DRONERANGER |
Cronaca Locale
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Pomezia, vendevano droni e armi antidroni da guerra a forze armate arabe. Due arresti e cinque denunce

7 aprile 2018 | 10:38
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Sette imprenditori italiani nei guai: producevano droni e armi elettroniche per 40 milioni di euro di contratto con Paesi arabi

Pomezia – Erano specializzati nella produzione di droni e di fucili elettronici che inibivano il volo di apparati del nemico. Li costruivano in una piccola officina di Pomezia e li vendevano alle forze armate straniere, in particolare arabe.

La Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di due soggetti mentre altri cinque sono stati denunciati a piede libero. In particolare, dalle indagini condotte dalla Compagnia di Pomezia, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Velletri, è emerso che presso un’azienda pometina, specializzata in studio e progettazione di apparati elettronici, era stato realizzato un sistema di puntamento e inibizione al volo di veicoli a pilotaggio remoto (A.P.R.) mediante l’utilizzo di un’ampia gamma di radiofrequenze, anche di tipo vietato in quanto di possibile disturbo per le radiocomunicazioni nazionali. Una volta ultimato il montaggio, il sistema cosiddetto “droneranger” avrebbe dovuto essere esportato all’estero, per essere, dapprima, testato in un sito spagnolo alla periferia di Madrid e, successivamente, venduto a clienti arabi.

Tuttavia, le Fiamme Gialle hanno accertato che nessuna richiesta di autorizzazione all’esportazione fosse stata presentata al Ministero degli affari esteri. Infatti, il sistema, per caratteristiche fisiche, costruttive e di impiego, è risultato classificato quale materiale di armamento, come confermato dai consulenti tecnici che hanno esaminato il “droneranger”. Nello specifico, l’uscita dallo Stato di tale materiale sensibile è subordinata a specifico permesso da parte del citato Dicastero, come previsto dall’art. 13 della Legge n. 185/1990. Le complesse indagini sviluppate dai Finanzieri di Pomezia hanno permesso di individuare i promotori di tale attività in 2 soggetti, un ingegnere svizzero e un imprenditore romano, che si sono avvalsi della collaborazione di altri 5 soggetti residenti a Roma e provincia, tutti indagati. Nel corso delle investigazioni, condotte attraverso l’esame di copiosa documentazione e anche mediante intercettazioni telefoniche di utenze nazionali ed internazionali, è stata ricostruita l’intera filiera dell’attività commerciale, consentendo, tra l’altro, di individuare i clienti finali della commessa in Forze Armate di Paesi stranieri del medio oriente.

Un puntatore inibitore di radiofrequenze per impedire il volo di droni

Un puntatore inibitore di radiofrequenze per impedire il volo di droni

Con l’esecuzione delle misure cautelari sono state anche interrotte le operazioni commerciali illegali, con contratti già sottoscritti per circa 3.600.000 euro, nonché ulteriori accordi in fase di definizione per la protezione di siti strategici, del valore di 36 milioni di euro, tali da risultare un business di livello mondiale, con numerosi ulteriori clienti, già interessati a sottoscrivere accordi di fornitura, e progetti in fase di costante aggiornamento. Sono stati rilevati plurimi contatti con primari istituti di credito nazionali e stranieri, nonché con aziende multinazionali, per ottenere fideiussioni bancarie finalizzate alla sottoscrizione di molteplici contratti in campo militare nel medio oriente.

Nel corso delle perquisizioni, eseguite contestualmente all’ordinanza, è stato sequestrato copioso materiale probatorio, tra cui contratti, droni, fucili antidrone e componentistica varia degli apparati radar inibitori di volo.