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26 anni fa la strage di Capaci, Mattarella, ‘Serve l’impegno di tutti’

A Palermo migliaia di studenti ricordano le vittime della mafia. Il Presidente della Repubblica: "Quella di oggi è una data che non si può dimenticare"

Palermo - Era il 23 maggio del 1992 quando Cosa nostra esegue la sentenza di morte contro il giudice palermitano Giovanni Falcone. 500 chili di tritolo vengono fatti esplodere mentre il magistrato percorre l'autostrada che collega Palermo a Marzara del Vallo.

Con Falcone, perdono la vita anche la moglie, Francesca Morvillo, e i tre agenti della sua scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Poche settimane dopo, il 19 luglio dello stesso anno, la stessa sorte tocca al collega e amico Paolo Borsellino. In Via D'Amelio, a Palermo, la sua auto salta in aria insieme alla sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

A distanza di 26 anni da quel "vile attentato", così come lo ha definito il Presidente Mattarella, oltre settantamila ragazzi, provenienti da ogni parte d'Italia, ricordano le vittime delle mafie: uomini e donne brutalmente uccisi perché hanno speso la propria vita a combattere la "cupola".

I due magistrati, infatti, vennero ammazzati perché appartenenti a quel "Pool antimafia" nato per indagare sulla criminalità organizzata a Palermo. Indagini che portarono al noto maxi-processo di Palermo contro Cosa nostra, tenuto nell’aula bunker proprio da Borsellino e Falcone.

Il verdetto complessivo del processo ammontò a 19 ergastoli, tra cui quelli a Totò Riina e Bernardo Provenzano, 2665 anni di carcere, 11 miliardi e mezzo di lire di multe e 114 assoluzioni.

Ed è proprio per ricordare l'impegno di questi uomini che il Ministero dell'Istruzione, insieme alla Fondazione Falcone, promuove la campagna #PalermochiamaItalia.

Dopo le celebrazioni istituzionali nell’aula bunker dell’Ucciardone, luogo simbolo del maxi-processo, le piazze e le scuole di Palermo grideranno insieme un forte 'No' alle mafie.

Due i cortei: il primo partirà alle 15.30 da Via D'Amelio; il secondo alle 16 proprio dall'Aula Bunker. Entrambi si ricongiungeranno sotto l'Albero Falcone, in Via Notarbartolo, dove il magistrato viveva, per celebrare il Silenzio alle 17.58, l'ora della strage di Capaci.

Alla celebrazione ufficiale saranno presenti anche Pietro Grasso e Giuseppe Ayala, rispettivamente giudice a latere e pubblico ministero dello storico processo contro Cosa nostra istruito da Falcone e Borsellino, i parenti delle vittime e i superstiti delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio.

Nel corso del pomeriggio verranno anche presentati i progetti delle "Università della Legalità", i 23 atenei che si sono impegnati a promuovere iniziative volte a sensibilizzare sul tema della mafia.

La giornata si concluderà con una messa, alle ore 19, presso la Chiesa di San Domenico, in ricordo delle vittime della criminalità organizzata. La celebrazione sarà seguita da un concerto della banda della Polizia di Stato, al Teatro Massimo.

"Il 23 maggio è una data che non si può dimenticare - ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - viene ricordata ogni anno la data del vile attentato di Capaci. Da allora si è sviluppato un movimento di reazione civile prezioso e importante contro la mafia che ha ottenuto risultati importanti ma che richiede ulteriori impegni".

Il Presidente parla dal porto di Civitavecchia, dove si è svolta la cerimonia di apertura delle celebrazioni del 26mo anniversario delle stragi di Capaci e di Via D'Amelio.

Rivolgendosi ai ragazzi, Mattarella ricorda come "la presenza della mafia ostacola lo sviluppo economico, frena le possibilità di lavoro, condiziona settori di vita sociale, riduce la libertà di ciascuno. E per questo è importante la testimonianza che state arrecando oggi".

"La solidarietà si deve trasformare in impegno come voi ragazzi state facendo con questa vostra traversata: un impegno di tutti contro le mafie, dell'intera comunità nazionale non solo delle forze dell'ordine e della magistratura. La vostra presenza rappresenta tutti noi", ha concluso.

Terminato il discorso, dal porto di Civitavecchia è salpata la "Nave della Legalità", con a bordo oltre 1000 studenti. Meta della traversata è Palermo. Sulla nave anche magistrati e rappresentanti delle istituzioni, tutti uniti per la lotta alle mafie e alla criminalità organizzata.

Un'unica voce oggi attraversa l'Italia: "No alla mafia".