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Fiamme Gialle, Arianna Fontana si racconta: “Un anno da incorniciare, il mio oro nei 500, un sogno inseguito” foto

Descrive le sue Olimpiadi Invernali, la campionessa olimpica dello short track. Vincitrice di 8 medaglie a Cinque Cerchi è entrata nella storia. Prezioso l’aiuto delle Fiamme Gialle e di suo marito Anthony, suo allenatore

Il Faro on line – Piangeva Arianna di fronte a suo marito. Al termine della sua straordinaria finale nei 500 metri, la Fontana campionessa olimpica da lì a pochi secondi, non ci voleva credere di aver fatto la storia su questa distanza e non solo.. .

E’ arrivata poi la conferma. Il suo nome era in cima al tabellone, su quello delle sue avversarie. Appaiata sul traguardo fino alla fine, con la coreana Minjeong Choi (poi squalificata), la Fontana leggenda ce l’aveva invece fatta. Ha abbracciato il suo Anthony allora, che l’ha sempre incoraggiata. Si è coperta le spalle del tricolore e ha manifestato tutta la sua gioia.

Le brillano gli occhi mentre lo racconta. Al Salone Sante Laria del Comando Generale della Guardia di Finanza, dove ha ricevuto l’omaggio del Corpo militare a cui appartiene, la Fontana descrive le sue Olimpiadi Invernali.

Una predestinata probabilmente. Quel Tricolore che aveva portato con fierezza e felicità alla cerimonia di apertura ai Giochi Invernali di PyeongChang 2018, la poi rincorsa per tutta la manifestazione. E lei, grazie alle tre medaglie vinte in competizione, ha ripreso quel tricolore in mano e l’ha mostrato a tutto il mondo.

Oro nei 500 metri, argento in staffetta nei 3000 (con Martina Valcepina, presente anch’essa alla cerimonia) e bronzo individuale nei 1000 metri. Una distanza ostica per lei, ma che grazie al supporto e all’aiuto del suo allenatore, suo marito Anthony, ha potuto onorare con una medaglia. E lei ? Un talento immenso di questo sport. Simbolo dello short track mondiale e di quelle Fiamme Gialle del cuore, che l’hanno sempre supportata. Lo conferma durante la sua intervista.

Un grande aiuto dal mondo gialloverde in questi anni di eccezionale carriera. Niente è stato facile. Lei lo ammette. Nello sport è sempre così, come nella vita, ma lei conosce i valori di cui è diventata il simbolo. L’unione e la sensibilità che nasce verso altre culture, grazie ai tanti viaggi che uno short track vissuto ad alti livelli permette di fare, sono gli ideali che lei ha vissuto direttamente. E in Corea del Sud lo sport ha fatto il miracolo. Le due Coree si sono avvicinate. E lei si augura che in futuro questo legame non si spenga.

Finalmente è arrivato quell’oro che rincorreva sopra l’ovale di gara, da una vita. Una splendida avventura alle Olimpiadi e sin da Torino 2006, dove Arianna non era neanche maggiorenne. Vinse un bronzo in staffetta allora e si replicò il colore di quella medaglia a Vancouver nel 2010. Quattro anni dopo a Sochi, la sua affermazione ufficiale e tutto lo sport l’ha eletta simbolo dello short track. Tra medaglie anche in Russia. In riva al Mar Caspio, vinse un argento nei 500 metri e due bronzi. Uno nei 1500 e uno ancora in staffetta nei 3000.

Con le medaglie conquistate in Corea del Sud, il totale in bacheca fa 8. Numero pieno. Se n’è accorta però Arianna, solo una volta tornata a casa. Le ha guardate quelle medaglie con gli occhi del cuore e ha riflettuto. Un lungo cammino il suo, sin da Torino. Ha metabolizzato i successi appena avuti in Corea e ha gioito ancora una volta.

Si racconta allora al Comando Generale. Prima del diploma di merito a lei conferito, dal Comandante della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, dal Presidente del Coni, Giovanni Malagò e dal Comandante del Centro Sportivo di Castel Porziano, quartier generale delle Fiamme Gialle, Raffaele Romano. Un diploma simbolo per lei. Tutte le sue medaglie lì e tutta la felicità di una donna che ha saputo portare il nome dell’Italia in alto. Nel mondo.

Cara Arianna, hai vinto tre medaglie alle Olimpiadi Invernali. Una conquista eccezionale. Sei diventata un simbolo e una leggenda dello sport mondiale. Come hai vissuto questa avventura a Cinque Cerchi ?

“Sono state due settimane intense in Corea. Ero partita che stavo entrando ancora nella forma migliore, trovata proprio là. Ho fatto il possibile per essere lì, al top. Non sono mai stata così forte e veloce, come a PyeongChang. Ero serena da quel punto di vista. Più di così non potevo fare, lo sapevo. Arrivava la parte più facile da fare, quella di divertirsi in pista e giocarsi una medaglia. Ne sono arrivate altre tre, tra cui l’oro che mancava. L’ho rincorso per anni. Finalmente ci sono riuscita. E’ stata davvero una grande soddisfazione, quasi una liberazione. E’ stata una lunga stagione, affrontata sempre con grandi sacrifici. Per mia fortuna, le Fiamme Gialle mi hanno supportata su tante decisioni e hanno appoggiato l’idea di avere mio marito Anthony come mio allenatore personale. Ha fatto davvero la differenza. E’ stato tutto come me lo immaginavo, se non meglio. E’ stato un anno da incorniciare”.

