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Le big della Silicon Valley contro Alex Jones, il complottista appoggiato da Trump

Apple e Facebook, ma anche YouTube e Spotify allontanano l'animatore del sito Infowars, uno dei più celebri complottisti d'America

New York – Le big della Silicon Valley cacciano Alex Jones, l’animatore del sito Infowars e uno dei più celebri complottisti d’America, pubblicamente appoggiato dal presidente Donald Trump.

Apple, Facebook, YouTube ma anche la svedese Spotify rimuovono dalle loro piattaforme la maggior parte dei contenuti di Jones, una delle voci online più conosciute per diffondere cattive informazioni. Immediata la rivolta dei conservatori e di Wikileaks contro la rimozione: “La grande censura è iniziata” afferma su Twitter Paul Joseph Watson, commentatore di destra e collaboratore esterno di InfoWars.

“L’impero colpisce: Apple, Spotify, Facebook e Google-YouTube purgano Infowars-Alex Jones. Sì, InfoWars contiene di frequente informazioni senza senso, ma è anche critico del potere dello stato. Quale altra pubblicazione con milioni di sottoscrittori sarà la prossima a essere spazzata via per trasgressione culturale?” commenta Wikileaks.

Cupertino ha rimosso cinque dei podcast di Jones mentre Facebook ha rimosso quattro pagine da lui controllate. YouTube ha invece messo fino al suo canale, che poteva contare su 2,4 milioni di abbonati, per le ripetute violazioni delle sue politiche, incluso il divieto di incitamento all’odio. Analoga la motivazione offerta da Spotify per la rimozione del podcast di Jones che con Infowars è leader nell’uso di internet per diffondere teorie di complotti di destra.

Il sito per esempio afferma da tempo che i leader dei democratici operano una vasta rete pedopornografica e che Robert Mueller, il procuratore speciale per il Russiagate, li aiuta a coprirla.

“Apple non tollera i discorsi che incitano all’odio e abbiamo delle chiare linee guida che i creatori e gli sviluppatori devono seguire per assicurare una fornitura di un contesto sicuro per tutti i nostri clienti” afferma Apple, sottolineando che i podcast che violano le linee guida sono rimossi. “Crediamo nella rappresentanza di un’ampia serie di punti di vista ma serve rispetto per chi ha opinioni diverse” aggiunge.

Facebook ha rimosso quattro pagine di Jones per i contenuti in violazione delle linee guida del social network. “Anche se la maggior parte del dibattito su Infowars è stato finora legato alle fake news, che è un tema serio al quale stiamo lavorando, nessuna delle violazioni che hanno portato alla rimozione delle pagine di oggi e’ legata a questo problema” spiega Facebook.

Una delle tesi più sconvolgenti di Jones è legata al massacro di Newtown, in cui 26 persone tra cui venti bambini vennero trucidati da un teen-ager impazzito che poi si uccise dopo aver crivellato di colpi anche la madre. Secondo Jones sarebbe stata tutta una finzione messa in scena dalla lobby contro le armi facili.

(Il Faro online)