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Facebook e la lotta alle fake news: presto un voto alla credibilità degli amici

Il sistema messo a punto nell'ultimo anno punta a bloccare il flusso di disinformazione sul social media

New York – Facebook dà il voto all’affidabilità e la credibilità dei suoi “amici”, assegnando un punteggio per la loro reputazione.

A svelare la nuova tattica del social media contro le fake news è il Washington Post, secondo il quale il sistema di rating punta a facilitare l’identificazione di quegli utenti che cercano di aggirare le regole ad esempio bollando come false storie che invece sono vere solo perchè sono in disaccordo.

Il sistema messo a punto nell’ultimo anno punta a bloccare il flusso di disinformazione sul social media. Il voto – afferma Tessa Lyons, il manager di Facebook incaricato di combattere la disinformazione – non è un indicatore assoluto della credibilità di una persona: è uno degli indicatori fra i migliaia di segnali di cui Facebook tiene conto nel cercare di identificare e capire i rischi.

Interferenze con le elezioni, rimossi russi e iraniani

Nel frattempo, il social ha individuato e rimosso centinaia di nuovi profili considerati falsi e implicati in comportamenti considerati di “disturbo” in vista delle elezioni di midterm negli Stati Uniti il prossimo novembre.

Sono in tutto 652 fra pagine, gruppi e profili, ha fatto sapere il social network, e alcuni di questi sono originati in Iran e Russia. La loro attività sospetta è legata ad una “condotta non autentica coordinata” che comprende la condivisione di materiale a sfondo politico.

Elementi sufficienti per indurre il social network ad intervenire con tempestività, dopo la debacle della scorsa stagione elettorale fra scandali per le falle su sicurezza e privacy (il caso Cambridge Analytica in testa) e i sospetti di interferenze guidate da Mosca per influenzare le elezioni americane del 2016.

Così Facebook adesso corre ai ripari e subito, al primo campanello d’allarme: il social network ha infatti affermato di non aver ancora concluso appieno le analisi e le verifiche del materiale considerato sospetto e non ha fornito dettagli sulle eventuali motivazioni individuate alla base dei comportamenti giudicati a rischio.

Ha però rivelato di aver informato il governo degli Stati Uniti e quello britannico, oltre a contattare nello specifico il dipartimento Usa del Tesoro e il dipartimento di Stato alla luce delle sanzioni al momento imposte all’Iran. “C’è molto che ancora non sappiamo”, ha detto il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg.

Si sa però che la decisione di rimuovere pagine e account presa nelle scorse ore è frutto di quattro inchieste, tre riguardanti l’Iran e una la Russia. In un caso ha riguardato un gruppo denominato “Liberty Front Press” cui fanno capo diversi account su Facebook e Instagram con circa 155mila follower.

“Il gruppo – ha affermato Facebook – stando alle registrazioni del sito e agli indirizzi IP e degli amministratori risultava legato a media di Stato iraniani, con i primi account creati nel 2013 e con contenuti su Medio Oriente, Regno Unito e Usa”.

Dalle analisi condotte non sembra che l’obiettivo del gruppo fosse influenzare le elezioni di midterm, sebbene “non si esclude che tentativi in questo senso possano essere stati fatti”. Altri due gruppi sono stati segnalati con legami all’Iran, mentre un quarto – che avrebbe tentato di influenzare su Siria e Ucraina – era legato a fonti che secondo Facebook gli Usa considerano legati all’intelligence militare russa.

L’allarme di Microsoft

“È chiaro che le democrazie di tutto il mondo sono sotto attacco. Entità straniere stanno lanciando attacchi informatici per interrompere le elezioni e seminare discordia”. A lanciare l’allarme il presidente di Microsoft, Brad Smith.

La compagnia ha annunciato di aver scoperto hacker legati al governo russo che puntavano a gruppi politici Usa. “Internet è diventato un modo per alcuni governi di rubare e divulgare informazioni, diffondere disinformazione, sondare e tentare di manomettere i sistemi di voto”, ha detto Smith.

Tentativi di interferenze da parte di hacker stranieri si sono visti nelle elezioni presidenziali Usa del 2016, nelle presidenziali francesi del maggio scorso “e ora, in un modo sempre più ampio, mentre gli americani si stanno preparando per le elezioni di metà mandato a novembre”, ha evidenziato Smith, secondo cui “l’ampliamento delle minacce informatiche a entrambi i partiti politici degli Stati Uniti rende chiaro che il settore tecnologico dovrà fare di più per contribuire a proteggere il processo democratico”.

L’Unità Crimini Digitali di Microsoft – ha raccontato il presidente della compagnia – la settimana scorsa ha fatto bloccare sei domini internet creati “da un gruppo largamente associato al governo russo e noto come Strontium”.

I domini tentavano di spacciarsi per il Senato e per per due organizzazioni conservatrici americane, l’Hudson Institute e l’International Republican Institute. Per arginare la minaccia, Microsoft lancia “AccountGuard”, un’iniziativa che “fornirà una protezione informatica all’avanguardia senza costi aggiuntivi a tutti i candidati e agli uffici per la campagna elettorale a livello federale, statale e locale, così come ai think tank e alle organizzazioni politiche che ora crediamo siano sotto attacco”, ha concluso Smith.

La tecnologia, gratuita per chi usa Office 365, notificherà i tentativi di attacco e fornirà una guida per mettere in sicurezza i sistemi informatici.

(Il Faro online)