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Il Papa ai nuovi Cardinali ‘La vera autorità del pastore è servire Cristo nei fratelli’

Il Pontefice impone la berretta rossa a quattordici porporati: "La trasformazione del cuore e la riforma della Chiesa è e sarà sempre in chiave missionaria, perché presuppone che si cessi di vedere e curare i propri interessi per guardare e curare gli interessi del Padre"

Città del Vaticano - "Questa è la più alta onorificenza che possiamo ottenere, la maggiore promozione che ci possa essere conferita: servire Cristo nel popolo fedele di Dio, nell’affamato, nel dimenticato, nel carcerato, nel malato, nel tossicodipendente, nell’abbandonato, in persone concrete con le loro storie e speranze, con le loro attese e delusioni, con le loro sofferenze e ferite".

In una San Pietro addobbata a festa in vista della solennità dei Santi apostoli patroni di Roma, Papa Francesco presiede il Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di 14 nuovi Cardinali.

Tra di essi, spiccano i nomi di Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei; mons. Angelo De Donatis, Vicario Generale di Roma; mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e Delegato Speciale presso il Sovrano Militare Ordine di Malta; e mons. Konrad Krajewski, Elemosiniere Apostolico.

Nuova porpora anche per l'Italia. Ad essere creato cardinale, infatti, anche mons. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo de L’Aquila.

In un rito tanto antico quanto suggestivo, il Pontefice impone loro la berretta rossa, ricordando a tutto il collegio cardinalizio la vera missione del pastore:

"Nessuno di noi deve sentirsi 'superiore' ad alcuno. Nessuno di noi deve guardare gli altri dall’alto in basso. Possiamo guardare così una persona solo quando la aiutiamo ad alzarsi".

"No agli intrighi di Palazzo"

L'omelia del Papa ruota attorno al capitolo dieci del Vangelo di Marco (cfr. Mc 10,32), un passo che, sottolinea il Pontefice, "ci aiuta sempre a vedere come il Signore si prende cura del suo popolo con una pedagogia impareggiabile".

Gesù è in cammino verso Gerusalemme, città che "rappresenta l’ora delle grandi determinazioni e decisioni. Tutti sappiamo che, nella vita, i momenti importanti e cruciali lasciano parlare il cuore e mostrano le intenzioni e le tensioni che ci abitano".

Davanti al terzo e più duro annuncio della passione, "l’Evangelista non teme di svelare certi segreti del cuore dei discepoli: ricerca dei primi posti, gelosie, invidie, intrighi, aggiustamenti e accordi; una logica che non solo logora e corrode da dentro i rapporti tra loro, ma che inoltre li chiude e li avvolge in discussioni inutili e di poco conto".

Ma Gesù "non si ferma su questo, va avanti, e con forza dice loro: 'Tra voi non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore'".

"Con tale atteggiamento, il Signore cerca di ricentrare lo sguardo e il cuore dei suoi discepoli, non permettendo che le discussioni sterili e autoreferenziali trovino spazio in seno alla comunità".

Quindi il Pontefice si domanda: "A che serve guadagnare il mondo intero se si è corrosi all’interno? A che serve guadagnare il mondo intero se si vive tutti presi da intrighi asfissianti che inaridiscono e rendono sterile il cuore e la missione?".

In questa situazione, osserva il Papa, "si potrebbero già intravedere gli intrighi di palazzo, anche nelle curie ecclesiastiche".

La vera missione del pastore

La risposta del Signore, "Tra voi però non è così", fa notare il Santo Padre, "è un invito e una scommessa per recuperare il meglio che c’è nei discepoli e così non lasciarsi rovinare e imprigionare da logiche mondane che distolgono lo sguardo da ciò che è importante".

In altre parole, "è la voce del Signore che salva la comunità dal guardare troppo sé stessa invece di rivolgere lo sguardo, le risorse, le aspettative e il cuore a ciò che conta: la missione".

Con queste parole, spiega Papa Bergoglio, "Gesù ci insegna che la conversione, la trasformazione del cuore e la riforma della Chiesa è e sarà sempre in chiave missionaria, perché presuppone che si cessi di vedere e curare i propri interessi per guardare e curare gli interessi del Padre".

E aggiunge: "La conversione dai nostri peccati, dai nostri egoismi non è e non sarà mai fine a sé stessa, ma mira principalmente a crescere in fedeltà e disponibilità per abbracciare la missione".

Da qui l'invito ad essere "ben disposti e disponibili", "specialmente nei momenti difficili dei nostri fratelli", "ad accompagnare e accogliere tutti e ciascuno".

E ammonisce: "Quando ci dimentichiamo della missione, quando perdiamo di vista il volto concreto dei fratelli, la nostra vita si rinchiude nella ricerca dei propri interessi e delle proprie sicurezze. E così cominciano a crescere il risentimento, la tristezza e il disgusto. A poco a poco viene meno lo spazio per gli altri, per la comunità ecclesiale, per i poveri, per ascoltare la voce del Signore. Così si perde la gioia e il cuore finisce per inaridirsi".

La più alta onorificenza viene da Cristo

Francesco cita quindi un altro celebre passo del Vangelo di Marco: "Chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti" (Mc 10,43.44).

E spiega: "È la beatitudine e il magnificat che ogni giorno siamo chiamati a intonare. È l’invito che il Signore ci fa perché non dimentichiamo che l’autorità nella Chiesa cresce con questa capacità di promuovere la dignità dell’altro, di ungere l’altro, per guarire le sue ferite e la sua speranza tante volte offesa".

Quindi, rivolgendosi direttamente ai porporati, afferma: "Il Signore cammina davanti a noi per ricordarci ancora una volta che l’unica autorità credibile è quella che nasce dal mettersi ai piedi degli altri per servire Cristo. È quella che viene dal non dimenticare che Gesù, prima di chinare il capo sulla croce, non ha avuto paura di chinarsi davanti ai discepoli e lavare loro i piedi".

"Questa è la più alta onorificenza che possiamo ottenere - fa notare il Pontefice -, la maggiore promozione che ci possa essere conferita: servire Cristo nel popolo fedele di Dio, nell’affamato, nel dimenticato, nel carcerato, nel malato, nel tossicodipendente, nell’abbandonato, in persone concrete con le loro storie e speranze, con le loro attese e delusioni, con le loro sofferenze e ferite".

"Nessuno di noi deve sentirsi 'superiore' ad alcuno. Nessuno di noi deve guardare gli altri dall’alto in basso. Possiamo guardare così una persona solo quando la aiutiamo ad alzarsi", aggiunge Francesco.

Dopo la cerimonia, in Vaticano, i nuovi cardinali riceveranno le cosiddette "visite di cortesia" (una volta si chiamavano "visite di calore"), mentre domani mattina, in Piazza San Pietro, alle ore 9.30, parteciperanno alla Messa presieduta da Papa Francesco con il rito di benedizione dei 'pallii' per i nuovi arcivescovi metropoliti.

Foto © Vatican Media