Seguici su

Cerca nel sito

La statua della Dea Cibele, da Formia al trasferimento a Copenaghen, ecco la storia raccontata da Raffaele Capolino

Capolino: "La statua di Cibele e i due busti di Attis che furono ritrovati nel 1892 furono, quindi, acquistati da funzionari danesi a Roma nel 1894 o con scostamenti di pochi anni da quest’ultima data."

Formia – “Era il 1892 quando a Formia, nella zona di Vindicio, in un sacrario dedicato alla Dea Cibele, venne ritrovata la “Grande statua di Cibele seduta” – marmo, 172 cm, I secolo a.C. – detta anche “Magna Mater” (Madre di tutti gli Dei) , ora esposta al Museo “Ny Carlsberg Glypotek” di Copenaghen la cui targa indica Formia come provenienza”– racconta Raffaele Capolino.

“Quello di Cibele era un mito e un culto proveniente dalla Frigia Anatolica, una regione turca molto vicina al sito di Troia. Cibele era figlia del Dio Urano e sorella e moglie di Saturno ed era conosciuta come la grande madre di tutti gli dei.

Il mito racconta che, pur rimanendo vergine, partorì Attis che, da grande, divenne il suo amante, al punto che, Cibele,  gelosa di lui- che si era innamorato di una ninfa, figlia del Re Mida-, per vendetta lo fece impazzire portandolo a evirarsi.

Per quanto riguarda il  culto di Cibele, invece, nacque intorno al 216 a. C. subito dopo la battaglia di Canne in cui i romani persero 40.000 uomini contro l’esercito di Annibale.

Pare, infatti, che gli oracoli e le sibille, consigliarono ai romani di rivolgersi agli dei del loro avo Enea, per cui importarono dalla Frigia le prime statue di Cibele e, da quel momento, le sorti contro l’esercito di Annibale cambiarono in favore dei romani.

Notizie di questo culto nella nostra città, invece, le abbiamo grazie a un’iscrizione– che conserva notizie di un “Taurobolio” privato del 241 d.C- trovata a Mola (Formia) e trasferita poi al Museo Vaticano.

Ora, come abbiamo detto in precedenza, per la scoperta dell’intero complesso monumentale rivenuto a Formia dobbiamo aspettare il 1892, ma forse, la cosa interessante – continua Capolino- è che tale avvenimento sia avvenuto in due momenti distinti. Del primo ne abbiamo notizia a partire dal 19 luglio del suddetto anno quando l’ispettore Angelo Rubino scrisse quanto segue tra gli Atti della R. Accademia dei Lincei:

“Il reperto di Cibele fu trovato sulla provinciale che da Formia mena a Gaeta a circa due kilometri dall’abitato di Formia, dove si trova la traversa detta della Cansatoia -attuale Canzatora-, che anticamente era la via principale per andare a Gaeta, ora rimasta consortile tra i due comuni. A 300 metri circa dall’innesto , verso il mare trovasi il fondo denominato Rinchiusa o Ascella (Arcella), tenimento di Gaeta , di proprietà di Erasmo Scipione da Formia.”

Il nome del proprietario del terreno è , quindi, Erasmo Scipione di Formia, tra l’altro mio avo per parte materna- con quasi certezza, deve essere stato un prozio di mia madre-.

Il secondo ritrovamento- avvenuto nella medesima proprietà circa un anno dopo – ci permette di ricostruire il complesso marmoreo: la dea Cibele era seduta in trono fra i leoni, con indosso il chitone e la fronte cinta da una corona murale. Aveva nella mano destra una patera e sotto la sinistra un timpano.

La prova di questa seconda scoperta arriva il 2 gennaio 1893, quando il sopracitato ispettore Rubino scrive, da Formia, al Ministro della P.I:

“Quello stesso Erasmo Scipione che nell’estate scorsa rinvenne nel proprio fondo una statua con corona turrita, (rapporto 9 luglio 1892 n. 20), nel continuare gli scavi per l’impianto di un vigneto ha in questi giorni ritrovato due piccoli leoni, seduti sopra le anche con le teste alzate, alti 70 centimetri. Sono in cattivo stato ed hanno un buco che fa supporre l’accoppiamento con una statua. Il rinvenimento di questi animali -i due leoni in marmo- in prossimità della statua, lasciano facilmente intuire che la stessa avesse potuto rappresentare una Cibele.”

Ma come mai la statua da Formia è stata trasferita a Copenaghen? “In un altro testo- spiega Capolino- appare un tal Eliseo Borghi, antiquario romano, che avrebbe chiesto  “di poter riesportare la statua di “Cibele” trovata a Formia nel 1892, che fu importata temporaneamente a Roma…”.

Sappiamo, quindi, che prima di arrivare in Danimarca, la statua era già stata esportata temporaneamente nella Caput Mundi. Bisogna sapere, infatti,  che in quegli anni Il regno d’Italia non aveva ancora una legge a tutela del patrimonio archeologico. Ogni reperto trovato in una proprietà privata, quindi,  era da ritenersi di proprietà del rinvenitore, che, a rigor di logica, poteva disporne come voleva – una legge che riteneva il reperto di proprietà dello Stato fu legiferata solo nel 1909-.

La statua di Cibele e i due busti di Attis che furono ritrovati nel 1892 furono, quindi, acquistati da funzionari danesi a Roma nel 1894 o con scostamenti di pochi anni da quest’ultima data.

Da lì, non sappiamo come sia finita al Museo Carlsberg di Copenaghen, ma sappiamo che la scheda della statua sita lì parla della sua provenienza scrivendo “da Formia”. Mentre,  non si hanno notizie dei due leoni.

Intanto, – conclude Capolino – possiamo dire con orgoglio che Cibele si aggiunge ad altre parole o nomi come: Lestrigoni, Vitruvio, Cicerone, Mamurra, Vindicio, Lamia, Artacia fons e tanti altri che hanno un legame esclusivo con la nostra straordinaria città di Formia.”

In foto: a sinistra la statua della Dea Cibele rinvenuta a Formia, a destra la stessa rinvenuta altrove.

(Il Faro on line)