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Il Papa e lo “scandalo” dell’Incarnazione: “Dio non si conforma ai pregiudizi”

Il Pontefice in piazza San Pietro: "La grazia di Dio spesso si presenta a noi in modi sorprendenti, che non corrispondono alle nostre aspettative. Si tratta di avere fede: la mancanza di fede è un ostacolo alla grazia"

Città del Vaticano – “Dio non si conforma ai pregiudizi. Dobbiamo sforzarci di aprire il cuore e la mente, per accogliere la realtà divina che ci viene incontro”.

Così Papa Francesco commenta il brano evangelico di questa domenica, che narra il ritorno a Nazareth di Gesù. Ai tanti pellegrini che affollano piazza San Pietro, sfidando il caldo sole estivo romano, il Pontefice ricorda la logica di Dio, totalmente diversa da quella umana:

“Il Figlio di Dio capovolge ogni schema umano: non sono i discepoli che hanno lavato i piedi al Signore, ma è il Signore che ha lavato i piedi ai discepoli. Questo è un motivo di scandalo e di incredulità, in ogni epoca, anche oggi”.

E conclude: “Dobbiamo sforzarci di aprire il cuore e la mente, per accogliere la realtà divina che ci viene incontro. Si tratta di avere fede: la mancanza di fede è un ostacolo alla grazia di Dio“.

Profeti disprezzati in patria

L’evangelista Marco racconta nel dettaglio il ritorno di Gesù a Nazareth e di sabato si mette a insegnare nella sinagoga (cfr. Mc 6,1-6). “Da quando se ne era andato e si era messo a predicare per le borgate e i villaggi vicini, non aveva rimesso più piede nella sua patria”, precisa il Papa.

Tutto il paese era accorso ad ascoltare “questo figlio del popolo, la cui fama di maestro sapiente e di potente guaritore dilagava ormai per la Galilea e oltre”. Tuttavia, “quello che poteva profilarsi come un successo, si tramutò in un clamoroso rifiuto, al punto che Gesù non poté operare lì nessun prodigio, ma solo poche guarigioni”.

Francesco analizza come il popolo cambia atteggiamento nei confronti di Gesù: “la gente di Nazareth dapprima ascolta, e rimane stupita; poi si domanda perplessa: da dove arriva questa sapienza?”. “Alla fine si scandalizza, riconoscendo in Lui il falegname, il figlio di Maria, che loro hanno visto crescere. Perciò Gesù conclude con l’espressione divenuta proverbiale: ‘Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria’“.

Capovolti gli schemi umani

I compaesani di Gesù passano dalla meraviglia all’incredulità. Il motivo? “Essi fanno un confronto tra l’umile origine di Gesù e le sue capacità attuali: è un falegname, non ha fatto studi, eppure predica meglio degli scribi e opera miracoli – spiega il Papa -. E invece di aprirsi alla realtà, si scandalizzano“.

“Secondo gli abitanti di Nazareth, Dio è troppo grande per abbassarsi a parlare attraverso un uomo così semplice!“. Questo, fa notare Francesco, “è lo scandalo dell’incarnazione: l’evento sconcertante di un Dio fatto carne, che pensa, lavora e agisce con mani d’uomo, ama con cuore d’uomo”.

E’ un “Dio che fatica, mangia e dorme come uno di noi. Il Figlio di Dio capovolge ogni schema umano“, sottolinea il Papa”. E spiega: “Non sono i discepoli che hanno lavato i piedi al Signore, ma è il Signore che ha lavato i piedi ai discepoli. Questo è un motivo di scandalo e di incredulità, in ogni epoca, anche oggi”.

“Il capovolgimento operato da Gesù impegna i suoi discepoli di ieri e di oggi a una verifica personale e comunitaria“.

Un Dio senza pregiudizi

“Anche ai nostri giorni infatti può accadere di nutrire pregiudizi che impediscono di cogliere la realtà – prosegue il Papa -. Ma il Signore oggi ci invita ad assumere un atteggiamento di ascolto umile e di attesa docile, perché la grazia di Dio spesso si presenta a noi in modi sorprendenti, che non corrispondono alle nostre aspettative”.

E a braccio aggiunge: “Pensiamo a Madre Teresa di Calcutta: una suorina piccolina. Nessuno dava dieci lire per lei che andava per le strade per prendere i moribondi affinché avessero una morte degna. E questa piccola suorina con la preghiera e il suo operato ha fatto meraviglie. La piccolezza di una donna ha rivoluzionato l’operato della carità nella Chiesa“.

Dio non si conforma ai pregiudizi“, afferma con forza il Pontefice. “Dobbiamo sforzarci di aprire il cuore e la mente, per accogliere la realtà divina che ci viene incontro. Si tratta di avere fede: la mancanza di fede è un ostacolo alla grazia di Dio“.

Poi ammonisce: “Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse: si ripetono i gesti e i segni della fede, ma ad essi non corrisponde una reale adesione alla persona di Gesù e al suo Vangelo. Ogni cristiano invece è chiamato ad approfondire questa appartenenza fondamentale, cercando di testimoniarla con una coerente condotta di vita, il cui filo conduttore è la carità”.

La preghiera per la “Domenica del Mare”

Terminata la preghiera dell’Angelus, il Santo Padre ricorda l’incontro avvenuto a Bari, con i Patriarchi delle Chiese del Medio Oriente e i loro Rappresentanti: “Rendo grazie a Dio per questo incontro, che è stato un segno eloquente di unità dei cristiani, e ha visto la partecipazione entusiasta del popolo di Dio”.

Poi, un pensiero a marittimi e pescatori nel giorno in cui ricorre la “Domenica del Mare”: “Prego per loro e per le loro famiglie, come pure per i cappellani e i volontari dell’Apostolato del Mare. Un ricordo particolare per coloro che in mare vivono situazioni di lavoro indegno; come pure per quanti si impegnano a liberare i mari dall’inquinamento”.

Nel salutare i tanti pellegrini brasiliani, scherza sull’uscita della “Selecao” dai Mondiali di Russia: “Saluto i brasiliani e coraggio! Un’altra volta ci sarà!“.

Infine, il tradizionale saluto: “Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci“.

(Il Faro online)