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Amatrice, la rinascita inizia dalla tradizione

2 settembre 2018 | 08:00
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Nel comune reatino torna, a due anni dal sisma, la Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana: non una festa ma un segno per dire al mondo che la vita c’è. E prosegue

Amatrice – Il vento che soffia tra i boschi e gli arbusti che, lentamente, iniziano ad arrampicarsi lungo gli edifici sventrati; segnaletica e cumuli di macerie ai lati delle strade. Diverse automobili e camper salgono e scendono sulle strade che costeggiano il crinale sul quale sorge Amatrice, uno dei comuni colpiti dal sisma che nella notte del 24 agosto 2016 ha seminato morte e distruzione nell’alta Valle del Tronto, alla vigilia di quella che doveva essere una festa: la Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana, ricetta che ha reso famosa in tutto il mondo la cittadina del reatino.

A distanza di due anni da quella notte fatale, la speranza e la voglia di vivere non ha abbandonato chi ha scelto di restare. E così, entrando nel borgo, il silenzio cede il passo alla musica della banda e alla voce dello speaker che annuncia gli artisti che si susseguiranno sui due palchi allestiti in un nuovo sito, poiché quello storico, a ridosso di Corso Umberto I, è costellato di edifici pericolanti e macerie. In sottofondo, i rumori della cucina, dove vengono scolati chili e chili di spaghetti per far fronte alle centinaia di turisti presenti: solo nella prima giornata, in tremila (secondo le stime ufficiali) hanno preso parte all’evento.

Luminarie, stand gastronomici, gazebo sotto i quali a centinaia si alternano sui tavolini per degustare il piatto della tradizione. “Sì, ne vale la pena”, si legge sul grande stand dove è allestita la cucina. Ma non è una festa. Come potrebbe esserlo? Le crepe sui palazzi, i campanili imbrigliati, gli edifici abbandonati e le macerie sono lì, segni tangibili della furia della natura.

E’ un recupero della tradizione. Noi siamo legati alla pasta perché siamo famosi anche per quella. La Sagra l’abbiamo fatta per cinquant’anni, ci ha cresciuti, e recuperare un pezzo di tradizione in un momento del genere è certamente molto importante”, dice ai giornalisti il sindaco di Amatrice, Filippo Palombini.

Che precisa: “Questo non è un risultato: è un momento che serve alla comunità per trovare stimoli. Quello che avete visto salendo dà la dimensione di un lavoro che durerà anni. Ma gli stimoli servono per sopravvivere, come segnale di fiducia. Oggi la Sagra non vuol dire festeggiamento, né si tratta di un modo per dire le cose vadano bene, ma per dire che devono andare bene. E’ un segno di fiducia che ci siamo voluti dare perché per noi è importante”.

E’ importante per i bambini che giocano e corrono tra i giardini delle casette a schiera donate agli abitanti di Amatrice dopo il terremoto; è importante per i giovani, che con passione servono i piatti al bancone; è importante per l’intera comunità cittadina, che nella sua tradizione inizia a respirare la speranza della rinascita.

Organizzare l’evento non è stato facile, ma tutti hanno collaborato: Comune e Regione si sono adoperate per realizzare quello che è l’evento maggiore per Amatrice. Una collaborazione speciale è arrivata anche dai paesi vicino e non: tra le Forze dell’Ordine, infatti, si vedono i Vigili Urbani di Roma Capitale (ben sei volanti).

Ad Amatrice c’è ancora tanto da fare, e i dubbi assalgono anche i visitatori. Un turista, parlando con la moglie, si domanda se vale davvero la pena riorganizzare tutto questo. La risposta arriva pochi istanti dopo da un gruppo di bambini che continuano a giocare e ridere. Addosso hanno la maglia della Sagra. Ad Amatrice c’è ancora tanto da fare, è vero. Ma c’è vita. Una vita che prosegue. “Sì, ne vale la pena”.

(Il Faro online)