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Maduro rieletto presidente del Venezuela, Usa e opposizione contestano

Affluenza in calo, Maduro confermato alla guida del Paese col 68% dei voti. Gli Stati Uniti: "I cittadini devono eleggere i propri rappresentanti attraverso elezioni libere e corrette"

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Caracas - Con poco più di otto milioni di voti, Nicolas Maduro è stato rieletto presidente del Venezuela. Poco più di otto milioni di voti sono basti all'ex sindacalista per restare alla guida del Paese sudamericano da diversi anni al teatro di una crisi economica, sociale e, soprattutto, umanitaria.

Pochi i cittadini che si sono recati alle urne nella giornata di domenica 20 maggio:  poco meno del cinquanta per cento secondo il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne).

Il tasso di affluenza ufficiale rappresenta, ad oggi, un crollo considerabile rispetto alle ultime elezioni presidenziali del 2013 (79,69%), e alle ultime politiche di dicembre del 2015 (74,17%).

L'annuncio della rielezione è stato dato dalla presidente del Cne, Tibisay Lucena, in un breve messaggio radiotelevisivo trasmesso dopo lo spoglio di oltre il 96% delle schede.

Una nuova vittoria per il leader venezuelano, giunto al suo terzo mandato, ma non del tutto: ha perso 1,7 milioni di voti dalla sua prima elezione nel 2013 (da 7,5 sono scesi a 5,8 milioni) quando si impose su Henrique Caprile per poco più di 200 mila voti (1,49%).

"Ha trionfato la pace, ha trionfato la Costituzione. Stiamo ottenendo il 68% dei voti, con 47 punti di distanza dal candidato che mente", ha esultato Maduro nel suo primo discorso dopo l'annuncio della rielezione. Chiaro il riferimento a Henri Falcon, esponente dell'opposizione, arrivato secondo, che ha dichiarato di non riconoscere la legittimità del voto.

"Il bugiardo respinge i risultati prima che siano stati dati: la prima volta nella storia", ha aggiunto il Presidente venezuelano, sottolineando che "non c'è più onore; non c'è molto che ci si possa aspettare da questa opposizione".

Falcon si è difeso, invocando nuove elezioni entro l'anno: "Non riconosciamo questo processo elettorale come valido, vero. Per noi non ci sono state elezioni, dobbiamo farne di nuove".

Per Maduro, al contrario, "è stata una elezione legittima, legale, appropriata. Convoco i candidati dell'opposizione a una giornata di dialogo per individuare le vie per una riconciliazione nazionale. Riuniamoci e cerchiamo quali possano essere. Questa è una iniziativa democratica.

Noi chavisti siamo democratici e in 19 anni in Venezuela si è votato 25 volte e abbiamo perso due volte. Se uno perde deve ammetterlo. Noi perdemmo. E un minuto dopo andava riconosciuto il risultato. Aspiro a che questo sia fatto ora dagli altri candidati".

In una precedente dichiarazione rilasciata al seggio di Caracas, dove si era recato a votare mettendosi in fila come un qualunque cittadino, Maduro aveva evocato esplicitamente l'idea di un governo di riconciliazione nazionale.

"Credo nella pace nel dialogo nel rispetto della Costituzione. Dobbiamo rispettare tutti - ha aggiunto nel discorso post-rielezione - anche chi non la pensa come noi. Il cammino del dialogo parte da questo".

Rivolgendo poi il suo pensiero ai lavoratori e lavoratrici del grande e bellissimo paese dell'America Latina, Maduro ha reso omaggio "alle donne patriote del Venezuela", ed ha assicurato di voler essere "un presidente di tutti e per tutti". Quindi ha difeso l'iniziativa dei "Carnet della patria" definendola una "attività costruttiva".

Infine annunciando che le elezioni dei Governatores si terranno nel 2020, ha ringraziato le altre forze politiche, sottolineando che "il blocco bolivariano centrista è unito come un'unica forza politica. Con umiltà - ha concluso - dico che siamo la garanzia della stabilità del nostro Paese. Destabilizzare il Venezuela è un crimine e un peccato".

Maduro si trova nuovamente alla guida di uno stato nel pieno di una profonda crisi economica e sociale, con milioni di persone che soffrono di carenza di cibo e medicinali, iperinflazione e crescente insicurezza.

Durante la preghiera del Regina Coeli del 20 maggio, Papa Francesco ha espresso preoccupazione e vicinanza ai cittadini dell' "amato Venezuela": "Chiedo che lo Spirito Santo dia a tutto il popolo venezuelano – tutto, governanti, popolo – la saggezza per incontrare la strada della pace e dell’unità". 

I rappresentanti di dieci Paesi dell'America Latina insieme a Spagna e Stati Uniti hanno ribadito la loro "condanna del regime autoritario", istituito da Maduro.

Accuse respinte dal Presidente proprio durante la fase di voto: "Possono dire quello che vogliono di me, ma che dicano che il Venezuela è una dittatura è un'offesa al popolo".

Di tutt’altro avviso la portavoce del Dipartimento di stato americano, Heather Nauert, che in tweet ha dichiarato: "Le cosiddette elezioni di oggi in Venezuela non sono legittime", ribadendo che gli Stati Uniti "sono al fianco delle nazioni democratiche nel mondo in sostegno del popolo venezuelano e del loro diritto sovrano ad eleggere i propri rappresentanti attraverso elezioni libere e corrette".

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