I 500 metri Arianna, sono la tua specialità. Come hai preparato questa gara ?

“Alle Olimpiadi, si pensa gara per gara. Io personalmente non penso mai al risultato e arrivare in finale per la medaglia. Penso a superare tutte le tappe intermedie. Una volta in finale, affronto le avversarie che ci sono e decido cosa fare. Quale tattica utilizzare. Nei 500, l’unica cosa che pensavo..era di partire e andare. Se c’erano altre strade da prendere gara per gara, mi sono sempre caricata di più e ho migliorato anche il tempo. Questo mi ha dato quel qualcosa in più da portare in pista per portarmi a casa quell’oro”.

Piangevi davanti a tuo marito, in attesa della decisione dei giudici al termine della finale dei 500 metri. Eri ad un passo dall’oro.. e piangevi.. come hai vissuto quel momento ?

“Al 99% ero sicura che l’oro fosse mio. Ero ampiamente sicura di aver superato il traguardo per prima. Ho fatto la curva. C’era il mio allenatore che non era tanto convinto. Quando sono arrivata da Anthony, lui era già pronto lì con la bandiera. Era straconvinto che ce l’avessi fatta. Stavo piangendo. Lui era certo che ce l’avevo fatta e continuava a dirmelo. Io dicevo : “Non lo so..”. E lui: “No, l’hai vinto tu !”. (ride). Poi quando c’è stata la conferma sullo schermo, è stata un’esplosione di gioia. Una grande liberazione. E’ stato un ripagare tutto quello che ho passato e non solo per ciò che avevo fatto in questa stagione. Anche per gli anni precedenti. Il mio lavoro che è stato ripagato”.

8 medaglie olimpiche in bacheca. Quali ricordi ti suscitano ? Quali sensazioni ti trasmettono ? Hai scritto la storia..

“All’inizio non ci pensavo. Poi sono arrivata a casa e le ho viste tutte. Ho cominciato a pensare ai miei inizi. Partire da Torino 2006 che ero ancora una ragazzina… E’ stato tutto un crescendo. Una grande avventura sino ad ora. Ho dovuto pestare i piedi e impuntarmi su tante cose. Tutti i miei allenatori mi hanno insegnato tanto. Ad un certo punto, mi sono resa conto che avevo bisogno di un qualcosa in più e ho dovuto cercarlo altrove. Per fortuna mi hanno sempre aiutata. Le Fiamme Gialle, la Fisg e il Coni. I risultati parlano da soli. E’ stata una grande fatica, ma poi sono arrivate le grandi soddisfazioni”.

I valori dello sport sono importanti e tu hai vinto alle Olimpiadi. Simbolo di essi. Quali sono secondo te ?

“Lo sport trasmette l’unione tra le persone. Si è visto anche in queste ultime Olimpiadi, dove ha fatto da tramite tra le due Coree. Speriamo che rimanga questo legame. Lo sport unisce. Sembra banale dirlo, perché si ammette sempre. E’ proprio la verità invece. Hai modo poi di conoscere tante persone e fai tanta esperienza. Puoi conoscere altre culture quando raggiungi alti livelli. Viaggi in tutto il mondo per le gare. Ti arricchisce dentro. E non solo vincendo le medaglie. Ti arricchisce personalmente”.

Arianna hai vinto poi anche un argento a squadre e un bronzo individuale nei 1000 metri. Altre due preziose medaglie a PyeongChang..

“Resta un po’ di dispiacere per i 1500, come sono andati. Non è arrivata la medaglia. Facendo un confronto sul mio stato di forma rispetto alle altre gare, non era proprio il giorno per me, quello. Poi comunque, la staffetta mi carica sempre tanto. Eravamo in finale. Noi ragazze eravamo cariche e pronte per giocarcela. Eravamo 4 squadre che puntavano alle medaglie. Le probabilità erano buone. Siamo entrate e abbiamo dato il massimo: “Vediamo cosa riusciamo a portare a casa”. Ci siamo dette.

Una gara di short track è anche caratterizzata spesso da tante cadute. Non è facile districarsi tra le avversarie e restare in piedi. Tu come affronti questa situazione ?

“C’è sempre un po’ di confusione in gara. Non sai mai cosa può succedere. Soprattutto nelle staffette, le cadute sono all’ordine del giorno. Speravo che non fossimo noi a cadere. Purtroppo è successo. Eravamo contente perché avevamo passato il traguardo come terze. Ce l’avevamo già al collo, la medaglia. Quando poi è uscito sul tabellone che in realtà eravamo arrivate seconde, è stata un’altra esplosione di gioia. Un altro tabellone da vedere. E poi i 1000 metri, la distanza in cui ho sempre fatto fatica e non mi è mai piaciuta. Preferita di Anthony: “Arriverai alle Olimpiadi e potrai giocarti una medaglia anche sui 1000 metri”. Testuali parole: “E’ una promessa. E’ una sfida anche con me stesso”. Mi aveva detto. Quando poi ho vinto quel bronzo, è stato come se l’avesse vinto lui. E’ stata una gioia immensa”.

Foto della premiazione : Ufficio Stampa Fiamme Gialle