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Denny Loe, il rapper innamorato di Roma: “Canto le mie radici”

Il "Wolf of Rome" nella Capitale per la finale del Tour Music Fest – The European Music Contest, il più grande concorso europeo per rapper emergenti

Da Pomezia a Torino, dal Piemonte a Roma per inseguire un sogno: brillare nel firmamento della musica. Un’ambizione che ha portato Denny Loe, meglio noto come “The Wolf of Rome”, a fare della sua passione il suo lavoro.

Classe 1989, Denny Loe, torinese d’adozione – ma nato e cresciuto a Pomezia – torna nella sua terra, quella della Capitale, per esibirsi davanti ad un’esigente giuria: quella del Tour Music Fest – The European Music Contest. Il 9 novembre, presso il Jailbreak – Live Club di Roma, Denny Loe affronterà l’ultima sfida prima di calcare il palco della finale Europea, in programma a dicembre. A 29 anni, Denny Loe è tra i migliori rapper emergenti del continente: al contest, infatti, si sono presentati in 7 mila, provenienti da ogni parte d’Europa.

I finalisti assisteranno alle masterclass formative di Berklee – College Of Music, la celebre università americana leader della formazione musicale nel mondo. Dopo questa prima finale, Denny potrebbe esibirsi al cospetto del presidente di giuria, Mogol, dei rappresentanti Berklee e dei massimi esponenti del mondo hip hop e della discografia italiana.

La finale europea del Tour Music Fest è un palco che ha visto passare decine di rapper emergenti ormai diventati professionisti del settore. Un sogno per tutti i giovani rapper emergenti europei, che per Denny è partito dalla prima esibizione a Torino lo scorso luglio.

Per comprendere appieno il suo flow, bisogna tornare indietro nel tempo: “La mia passione per la musica la devo a mia madre, che fin da piccolo mi ha abituato ad ascoltare canzoni – racconta Denny Loe a Il Faro online -. Crescendo, la passione per la musica si è evoluta in quella per la poesia: a 13 anni ho iniziato a scrive le prime rime fino a quando ho capito che anche io potevo fare musica”.

Non ha mai avuto un genere fisso su cui basarsi, essendo lui amante della musica in generale. Ma a ispirare la sua adolescenza c’è Eminem, e diversi artisti italiani come Mondo Marcio, gli Articolo 31 e i Gemelli Diversi. E proprio nella musica rap trova il suo “linguaggio ideale per poter esprimere emozioni” e per far emergere il suo carattere: “All’inizio ero una persona molto riservata – confida -, ma il rap mi ha permesso di esternare quelle che sono le mie paure e i miei sogni, arrivando ad un numero maggiore di persone”.

Membro e fondatore del gruppo “SopraTutto”, Denny sceglie la carriera da solista per ambizione personale. Il trasferimento a Torino non spezza i legami con le sue radici, anzi: le rinforza. Il suo aka, “The Wolf of Rome”, è un vero e proprio tributo alla Capitale, di cui ama la storia e ogni angolo: “Anche se nato e cresciuto a Pomezia, a Roma ho trascorso buona parte della mia adolescenza. Canto con la maschera di un lupo perché per me rappresenta il simbolo della Città Eterna, la mia città. Chi mi ascolta capisce dal mio accento che sono romano, ma oltre alle parole voglio lasciare un segno visibile di quella che è la mia storia: le persone devono capire che vengo da Roma”. E sui social non nasconde la sua fede calcistica.

Romano e romanista, dunque, alla ricerca del mood per il suo primo disco ufficiale, la cui uscita dovrebbe essere a cavallo tra l’estate e l’autunno del prossimo anno: “In questo cd sicuramente parlerò di esperienze che ho vissuto in prima persona, della mia storia. O eventi che sono accaduti a persone molto vicine a me e che mi hanno colpito. Non mancheranno temi di attualità”.

Quello che si prospetta è un disco poliedrico, probabilmente con vari sound: “A me piace la musica a 360 gradi. Canterò quello in cui molti possono rispecchiarsi: dall’amore alla scuola, passando per l’attualità”. Non solo: per il futuro sono in programma diverse collaborazioni con cantanti emergenti.

Denny rappresenterà le città di Torino e Pomezia per la categoria artistica “Rap” del Tour Music Fest. Il lupo di Roma è riuscito a convincere la giuria del Tour Music Fest con il suo approccio maturo, dimostrando la  capacità di saper raccontare storie e fatti della vita quotidiana offrendo continui spunti di riflessione all’ascoltatore, qualità sicuramente utile per rincorrere il sogno di vincere i fantastici premi in palio: un contratto di distribuzione con Sony Music Italy, una borsa di studio presso Berklee – College of Music di Boston e un contratto di sponsorizzazione del valore di 10.000 euro da investire nella propria musica.

E ai tanti ragazzi che come lui inseguono il sogno della musica dice: “Questo mestiere si deve fare con passione. Quando hai il microfono in mano hai una grande responsabilità perché tante persone ti ascoltano. Se hai la fortuna di farti ascoltare dalla gente non puoi dire cose senza senso. Non puoi far passare un messaggio ‘vuoto’. Credo che se un artista lanci messaggi positivi sia destinato ad essere ricordato“.

E conclude: “Si capisce quando una persona canta con passione e quando lo fa tanto per fare qualcosa. Io non sono nessuno, ma a 29 anni, grazie a quello che mi è stato insegnato e alla passione che ho per la musica, ho avuto grandi soddisfazioni. Ribadisco: date messaggi positivi. Droga, alcol e donne sono tematiche che lasciano il tempo che trovano. Date messaggi positivi. Di questo hanno bisogno le persone oggi“.

(Il Faro online)