduzione del Faro di Fiumicino. Anche il suo maestro d’armi, Emanuele Di Giosafatte, ha condiviso con lui, pergamena personale e tanto entusiasmo. Ma probabilmente il premio più bello consegnato al neocampione del mondo, è stato l’applauso di tutti. Un gesto pieno d’orgoglio e di ammirazione, nei confronti di un ragazzo, che grazie allo sport, si è rialzato nella vita e ha dimostrato di saper vincere.

Insegna questi valori lo sport e quello paralimpico, ne è particolarmente pregnante. E allora, durante la sua intervista, Edoardo ci tiene a sottolinearlo: “Lo sport trascina i ragazzi fuori dalle case e li fa risorgere”. Questa è la sua missione nella società civile. Questa è la missione del movimento paralimpico. In crescita. In Italia e nel mondo. Lui, insieme a Sarri, Pellegrini e Cima, ne ha aumentato il prestigio. Come ha accresciuto una bacheca della scherma, già ricca di numerose medaglie. Olimpici e paralimpici, non fa differenza e tutti insieme concorrono verso l’unica direzione : la divulgazione dei valori dello sport. Il cuore di un atleta è uguale per tutti.

E’ per questo, che i giovani lo hanno percepito. E gli studenti dell’Istituto Comprensivo Porto Romano, di Via Coni Zugna, non hanno consegnato solo un megacartellone con inciso il loro affetto e stima, per Edoardo, ma anche affidato a lui, le loro piccole speranze, di vivere un giorno in un mondo migliore. Tanto è stato il loro entusiasmo. Anche loro ospiti, dell’Aula Consiliare, insieme ai loro insegnanti. E fino all’ultimo, hanno cercato Edoardo. Per una foto, una stretta di mano o un racconto. E lui ha descritto emozioni ed esperienze.

Lo ha fatto in chiusura di appuntamento, anche per i lettori de Il Faro on line. Mentre i bimbi lo cercavano ancora e nell’Aula Consiliare riecheggiavano gli echi delle sue gesta, il Giordan campione del mondo di sciabola a squadre ha raccontato di sé. E’ stato un caso, che la scherma lo abbia trovato. E’ stata però una leggenda delle pedane a farlo. E lui ne svela, nome e modalità.

E sta nelle sue parole ancora, quell’emozione che non passa. Una vittoria splendida in casa, con il sogno arrivare a Tokyo 2020. Si parte da Fiumicino allora.. l’aereo che lo aspetta è quello del Terminal 3..

Caro Edoardo, la Federscherma è una delle più vincenti in Italia. Conquista tante medaglie nel mondo. Qual è la tua considerazione?

“Ci sono molti sponsor che puntano su di noi e possiamo fare più allenamenti. Ringraziamo anche i maestri che ci fanno crescere tutti i giorni. Alla fine è quello. Tutto il lavoro che viene fatto in palestra, te lo ritrovi in pedana”.

E’ arrivato allora quest’oro mondiale. Il primo per te ? Quali sono le tue impressioni ?

“Primo oro che faccio in carriera. Ho cominciato da 3  anni. Da poco. Avevo vinto solo 4 medaglie d’argento, ero sempre arrivato ad un soffio dalla medaglia d’oro, fortunatamente è arrivata in casa, in un campionato del mondo, che è la gara più importante dopo le Paralimpiadi. Noi della squadra, eravamo tutti di Roma, romani e romanisti, quindi è stata una cosa meravigliosa. Lo volevamo tutti e quattro. Abbiamo ottenuto questa meravigliosa vittoria”.

A livello tecnico, come avete gestito la finale ?

“L’incontro è andato come volevamo noi. Avevamo previsto che fino a metà gara, sarebbe stato equilibrato, poi se saremmo riusciti a prendere quel piccolo margine di vantaggio, naturalmente avremmo messo tutto a nostro favore e avremmo potuto adottare la tattica che avevamo studiato, per arrivare a 4 o 5 punti di vantaggio e poi stare sulla difensiva e far rischiare loro. Infatti alla fine è andata così e abbiamo azzeccato tutto quanto”.

Tu sei stato l’ultimo a salire in pedana.. com’è andata ?

“Mi hanno dato questa responsabilità (sorride). All’inizio avevo un po’ paura, ma poi sai che è un onore. Se ti hanno inserito come ultimo contendente, vuol dire che la squadra si affida a te. Puntano tutti su di te. Ho chiuso alla grande e ho portato la squadra a vincere questa medaglia, che prima non aveva mai conquistato a livello mondiale”.

A livello personale, che cosa ti ha dato la scherma ?

“La scherma mi ha aiutato tantissimo. Soprattutto dopo l’amputazione della gamba. Mi sentivo confuso e solo. Arrabbiato. Quando poi ho indossato la maschera e ho usato la sciabola, mi sono sentito forte e libero. Mi trovo molto bene nel praticarla. La faccio con passione”.

Quali sono i valori che senti di trasmettere ?

“Nella scherma, è il rispetto. E’ uno sport in cui va salutato prima l’arbitro e poi il tuo avversario, prima dell’incontro. Altrimenti, sei squalificato. Non partecipi alla gara. Sia che vinci o che perdi, devi fare il saluto. E’ una forma di rispetto, che ritrovi nella tua vita. Tutti i giorni”.

A livello sociale, voi atleti paralimpici trasmette tanto..

“Ci sono tantissimi ragazzi, che soffrono di varie disabilità. Sono a casa e cadono in depressione. Non hanno voglia di vivere la loro vita. Noi cerchiamo di metterci la faccia, per far loro vivere la vita, che è la cosa più bella che esiste. Sicuramente qualcuno che ti da una mano, in questi momenti di difficoltà ci deve essere. Nel mio caso, mi hanno preso e fatto conoscere lo sport. Questa è la mia passione e la sponsorizzo alla grande ! Se nessuno me l’avesse fatto conoscere.. che cosa avrei fatto ?”.

Come sei arrivato alla scherma ?

“Ci sono arrivato grazie ad Andrea Pellegrini, il simbolo della scherma paralimpica in Italia. Sono andato a vedere una partita del Santa Lucia Basket, mentre facevo riabilitazione. Mi sono affacciato in palestra. Mi è venuto incontro e mi ha detto : “In te mi rispecchio. Mi rivedo in te, da giovane. Se vorrai fare sport paralimpico, ti toglierai parecchie soddisfazioni”. Pratichiamo sport, per sensibilizzare altri ragazzi. E magari, facciamo la stessa cosa che Andrea ha fatto con me e portare i govani sulla strada giusta. Non bisogna per forza vincere un mondiale per essere felici. Basta essere in serenità con se stessi e con le persone intorno”.

Le Paralimpiadi.. a Rio 2016 hai partecipato da spettatore. E Tokyo 2020 ?

“Sono andato a Rio per sostenere i miei compagni.. perché era un anno e mezzo che li conoscevo. Per Tokyo ancora non sono qualificato. Le gare per andarci, iniziano alla fine del prossimo anno. Nel fine del 2018, inizia il ranking paralimpico. La gara mondiale serve a fare ranking mondiale che poi è utile per salire di punteggio. L’oro di Roma ci sposta in avanti (ride). Puntiamo sempre al posto migliore. Tokyo è un obiettivo. Anche partecipare e per farlo bisogna rispettare un ranking di qualifica. E’ dura però sto macinando gradini e posizioni, attualmente sono decimo. Speriamo di poter scalare altre posizioni, al più presto”.

Foto Nazionale di sciabola maschile con oro : Augusto Bizzi

(Il Faro on line)