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Champions League, Roma Liverpool 4-2, miracolo ‘sfiorato’ e inglesi in finale

Vittoria amara per la Roma, eliminata dal Liverpool che ritorna in finale a distanza di undici anni contro il Real.

La Roma ha avuto la sola ‘colpa’ di crederci. C’è un motivo se diamo un nome ai miracoli, indicando quel genere di avvenimenti irripetibili, che capitano una volta nella vita, e così è stato: i giallorossi battono 4-2 il Liverpool in semifinale di Champions, ma è una vittoria amara; gli inglesi accedono comunque all’atto conclusivo di Kiev, dove affronteranno il Real Madrid.

Davanti a 60.000 tifosi la Roma gioca con l’incoscienza di chi sa di essere l’outsider della competizione, catapultata in mezzo alle grandi corazzate d’Europa, ma non basta a ripetere ciò a cui il popolo giallorosso ha assistito neanche un mese fa – con il Barcellona rimontato e travolto per 3 reti a 0 -, la squadra esce comunque sotto gli applausi scroscianti di un Olimpico stracolmo.

In campo si è messa male molto presto per gli uomini di Di Francesco, che aveva dispensato parole d’incoraggiamento già a partire dal fischio finale della partita d’andata:”Chi non ci crede può benissimo stare a casa”, aveva dichiarato il tecnico ai microfoni.

Le reti di Manè e Wijnaldum hanno azzerato però ogni possibilità, coi giallorossi costretti a portarsi sul 5-2 solo per sperare nei supplementari.

Il ritmo elevato del calcio di Klopp costringe la Roma a concedersi, e quando gli inglesi ripartono a campo aperto e puntano l’uomo non perdonano.

Il gol vittoria e il rigore del 4-2 portano entrambi la firma di Nainngolan e non fanno che alimentare un’illusione, a seguito dell’autorete fortunosa di Milner e il pareggio di Dzeko.

Ciò di cui può far tesoro Di Francesco è il fatto di aver tenuto testa alla squadra più in forma d’Europa, segnando sei reti totali ma concedendone sette in 180 minuti.

Mancano due rigori alla Roma

C’è perfino spazio per un pizzico di rammarico, pensando alla traversa di Kolarov all’andata, il palo colpito in serata da El Shaarawy e un rigore non fischiato nella ripresa, con l’uscita fallosa di Karius su Dzeko partito in posizione regolare, o ancora peggiore il tocco di mano al 63′ di Arnold in piena area reds.

Questione di dettagli e un tocco in più di cinismo avrebbero potuto cambiare la storia. Certo è che i tifosi romanisti passerebbero la notte insonne al pensiero di una finale che, con l’uso del VAR (non ancora previsto in Champions), sarebbe potuta arrivare.

Nota a margine per quanto riguarda i fattacci avvenuti fuori dal campo all’andata: garantito l’ordine all’interno della capitale a seguito dell’aggressione subita a Liverpool da Sean Cox, tifoso irlandese dei reds ridotto in coma dopo l’agguato di alcuni tifosi della Roma. Almeno per una sera è stato possibile parlare di calcio e dell’orgoglio di una città intera.

(Il Faro On line)