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Ossa nella Nunziatura: tante le piste ma “In Vaticano nessuno crede a una svolta”

In passato alcuni spunti investigativi avevano già portato gli inquirenti ad effettuare una serie di verifiche nel quadrilatero di strade comprese tra Porta Pia, via Nomentana, via Salaria e via Po

Roma – “In Vaticano tutti pensano che i nomi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori non c’entrino nulla col ritrovamento delle ossa che ha avuto luogo sotto il pavimento della Nunziatura Apostolica di via Po a Roma“, dice – in un’intervista a Repubblica – monsignor Gianfranco Girotti, reggente emerito della Penitenzieria Apostolica.

Già quando la magistratura cercava i resti di Emanuela a Sant’Apollinare disse che non li avrebbe trovati: “Anche allora – afferma – mi sembrava un’ipotesi priva di un reale fondamento. E lo confermo oggi. Non è inusuale trovare sotto le chiese o sotto gli edifici in zone extraterritoriali resti umani. Così credo che con Orlandi e Gregori questi resti non abbiano nulla a che fare: posso sempre sbagliarmi ma questo è il mio pensiero”.

Girotti spiega che “prima di essere Nunziatura quella di via Po era una semplice abitazione. Era di un ebreo di Torino, il quale decise di lasciare in eredità la propria residenza romana a Papa Pio XII. Era il 1949″, “la Nunziatura in ogni caso venne spostata lì solo nel 1959. Quelle ossa possono appartenere a chiunque”.

Lunedì la parola alla scientifica

Saranno affidati nei prossimi giorni e dovrebbero iniziare già lunedì prossimo gli accertamenti sulle ossa; secondo quanto si appreso le verifiche, seppur complicate, perchè da svolgere su un materiale in parte deteriorato, saranno completamente affidate alla polizia scientifica.

Non si dovrebbe fare ricorso dunque a laboratori esterni e centri accademici ma l’intera ricognizione sulle ossa, una parte di scheletro e altri resti, sarebbe affidata ai laboratori scientifici della polizia. Una volta estratto il materiale genetico questo sarà comparato con quello di Emanuela Orlandi, il cui Dna è stato da tempo messo a disposizione della famiglia agli investigatori.

Stessa cosa per il Dna di Mirella Gregori che la famiglia forni ai tempi della vicenda di Sant’Apollinare. Oltre alle perizie la Procura di Roma valuterà se ascoltare i testimoni del rinvenimento, ovvero i quattro operai che stavano lavorando al pavimento sotto il quale si trovavano le ossa. I quattro sono stati già sentiti dalla Squadra Mobile, a cui la Procura ha delegato le indagini, e hanno raccontato del rinvenimento durante i lavori di coibentazione del pavimento.

La posizione in cui si trovavano le ossa, ovvero sotto il massetto cioè lo strato di materiale edilizio che permette la messa in posa del pavimento, potrebbe far pensare a scheletri non di vecchissima datazione anche se questa risposta si avrà solo dalle perizie.

In questo senso le indagini dovranno accertare a quanti e quali lavori di ristrutturazione è stata soggetta la dependance della Nunziatura in questi ultimi decenni e si potrebbe anche tentare di ricostruire e convocare le varie ditte, e anche gli operai, che furono impegnati per poi eventualmente convocarli in Procura.

Parallelamente si cercano anche di ricostruire chi ha vissuto nella dependance riservata ai custodi negli ultimi decenni.

Le piste degli inquirenti

L’indagine sembra riportare ad un quadrante di Roma, già stato interessato dalle inchieste della magistratura sui casi Orlandi e Gregori, il clamoroso ritrovamento di reperti ossei sotto un pavimento della Nunziatura apostolica in Italia.

E’ incredibile pensare che nel 1983 abitavamo proprio lì, a dieci minuti a piedi da via Po e dalla Nunziatura”. A raccontarlo è la stessa sorella di Mirella Gregori, Maria Antonietta.

Come riporta l’Ansa, in passato alcuni spunti investigativi avevano già portato gli inquirenti ad effettuare una serie di verifiche in quella zona, in quel quadrilatero di strade comprese tra Porta Pia, via Nomentana, via Salaria e appunto via Po.

In base al racconto di Sabrina Minardi, amante di Enrico De Pedis, detto ‘Renatino’, che con le sue rivelazioni fece entrare la Banda nella Magliana in uno dei misteri più lunghi di Italia, uno dei collaboratori del boss viveva in quella zona.

Nel 2009 la Squadra Mobile accertò che in via Po, al civico 25, una manciata di metri dalla Nunziatura ha vissuto, tra il 1983 e il 1985, Giuseppe Scimone, deceduto circa 12 anni fa. La Minardi ritagliava per Scimone un ruolo operativo nel presunto sequestro della Orlandi ma le verifiche dei pm di piazzale Clodio non portò a nulla di concreto. A poca distanza da quella strada elegante fatta di palazzi novecenteschi, vivevano i Gregori, esattamente in via Volturno, dove avevano anche un bar.

E proprio lì che della 15enne, il 7 maggio di 35 anni fa, si persero le tracce. “Andò ad un appuntamento nella zona di Porta Pia e in particolare dove si trova il monumento al Bersagliere – ricorda la sorella – in linea d’aria poche centinaia di metri da via Po”.

Mirella, intorno alle ore 15, dopo avere preso accordi con un tal Sandro che l’aveva chiamata al citofono, salutò la madre, uscì di casa scomparendo per sempre. Su cosa avvenne dopo il mistero è fitto.

Alcune piste investigative, sia all’epoca dei fatti che più recenti legate alle rivelazioni, poi risultate false, di Marco Accetti, portarono ad un appartamento di via Santa Teresa, a pochi metri da Corso Italia, stesso quadrante di via Po, dove la Gregori avrebbe pernottato nei giorni successivi alla scomparsa. Si tratta però di ipotesi su cui i magistrati non hanno trovato alcuna conferma.

(Il Faro online)