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Parlando col proprio cane… foto

La storia di Gunny e del rapporto con la sua padrona.

Per trattare il tema riguardante il “dialogo” con il proprio cane, l’inizio e il perdurare di una relazione, racconterò brevemente la storia di Gunny, il mio primo Labrador, biondo…quasi rosso, portatore di una prospettiva nuova per la mia vita, in quanto proprio del dialogo ne fece un valore aggiunto . Per raggiungere questo non è stato sufficiente porre il cane accanto a noi ma donarsi qualcosa reciprocamente , con effetto di transazioni , contribuzioni che si pongono oltre le normali prestazioni, derivate dal semplice utilizzo quotidiano del cane.

Il cambiamento offerto dal rapporto con Gunny ha fatto in modo che sia noi che lui avessimo una relazione, aumentando così, gli ambiti comunicativi fino ad arrivare ad un completo intendersi. Comprendeva ogni cosa dicevamo, ad esempio , ”…Gunny saluta la Dottoressa che andiamo a casa…” e in procinto di uscire dallo studio si alzava e con una testata sulle ginocchia della sua veterinaria intendeva salutarla, alla quale spesso calava una lacrimuccia di commozione.

Come quando, nel periodo che abitavamo in una casa proprio di fronte alla spiaggia, era riuscito ad assicurarsi un confine di territorio che sia animali che uomini dovevano rispettare, senza utilizzare “alcun tipo di aggressione”; mi ricordo di Valerio, un bimbo di tre anni che stava giocando sulla spiaggia, di fronte al nostro cancelletto di uscita della casa, con l’arrivo di tre cani maremmani liberi non mosse un muscolo, si pose di fronte al bambino, a protezione e con l’atteggiamento tipico da “leader”, con estrema sicurezza, assumendo le posture di chi è “capobranco nato”, non li fece avvicinare.

Nel modo, poi, durante il salvataggio in mare, effettuato ad Ostia nel 2003 con il quale fece comprendere al suo conduttore che “lui c’era”, era operativo , in quanto negli attimi concitati dell’intervento, lo aveva lasciato, inaspettatamente, a riva ma, lui lo ha ugualmente seguito, raggiunto e ha collaborato fattivamente per trasportare verso il bagnasciuga l’uomo che era finito in una “buca”, formatasi con la corrente marina. Gunny che capiva tutto di noi, aveva compreso che noi eravamo meno pronti nel comprenderlo, non ha fatto altro, per tutta la sua vita, di farci conoscere se stesso e la specie chiamata CANI.

Spesso i cani si sforzano di capire e di frequente ci riescono, gli umani, in molti casi, purtroppo, NO ! Affascinata, dopo lui, ho avuto altri cani che a loro modo, con sguardi, abbai, posture, atteggiamenti ci parlano ma sopra tutto ci amano .

Certo un cane “calciatore”, amante del gioco con la palla, credo, forse , non tornerà più, ogni volta che si giocava ai tiri in porta lui bloccava la palla come un bravo portiere e quando riuscivo a fargli gol, gridavo “…goool di Totti” ma lui da bravo portiere era il NUMERO UNO, grande Gunny, NUMERO UNO PER SEMPRE.

*Giancarla Massimi (educatrice di canile, istruttore unità cinofile di salvataggio della Federazione Italiana Nuoto, socio fondatore e vice presidente dell’ A.S.D. Lunga Vita al Lupo).