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Pomezia, l’ex Sindaco condannato per diffamazione, l’agente Gregis ‘Fucci considera i propri abusi leciti’

Il Delegato sindacale Diccap dichiara che si costituirà parte civile, anche se Fucci ha reputato la condanna per diffamazione esagerata.

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Pomezia – “Il giorno 11 aprile 2018 è stato notificato all’ex sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, il decreto penale di condanna per il reato di diffamazione a mezzo stampa nei miei confronti, a quel tempo rappresentante territoriale del sindacato Di.c.c.a.p. ed oggi sindacalista del C.s.a. – O.s.p.o.l.” Dichiara l’agente di polizia Michele Gregis.

“Secondo il decreto penale di condanna – prosegue il comunicato – emesso dalla procura della Repubblica di Velletri, Fabio Fucci dalla propria pagina Facebook, avrebbe postato un messaggio del tenore ‘chi sfrutta i lavoratori per questo scopo è un vigliacco, opportunista, che specula sulla spalle dei lavoratori’ con evidente riferimento all’attività espletata dal Diccap in favore dei dipendenti comunali del comune di Pomezia, offendeva la reputazione di Gregis Michele […]. Il decreto penale di condanna è stato emesso il 9 gennaio 2018 del giudice Boccarrato in base alla richiesta del sostituto depositata il 7 luglio 2017 dal P.m. Antonio Verdi sulla base della mia querela presentata con l’assistenza dell’avv. Mario Pinchera.

“Secondo le dichiarazioni rilasciate alla stampa, da Fucci la sua condanna per diffamazione (750 Euro con pena sospesa) sarebbe esagerata per quello che lui ha definito la critica di un atteggiamento. In realtà quel post va inquadrato in una serie di azioni che inasprirono gli animi, impedirono un dialogo sereno ed equilibrato con le parti sociali e gettarono più di un lavoratore nel panico, per l’eventualità paventata dall’allora Sindaco del mancato rinnovo dei i contratti in scadenza. Da quella situazione che lui definisce difficile per se, 110 lavoratori ricavarono 3 anni di vita da precari con annessi patemi d’animo e spese legali”.

Ingiusti danni ai lavoratori

“Non credo che imporre il proprio punto di vista – commenta Gregis – sia stata una vittoria politica per Fucci. Ad oggi sui metodi allora usati è comparso un neo, che potrebbe rivelarsi di portata molto rilevante se si verificasse che le scelte allora imposte e su cui avevo suggerito un vaglio dei legali, furono sbagliate e ingiuste nei confronti dei lavoratori.

“Quando a gennaio di questo anno Fucci stabilizzò i precari, annunciò l’ennesima grande vittoria, di aver risolto finalmente la situazione, ma dimenticò di comunicare alla cittadinanza (che paga spese legali e condanne), che le cause contro i dipendenti non si erano interrotte, poiché non vi era stato alcun confronto sulla rinuncia ai contenziosi.

“Ricordo all’ex sindaco Fucci che è stato sempre assiduo e appassionato commentatore della cronaca giudiziaria pometina, di cui oggi è invece protagonista, che la morale civile, ovvero la legge, all’amministrare vieta di rubare, ma pure di procurare ingiusti danni agli altri, inclusi i lavoratori pubblici e chi li rappresenta. Il metro di misura dei diritti dei dipendenti e del confronto democratico, non è rimesso alla propria discrezionalità, ma al sistema di leggi cui lui ha giurato fedeltà.

“Va pure sottolineato come Fucci, – specifica la nota – quando valuta le proprie espressioni da rappresentante dell’ente considera i propri abusi leciti e di lieve entità e non certo forieri di arrecare danni all’immagine del Comune, ma che nei confronti dei dipendenti comunali, ed in particolare nei miei confronti ha richiesto limitazioni del diritto di espressione eccessive, segnalando più volte i miei commenti ed attivando la procedura disciplinare.

Infatti oltre al post incriminato, sono stato fatto oggetto, nel periodo precedente, di due provvedimenti disciplinari, sempre fuori dall’orario di lavoro, sempre mentre svolgevo l’attività sindacale e sempre quando chiedevo il rispetto delle regole violate da parte dell’amministrazione comunale nei confronti dei lavoratori”.

‘Dalla democrazia all’anarchia’

“In entrambi i procedimenti disciplinari – racconta l’Agente di polizia – l’uno attivato da Fucci in persona e l’altro dal segretario comunale dottor Tullio Di Ascenzi da lui nominato, ho sempre dimostrato di essermi comportato nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, pur esprimendo posizioni fortemente critiche. Infatti il procedimento disciplinare è stato annullato con sentenza definitiva ed il comune di Pomezia è stato condannato alle spese legali.

“Fucci nel suo commento alla sentenza vorrebbe vestire i panni della vittima, di chi ha commesso un ‘reato di opinione‘, in realtà non è stato condannato per aver espresso una opinione politica, ma per essere passato dalla democrazia all’anarchia, passando all’offesa della dignità e dell’onore, cosa vietata proprio per preservare le libertà democratiche che cerca di evocare con un artificio oratorio.

“Egli per sé ieri ha rivendicato la propria integrità morale, – precisa il comunicato – ma secondo la sentenza, rivestendo un ruolo di grande autorevolezza e prestigio, ha infangato la mia. Personalmente, pur non conoscendo quali giustificazioni verranno prodotte nel ricorso annunciato da Fucci, ritengo che la sentenza sia giusta. Posso confermare che Fabio Fucci non sia delinquente, innanzitutto perché in Italia vige il principio della presunzione di innocenza ed decreto non è atto definitivo.

“Da cittadino della Repubblica rispetto l’intenzione di Fabio Fucci di fare ricorso al decreto penale di condanna, ma spero che chi ha fatto della questione morale il proprio cavallo di battaglia, non punti semplicemente alla prescrizione. Io dal canto mio, mi costituirò parte civile perché ho avuto una educazione familiare ed una storia personale e sindacale che devo e voglio tutelare e rivendicare.

Auspico che sulla gestione del personale del comune di Pomezia, – conclude Gregis – siano ricostruite eventuali responsabilità personali e politiche. Questo non per un sentimento personale di rivalsa, ma perché certi errori non debbano ripetersi a spese dei lavoratori e della cittadinanza”.

(Il Faro on line)

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