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“Non riduciamo la religione a ‘fare delle cose’, crediamo in Gesù”

Il Pontefice ricorda Paolo VI alla vigilia dell'anniversario della sua scomparsa: "Dal cielo interceda per la Chiesa e per la pace nel mondo"

Città del Vaticano - E’ una tentazione comune quella di "ridurre la religione alla pratica delle leggi, proiettando sul nostro rapporto con Dio l’immagine del rapporto tra i servi e il loro padrone". Ma "l’opera di Dio non consiste tanto nel 'fare' delle cose, ma nel 'credere' in Colui che Egli ha mandato".

Ancora una volta, Papa Francesco torna a sottolineare l'importanza del rapporto tra Dio e gli esseri umani, un rapporto che, come già ribadito più volte, non si basa su una condizione di sottomissione, bensì d'amore.

Alla base di tutto c'è la fede: "La fede in Gesù ci permette di compiere le opere di Dio. Se ci lasceremo coinvolgere in questo rapporto d’amore e di fiducia con Gesù, saremo capaci di compiere opere buone che profumano di Vangelo, per il bene e le necessità dei fratelli".

Un cambio di prospettiva

Francesco, ai tanti pellegrini che affollano una rovente piazza San Pietro, ricorda come in queste ultime domeniche, la liturgia "ci ha mostrato l’immagine carica di tenerezza di Gesù che va incontro alle folle e ai loro bisogni".

Ma nel brano odierno, (cfr. Gv 6,24-35) "la prospettiva cambia: è la folla, sfamata da Gesù, che si mette nuovamente in cerca di Lui". Tuttavia, a Cristo "non basta che la gente lo cerchi, vuole che la gente lo conosca; vuole che la ricerca di Lui e l’incontro con Lui vadano oltre la soddisfazione immediata delle necessità materiali".

E spiega: "Gesù è venuto a portarci qualcosa di più, ad aprire la nostra esistenza a un orizzonte più ampio rispetto alle preoccupazioni quotidiane del nutrirsi, del vestirsi, della carriera, e così via". Per tanto, "stimola la gente a fare un passo avanti, a interrogarsi sul significato del miracolo, e non solo ad approfittarne".

E sottolinea: "La moltiplicazione dei pani e dei pesci è segno del grande dono che il Padre ha fatto all’umanità e che è Gesù stesso!".

Il vero pane della vita

Il Papa ricorda che Gesù è il vero "pane della vita": "vuole saziare non soltanto i corpi ma anche le anime, dando il cibo spirituale che può soddisfare la fame più profonda".

Ed è per questo che "invita la folla a procurarsi non il cibo che non dura, ma quello che rimane per la vita eterna", "un cibo - fa notare il Pontefice - che Gesù ci dona ogni giorno: la sua Parola, il suo Corpo, il suo Sangue".

Tuttavia, "la folla ascolta l’invito del Signore, ma non ne comprende il senso", "come capita tante volte anche a noi". "Gli ascoltatori di Gesù pensano che Egli chieda loro l’osservanza dei precetti per ottenere altri miracoli".

Una tentazione comune, secondo il Santo Padre, quella "di ridurre la religione alla pratica delle leggi, proiettando sul nostro rapporto con Dio l’immagine del rapporto tra i servi e il loro padrone". In altre parole, "la folla vuole sapere da Gesù quali azioni deve fare per accontentare Dio".

Ma Gesù spiazza tutti con una risposta inattesa: "Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato". Parole, sottolinea il Papa, che "sono rivolte, oggi, anche a noi: l’opera di Dio non consiste tanto nel 'fare' delle cose, ma nel 'credere' in Colui che Egli ha mandato".

L'importanza del rapporto con Dio

In altre parole: "la fede in Gesù ci permette di compiere le opere di Dio. Se ci lasceremo coinvolgere in questo rapporto d’amore e di fiducia con Gesù, saremo capaci di compiere opere buone che profumano di Vangelo, per il bene e le necessità dei fratelli".

"Il Signore ci invita a non dimenticare che, se è necessario preoccuparci per il pane materiale, ancora più importante è coltivare il rapporto con Lui - aggiunge il Papa -, rafforzare la nostra fede in Lui che è il «pane della vita», venuto per saziare la nostra fame di verità, di giustizia, di amore".

Il ricordo di Paolo VI

Dopo la benedizione, Francesco ricorda il beato Papa Paolo VI, che quarant'anni fa stava vivendo le sue ultime ore su questa terra: "Morì infatti la sera del 6 agosto 1978. Lo ricordiamo con tanta venerazione e gratitudine, in attesa della sua canonizzazione, il 14 ottobre prossimo. Dal cielo interceda per la Chiesa e per la pace nel mondo". E, definendo il "Papa della modernità", invita i fedeli presenti in piazza a ricordarlo con un applauso.

Quindi, il suo tradizionale e immancabile saluto: "A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!".

(Il Faro online)