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M5S primo partito, Centro Destra prima coalizione, crollo del PD

Il centro destra prende più voti. Il M5S è il primo partito ma, nessuno dei due raggiunge i numeri per formare un Governo

Gli esiti di voto di Camera e Senato, ci permettono di fare una prima analisi dei risultati prodotti in questa tornata elettorale  del 4 marzo 2018.

E mentre c’è da registrare in tutta la Nazione una disorganizzazione nella gestione della “macchina elettorale”, ricordiamo i disagi che si sono verificati presso i vari seggi dislocati nei 7.958 comuni italiani e dove in alcuni casi sono stati richiamati gli elettori a votare per schede errate, si devono rilevare tre punti cardine su cui analizzare i risultati di queste elezioni 2018.

Risultati nazionali del voto

  1. il centro destra ottiene la maggioranza dei voti, attestandosi tra il 37% (Camera) e il 38% (Senato);
  2. il M5S si conferma unico partito ad aver ottenuto da solo oltre il 32% dei consensi (Camera e Senato);
  3. il PD si attesta tra vicino al 23% (Camera e Senato).

Partendo dal dato complessivo ottenuto dal centro destra, dove Salvini (Lega) supera Berlusconi incassando un ottimo risultato (tra il 17% e il 18% alle due Camere) e che stacca di oltre 3 punti Forza Italia, è possibile fare delle considerazioni di cosa potrebbe accadere ora. Le prime affermazioni  di  questa mattina del Leader leghista, lasciano intendere che, anche se il centro destra non ha superato la soglia del 40%, un eventuale Governo sarà possibile con gli alleati con i quali ha condiviso questa partita elettorale. Certo è, che Salvini rivendicherà, come da patti pre-elettorali con i suoi alleati, la Premiership del centro destra per poi andarsi a cercare in Parlamento i numeri per una maggioranza che gli permetta di Governare.

L’ipotesi che Salvini possa pensare di fare da solo un Governo con il M5S, sembrerebbe improbabile, stando alle sue affermazioni di fedeltà, confermate in queste ore, agli alleati con i quali si è candidato (anche se in politica, ormai, siamo abituati ad  aspettarci di tutto e tutto può essere smentito dai fatti).

La Meloni, sulla stessa linea di Brunetta, si dice ottimista e rivendica il dato ottenuto alle urne dalla sua coalizione, che l’ha vista incassare più voti rispetto a tutti gli altri, M5S compreso. “Laddove, a seguito di una perlustrazione con le altre forze politiche, troviamo i voti che ci occorrono per avere la maggioranza assoluta al Senato e alla Cameradichiara Meloni -, il Presidente della Repubblica dovrà assegnarci l’incarico di formare il prossimo Governo di cui, la Leadership del centro destra spetterebbe, come da nostri accordi  pre-elettorali a chi ha avuto più voti nella coalizione, a Matteo Salvini“.

Riguardo il M5S, dalle dichiarazioni rilasciate nella notte da Di Battista, la posizione che assumeranno è quella di  consultazione con le altre forze politiche ma, – ribadisce Di Battista – “alle nostre regole“. A parte questa dichiarazione e quella di Di Maio, che afferma – “daremo un Governo all’Italia“, il M5S nelle “trattative” incentrate alla reperibilità dei numeri che servono per governare, forte del risultato elettore prodotto dalle urne, non transigerà sulla Leadership che siederà sullo scranno più alto di palazzo Montecitorio, per cui il Premier sarà Di Maio. Ad una possibile “alleanza” con il M5S, si è già detto disponibile Grasso (LeU).

Il PD esce da questa tornata elettorale con le “ossa rottema, dato il risultato delle urne che non ha determinato una maggioranza tale da poter garantire, né alla coalizione di cento destra (FI, FdI, Lega, NcI), né al M5S i numeri per governare da soli, questi due schieramenti politici, potrebbero attingere in casa PD per trovare i numeri necessari a garantirgli la maggioranza, dove al M5S mancano 81 seggi  alla Camera e al centro destra 64; mentre al Senato, il M5S ha bisogno di aggiungere 44 seggi e il centro destra 24.

In tutto questo, la parola spetterà al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale dovrà valutare il panorama politico costituitosi, frutto di queste elezioni e dare seguito ad un’attenta analisi per capire se ci sono i presupposti di assegnare il mandato di Governo alle forze che presenteranno garanzie di una possibile governabilità, oppure creare un Governo tecnico per traghettare l’Italia a possibili nuove elezioni.

(Il Faro on line)