Quantcast

Seguici su

Cerca nel sito

Accordo Miur-sindacati, eliminata la chiamata diretta, era il cardine della ‘Buona Scuola’

Il Ministro dell'Istruzione Bussetti: "Era un impegno del governo, previsto nel contratto firmato da Lega e M5S"

Roma – Cade uno dei cardini della Buona Scuola, la “chiamata diretta” dei docenti da parte dei presidi. Con un accordo, il Ministero dell’Istruzione e Cgil, Cisl, Uil e la Gilda hanno archiviato questo contestato istituto anche in considerazione del ritardo sui tempi della mobilità.

Si procederà, quindi, ad assegnare le sedi ai docenti mediante graduatoria utilizzando i punteggi delle domande di trasferimento.

L’accordo “dà attuazione – afferma il ministro dell’istruzione, Marco Bussetti – a una precisa previsione del contratto del governo del cambiamento”, sostituendo uno strumento caratterizzato “da eccessiva discrezionalità e da profili di inefficienza, con criteri trasparenti e obiettivi”.

L’istituto verrà abrogato definitivamente “con il primo provvedimento utile”. L’articolato prevede due fasi: innanzitutto la copertura dei posti disponibili prioritariamente con personale che ha ottenuto la mobilità su ambito con una delle precedenze previste dall’art. 13 del Contratto nazionale sulla mobilità; poi la copertura dei posti residuati col restante personale, secondo il punteggio di mobilità.

Quest’ultimo personale, nella presentazione della domanda, che avverrà a partire dal 27 giugno tramite l’apposita sezione di istanze on line, indicherà la scuola da cui partire. Nel caso di mancata indicazione sarà considerata la scuola capofila dell’ambito.

Queste operazioni saranno concluse entro il 27 luglio. Successivamente saranno effettuate le operazioni per l’assegnazione della sede per il personale neo immesso in ruolo. Anche in questo caso si seguirà il punteggio di graduatoria.

I vincitori di concorso ordinario precederanno i docenti provenienti dalle graduatorie ad esaurimento. L’assegnazione della sede di incarico avverrà contestualmente all’assegnazione dell’ambito di titolarità.

Soddisfatti i sindacalisti, Francesco Sinopoli (Cgil), Maddalena Gissi (Cisl) e la Uil Scuola guidata da Pino Turi. “L’accordo – chiariscono – prevede che le operazioni avvengano attraverso una procedura trasparente e oggettiva gestita dagli Uffici scolastici territoriali.

Ancora una volta attraverso la contrattazione si pone rimedio, come già avvenuto sulla distribuzione delle risorse per la valorizzazione professionale dei docenti, ad alcune delle più evidenti criticità della legge 107/2015, superando una modalità inutilmente farraginosa che già per effetto dei contratti sulla mobilità era stata resa del tutto residuale”.

Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Fgu-Gilda degli Insegnanti, ricorda che negli ultimi due anni la Gilda, sola tra i sindacati rappresentativi, non ha sottoscritto i contratti sulla mobilità proprio contrarietà alla chiamata diretta.

Critici sullo stop invece i dirigenti scolastici. “Ancora una volta si pretende di modificare una norma di legge imperativa con un accordo contrattuale tra parti, cosa che nel nostro ordinamento non sarebbe consentita”, osserva il Presidente dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.

Secondo il quale l’istituto della chiamata diretta era positivo: “consentiva di scegliere i docenti più adatti per l’offerta formativa della scuola, permetteva insomma di adattare il servizio alle esigenze dei ragazzi. Evidentemente il Miur non è di questa idea”.

La cancellazione della chiamata diretta è uno dei punti del contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle.

(Il Faro online)