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I cyber attacchi costano 400 miliardi, l’Europa affila le armi

Pesano sull'economia mondiale, Covassi: "L'Ue ha punti deboli"

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Roma – Quattrocento miliardi di euro: tanto costano all’economia mondiale, ogni anno, i cyber attacchi. Per questo è importante una strategia di sicurezza e di difesa che non può essere confinata alle frontiere nazionali.

E per questo l’Europa è al lavoro per dotarsi di strumenti sempre più efficaci e capaci di fronteggiare una sfida in continua evoluzione.

“Il Cybersecurity Act è una proposta della Commissione europea per creare un nuovo sistema di certificazione della sicurezza di prodotti e dei servizi digitali” e rafforzare il ruolo dell’Enisa (l’Agenzia dell’Ue per la sicurezza delle reti e dell’informazione), ha spiegato Beatrice Covassi, capo della Rappresentanza in Italia della Commissione, aprendo l’evento ‘Il Cybersecurity Act: strategia europea e priorità dell’Italia’, nell’ambito del mese della sicurezza informatica in Europa.

“In un mondo interconnesso – ha aggiunto – tutto è un possibile obiettivo di cyberattacchi, comprese le infrastrutture critiche come per esempio luce e acqua” e l’Europa “è a macchia di leopardo, con una serie di punti di debolezza”.

L’obiettivo è quello di approvare la nuova normativa entro la fine della presidenza di turno austriaca e, nel prossimo bilancio Ue per il periodo 2021-2027, ha detto ancora Covassi, saranno investiti due miliardi di euro nel settore della cybersicurezza. I dati forniti dal’Unione europea sono allarmanti.

Nell’ultimo anno l’80 per cento delle imprese europee ha subito almeno un incidente legato alla cybersicurezza e in alcuni Stati membri i reati informatici costituiscono il 50% di tutti i reati commessi.

Per dare un’idea dell’entità del problema, basta ricordare che nel maggio 2017 oltre 150 Paesi e più di 230 mila sistemi sono stati colpiti dall’attacco ‘Wannycry’ con gravi ripercussioni su servizi essenziali connessi a internet come per esempio ospedali e soccorsi in ambulanza.

“La cybersicurezza non è un concetto da relegare agli addetti ai lavori perché è diventata uno dei temi fondanti nel nostro mondo”, ha sottolineato Nunzia Ciardi, direttore del servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni.

“In termini di protezione delle infrastrutture critiche l’Italia è tra i primi al mondo. Parlare di questo significa parlare di protezione del Sistema Paese”, ha rilevato, ma “la cybersicurezza non può essere realizzata su base nazionale” e “la normativa europea può essere un validissimo supporto”.

(Il Faro online)

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