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Gianni Rodari, il poeta dei bambini che scoprì Ostia

A 98 anni dalla sua nascita un racconto di Gianni Rodari dedicato alla spiaggia di Ostia

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Roma – Giovanni Rodari, in arte Gianni, nasceva a Roma il 23 ottobre di 98 anni fa. Scrittore, pedagogista, giornalista, musicista e poeta lasciò a tutti noi un patrimonio di racconti, filastrocche, canzoni e poesie divenute dei classici per i ragazzi. Un’inestimabile produzione che gli valse nel 1970 il “Premio Hans Christian Andersen”, divenendo l’unico italiano del settore scrittori a riceverlo.

Al principio della sua carriera fu maestro e attinse dai bambini proprio la fantasia che divenne caratteristica essenziale delle sue opere e del suo lavoro di giornalista: nel 1947 con l’Unità di Milano, la rubrica La domenica dei piccoli, e nel 1950 (anno in cui si trasferì a Roma), fondò il giornale per ragazzi Pioniere (settimanale dell’API, Associazione Pionieri d’Italia), e successivamente Avanguardia, giornale nazionale della FGCI, Federazione Giovanile Comunista Italiana.

Nel 1951, il suo primo libro pedagogico Il manuale del Pioniere, che gli costò la scomunica del Vaticano, che lo definì “ex-seminarista cristiano diventato diabolico”. Con Rai e BBC, fu autore del programma televisivo per l’infanzia Giocagiò, e diresse fino al 1977 il Giornale dei genitori. Nel 1973 pubblicò il suo capolavoro pedagogico, risultato di anni di lavoro passati a relazionarsi con il campo della “fantastica”: Grammatica della Fantasia; introduzione all’arte di inventare storie, indirizzato a insegnanti, genitori e animatori.

Dal 1980 (anno della sua morte), sono state scritte decine di opere che parlano di Gianni Rodari, ed esistono anche centinaia di parchi, circoli, biblioteche, ludoteche, strade, e scuole materne ed elementari intitolate a lui. Il “Parco Rodari” più importante si trova ad Omegna, suo paese natale, mentre a Roma gli è stata intitolata la biblioteca comunale del VII Municipio di Roma a Tor Tre Teste e il “Parco Gianni Rodari” ad Ostia, in via Desiderato Petri, nel X Municipio di Roma.

Tra le sue opere maggiori si ricordano “Filastrocche in cielo e in terra”, “Il libro degli errori”, “Il gioco dei quattro cantoni”, “C’era due volte il barone Lamberto” e la raccolta “Favole al telefon”o dalla quale è tratto questo racconto fantastico dedicato alla spiaggia di Ostia.

 Sulla spiaggia di Ostia

(Favole al telefono, Einaudi) 

A pochi chilometri da Roma c’è la spiaggia di Ostia e i romani d’estate ci vanno a migliaia di migliaia, sulla spiaggia non resta nemmeno lo spazio per scavare una buca con la paletta e chi arriva ultimo non sa dove piantare l’ombrellone.
Una volta capitò sulla spiaggia di Ostia un bizzarro signore, davvero spiritoso.
Arrivò per ultimo, con l’ombrellone sotto il braccio, e non trovò il posto per piantarlo.

Allora lo aprì, diede un’aggiustatina al manico e subito l’ombrellone si sollevò per aria, scavalcò migliaia di migliaia di ombrelloni e andò a mettersi proprio in riva al mare, ma due o tre metri sopra la punta degli altri ombrelloni.

Lo spiritoso signore aprì la sua sedia a sdraio e anche quella galleggiò per aria; si sdraiò, levò di tasca un libro e cominciò a leggere.

La gente, sulle prime, non se ne accorse nemmeno.

Stavano tutti sotto i loro ombrelloni, cercavano di vedere un pezzetto di mare tra le teste di quelli che stavano davanti, o facevano le parole crociate, e nessuno guardava per aria.

Ma ad un tratto una signora sentì qualcosa cadere sul suo ombrellone pensò che fosse una palla, uscì per sgridare i bambini, si guardò intorno, guardò per aria e vide lo spiritoso signore sospeso sulla sua testa.
 Il signore guardando in giù, disse: – Scusi, signora, mi è caduto il libro.
La signora, per la sorpresa, cadde seduta nella sabbia.
Accorsero i parenti per aiutarla, e la signora, senza parlare, indicò loro col dito l’ombrellone volante.

Per piacere – disse lo spiritoso signore – mi ributtano su il l mio libro?
Uno dopo l’altro, intanto, tutti i romani della spiaggia si decisero a guardare per aria.

Anvedi quello – dicevano – ci ha l’ombrellone a reazzione!

Un ragazzino gli gettò su il libro, e il signore si rimise a leggere.
Pian piano lo lasciarono in pace.

Solo i bambini, ogni tanto, chiamavano:

Signore, signore!

Che volete?

Perché non ci insegna come si fa a star per aria così?

Ma quello sbuffava e tornava a leggere.

Al tramonto, con un leggero sibilo, l’ombrellone volò via, lo spiritoso signore atterrò sulla strada vicino alla sua moto e se ne andò.
Chissà chi era e dove aveva comprato quell’ombrellone.

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