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Terracina social forum, ‘i dipendenti del nostro comune sono più produttivi’

“I dipendenti sono il patrimonio più importante dell'ente, sono la sua vera, inestimabile ricchezza”

Terracina – “La fine del 2017 è stata caratterizzata da alcune buone notizie“. Scrive Marco Villa, del Terracina Social Forum.

La produttività è il valore primario

“Una di queste – prosegue Villa – riguarda i dati pubblicati nel rapporto Ermes, in base al quale il comune di Terracina si colloca al quinto posto in Italia per giorni non lavorati da parte dei propri dipendenti. A parte il fatto che tali dati sono stati contestati, a ragione, sia dai dipendenti del comune sia dai sindacati, perché la riteniamo una buona notizia, ammesso sempre che quei dati siano corretti?

“Perché, ribaltando l’ottica, significherebbe che i dipendenti del comune di Terracina sono molto, molto più produttivi dei loro colleghi che lavorano negli altri comuni d’Italia. Già, perché se i servizi che il comune offre ai propri cittadini sono, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, uguali a quelli che offrono gli altri comuni italiani, allora vuol dire che i dipendenti del nostro comune sono molto più produttivi.

“Questa è la vera notizia, – spiega il Terracina Social Forum – perché per un imprenditore o, meglio, per un datore di lavoro sano, efficiente ed intelligente, è la produttività il valore fondamentale. Sia esso datore di lavoro privato o pubblico. Tutto ciò dovrebbe far riflettere.

All’interno di un ente locale, si possono ottenere gli stessi risultati sia pur lavorando meno ore. Ma, particolare fondamentale, mantenendo invariata la retribuzione“.

“La felicità sostenibile”

Terracina Social Forum propone poi le parole di Maurizio Pallante, il fondatore del Movimento per la Decrescita Felice e autore del libro ‘La felicità sostenibile’.

“Per ridurre il numero dei disoccupati (…) – scrive Pallante – basta scegliere che gli aumenti di produttività derivanti dall’adozione di innovazioni tecnologiche di processo non siano finalizzati ad aumentare la produzione riducendo il numero degli occupati, ma a ridurre l’orario di lavoro degli occupati e accrescerne il numero.

“A chi obiettasse che questa scelta aumenta i costi di produzione delle aziende, basta ricordare che se aumenta la produzione e rimane invariato il numero degli occupati, o peggio, diminuisce come succede ogni volta che si fanno forti investimenti in tecnologia, resta stazionaria o diminuisce la domanda a fronte di un aumento dell’offerta. La scelta di non ridurre l’orario di lavoro degli occupati in conseguenza degli aumenti di produttività è la causa delle recessioni. La spada di Damocle che dal 1929 pende sulle economie fondate sulla crescita del Pil e che in questa fase storica si è di nuovo abbattuta pesantemente su di esse.

Due studiosi francesi, Oliver Marchand e Claude Thélot (citati da Serge Latouche nel libro ‘Breve trattato sulla decrescita serena’, Bollati Boringhieri, Torino 2008, pag. 85) hanno documentato nel 1997: ‘In Francia nell’arco di due secoli la produttività oraria del lavoro è aumentata di 30 volte, la durata del lavoro individuale si è ridotta soltanto della metà e l’occupazione è aumentata soltanto di 1,75 volte, mentre la produzione è aumentata di 26 volte’.

“Tutto ciò – riprende Marco Villa – non è stato assolutamente messo in evidenza dal comunicato stampa dei sindacati locali. Ma ciò che ci ha maggiormente colpito è stata la lettera inviata dal sindaco ai dipendenti in servizio, in particolare, ci ha colpito il seguente passaggio: ‘Tutti dobbiamo tenere bene a mente che un giovane di oggi il posto fisso se lo sogna. C’è una generazione, forse già due, che non può permettersi di chiedere un mutuo, di accedere al credito per realizzare i propri progetti di vita, che è costretta ad accontentarsi di lavori di ripiego, precari, saltuari e largamente dequalificati rispetto ai titoli acquisiti. È la prima generazione che sta peggio della precedente, senza diritti, anche perchè abusati da chi li ha preceduti. Godere di 14 mensilità, della malattia, di permessi personali e per i congiunti, è oggi una condizione per la quale bisogna avere rispetto. Nella nota ho voluto sottolineare i concetti sinora espressi, evidenziando come quelli ad essere maggiormente danneggiati sono i cittadini, i colleghi più responsabili e, soprattutto, i loro figli e nipoti che stanno ereditando una condizione di profondo disagio creato da mentalità e culture opportunistiche che fanno pensare al piccolo tornaconto personale senza avere cura di un futuro difficilissimo, divenuto già presente senza che ce ne accorgessimo. Personalmente ho il dovere, ma soprattutto il desiderio, di pensare a chi ci sarà dopo di noi’ “.

La tutela dei dipendenti

“Premessa: i dipendenti comunali – riprende la nota di Terracina Social Forum – sono il patrimonio più importante dell’ente, sono la sua vera, inestimabile ricchezza. I dipendenti comunali vanno formati, incentivati e tutelati. A partire dalla loro salute. Esiste una normativa che mira a difendere le condizioni di salute sui luoghi di lavoro. Viene applicata nel comune di Terracina? E se non viene applicata, di chi è la responsabilità? Dell’assessore al Personale e del Sindaco, figure che, a Terracina, coincidono con la stessa persona, dato che il Sindaco ha tenuto per sé la delega al Personale.

“I cittadini hanno un modo semplicissimo per verificare se vengono tutelate le condizioni di salute dei dipendenti comunali: entrando nelle varie sedi dell’ente, basta controllare se i monitor dei computer sono posizionati di fronte agli impiegati, anziché di lato. Perché? Perché se il monitor è collocato di lato, in modo obliquo anziché frontalmente all’impiegato, quest’ultimo, col tempo, soffrirà di dolori alle spalle ed al collo, nonché di artrosi cervicale, perché assume una postura errata sul luogo di lavoro.

“Noi la verifica l’abbiamo fatta in alcuni uffici comunali – prosegue Villa – e, ahinoi, abbiamo visto parecchi, troppi monitor posizionati obliquamente. Ma della lettera del Sindaco ci ha colpito soprattutto il ricorso alla classica guerra fra poveri’ (forse perché, per lignaggio familiare, il primo cittadino non fa parte della categoria).

“Se un giovane di oggi il posto fisso se lo sogna, non è certo per responsabilità dei dipendenti comunali. Basta gettare fango sulla categoria dei dipendenti pubblici. Questa è una strategia che è stata applicata alla perfezione alla metà degli anni duemila, quando il Presidente della Confindustria dell’epoca era terrorizzato all’idea che, in sede di stipulazione del nuovo contratto collettivo, i dipendenti pubblici potessero ottenere aumenti di stipendio a suo giudizio troppo alti, provocando la successiva rivendicazione di incrementi salariali anche da parte dei dipendenti dei settori privati.

“Così quel presidente di Confindustria si è ricordato che controllava il gruppo Rcs ed ha dato mandato ad alcuni suoi sicari di gettare fango sui cosiddetti costi della politica, nonché sugli sprechi della pubblica amministrazione, con la contestuale campagna contro i dipendenti pubblici ‘fannulloni’.

Che cosa s’impara da tutto ciò? Due cose – conclude il Terracina Social Forum -, primo, diffidare di chi propone ed alimenta continuamente la guerra tra poveri; secondo, diffidare di chi si riempie continuamente la bocca della parola ‘casta‘. In entrambe le fattispecie, si tratta di persone pericolose per la coesione sociale“.

(Il Faro on line)