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Lussemburgo al voto, crolla il partito di Juncker

Il Csv piomba al 28%, il peggior risultato di sempre. Si profila la necessità di un governo di coalizione

Bruxelles – Il ritorno-rivincita al potere, in Lussemburgo, dei cristianodemocratici (Csv) dell’ex premier e ora presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker non c’è stato. Il dato emerge con sufficiente chiarezza a scrutinio ancora aperto, anche se mancano ancora pochi voti da conteggiare.

Sebbene il partito di centrodestra che candida Claude Wiesler si aggiudichi la maggior parte delle circoscrizioni, il risultato non è all’altezza dei sondaggi della vigilia, dove il Csv era dato in testa alle intenzioni di voto, col 35%. Il partito sembra piuttosto piombato al 28%, il peggior risultato di sempre.

E di certo servirà una coalizione per formare il nuovo governo. Anche il Dp, la formazione di stampo liberale del premier uscente Xavier Bettel, appare in peggioramento rispetto alle consultazioni precedenti, e potrebbe perdere qualche seggio. I numeri non sembrano così confermare la possibilità di ripetere l’attuale coalizione di governo blu-rosso-verde guidata da Bettel, anche se i Verdi avanzano, e potrebbero conquistare un seggio in più, mentre i socialisti (Lsap) si trovano oltre il 16%.

La posizione di Bettel – che ancora il mese scorso aveva organizzato un minivertice dei liberali con il presidente francese Emmanuel Macron e gli altri due premier del Benelux, l’olandese Mark Rutte e il belga Charles Michel – appare così altamente incerta.

Il suo Dp, grazie alla giravolta dei socialisti dell’Lsap dell’attuale vicepremier Etienne Schneider e del ministro degli Esteri Jean Asselborn e insieme ai verdi di Dei Greng, era riuscito a formare un’ampia coalizione anti-Csv – sebbene fosse di gran lunga primo partito – per letteralmente cacciare Juncker dopo quasi 20 anni di premierato.

A complicare la situazione, e potenzialmente sparigliare le vecchie egemonie, sono anche i numeri al rialzo per i piccoli partiti. Crescono i consensi, anche se non in modo determinante, per l’Adr, una formazione populista che esiste da tempo ma che beneficia del vento in poppa per i partiti simili in Europa.

Anche il numero dei seggi di altri due piccoli partiti sale, a sorpresa, si tratta dei Piraten e della Sinistra. Ad essere chiamati alle urne sono stati 256mila elettori, poco meno del 43% della popolazione del Granducato, dove quasi la metà degli abitanti (il 48%) è straniera e quindi senza diritto di voto alle legislative.

(Il Faro online)