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Il Papa ai Vescovi siciliani: “Via la mafia dalla pietà popolare”

La preghiera del Pontefice nel luogo del martirio di don Puglisi nel quartiere Brancaccio, poi il monito ai sacerdoti: "Va bandita ogni forma di clericalismo: non ci siano in voi atteggiamenti altezzosi, arroganti o prepotenti"

di FABIO BERETTA

Palermo - "Vigilare attentamente, affinché la religiosità popolare non venga strumentalizzata dalla presenza mafiosa". E' questo il monito che Papa Francesco lancia ai vescovi e ai sacerdoti siciliani, riuniti nella Cattedrale di Palermo.

E a braccio, aggiunge: "L'abbiamo visto nei giornali: la Madonna che si ferma e si inchina davanti alla casa del capo mafia. No! Questo non si fa!".

Una visita, quella di Bergoglio nel capoluogo siciliano, che si svolge a 25 anni esatti dall'omicidio, commesso per mano di Cosa nostra, di don Pino Puglisi, oggi beato.

Francesco ripercorre le orme di 3P, come i palermitani chiamano Padre Puglisi. Terminata la Messa al Foro Italico (leggi qui), il Papa si reca nel quartiere periferico di Brancaccio. Era qui che don Pino svolgeva la sua opera pastorale contro la mafia, sottraendo alla strada e a Cosa nostra quei giovani destinati a diventare "uomini di morte".

E' la prima volta che un Pontefice entra nel quartiere di Brancaccio. Ad attenderlo i residenti in festa. Dai balconi e dalle finestre che si affacciano su piazza Anita Garibaldi, sventolano lenzuola bianche. Uno scenario impensabile venticinque anni fa, quando l'intera zona era completamente assoggettato alla mafia.

Francesco prega sul luogo del martirio di don Puglisi, visita la sua abitazione e la parrocchia in forma strettamente privata. Poi, l'incontro con i sacerdoti siciliani, nella cornice della Cattedrale di Palermo.

Al suo arrivo, Bergoglio sosta in preghiera davanti alla tomba di don Puglisi, situata in una cappella laterale della Cattedrale. Il discorso del Papa ruota attorno a tre verbi: celebrare, accompagnare, celebrare.

Leggi qui il discorso del Papa ai Vescovi siciliani

Infine, un appello ai sacerdoti e a tutti i religiosi cattolici:

"La Chiesa non sta sopra il mondo, ma dentro al mondo, per farlo fermentare, come lievito nella pasta. Per questo, cari fratelli, va bandita ogni forma di clericalismo: non abbiano in voi cittadinanza atteggiamenti altezzosi, arroganti o prepotenti. Per essere testimoni credibili va ricordato che prima di essere preti siamo sempre diaconi; prima di esser ministri sacri siamo fratelli di tutti. Anche il carrierismo e il familismo sono nemici da estromettere, perché la loro logica è quella del potere, e il prete non è uomo del potere, ma del servizio. Testimoniare, poi, vuol dire fuggire ogni doppiezza di vita, in seminario, nella vita religiosa, nel sacerdozio. Non si può vivere una doppia morale: una per il popolo di Dio e un’altra in casa propria. Il testimone di Gesù appartiene a lui sempre. E per amore suo intraprende una quotidiana battaglia contro i suoi vizi e contro ogni mondanità alienante".

All'ammonimento, tuttavia, segue un augurio: "Siate testimoni di speranza, come don Pino ben disse una volta: 'A chi è disorientato il testimone della speranza indica non cos’è la speranza, ma chi è la speranza. La speranza è Cristo, e si indica logicamente attraverso una propria vita orientata verso Cristo'. Vi ringrazio e vi benedico, augurandovi la gioia di celebrare, accompagnare e testimoniare il grande dono che Dio ha messo nei vostri cuori. Grazie, e pregate sempre per me!"

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media