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Relitti, plastica e reti da pesca: la foce del Tevere ostaggio dei rifiuti fotogallery

La biologa: "Sono 74 i punti principali di accumulo di rifiuti. In media uno ogni 250 m dove la corrente risulta essere molto bassa"

Fiumicino – Nei giorni scorsi, sul litorale romano, si è svolta la prima uscita delle imbarcazioni per il monitoraggio dei rifiuti galleggianti sul fiume Tevere, in prossimità della foce.

L’operazione portata avanti dall’associazione onlus “Creature del Mare”, rientra nel progetto “s.o.s rifiuti marini”, che la onlus porta avanti già da due anni, attraverso la caratterizzazione dei macro rifiuti e delle microplastiche presenti sugli arenili dei principali Comuni, lungo la costa laziale.

Il presidente della suddetta onlus, la biologa naturalista Valentina Braccia, dichiara di voler ampliare l’indagine, anche sui rifiuti galleggianti nell’ultimo tratto del fiume Tevere. Si tratta di un ambiente molto suggestivo, di elevato valore storico naturalistico, con una vegetazione ripariale costituita soprattutto da pioppi bianchi, pioppi neri, salici, canneti e ontani.

Interessanti sono gli aspetti faunistici con una ricca avifauna (gallinelle d’acqua, aironi cinerini,cormorani, germani reali, garzette ecc…) La risalita del fiume è stata possibile grazie alla collaborazione con la Lega Navale sezione di Pomezia (Rm), che ha messo a disposizione uno dei loro catamarani.

Purtroppo i primi dati emersi dal monitoraggio sono drammatici. “Abbiamo navigato – spiega la biologa – per circa 12 miglia, in un tratto dove il fiume presenta un alveo di ampiezza variabile tra i 30 e i 100 m. Sono 74 i punti principali di accumulo di rifiuti. In media uno ogni 250 m, nelle zone ovviamente, dove la corrente risulta essere molto bassa. La tipologia prevalente è costituita dalle bottiglie e buste di plastica, pezzi di polistirolo, boe e pezzi di reti da pesca, a seguire resti metallici, indumenti, scarpe ecc.. Sono ancora una ventina i relitti di imbarcazioni che attendono di essere rimossi e che danno un aspetto di evidente degrado, all’oasi naturalistica del fiume”.

“Le acque del fiume rilasciano odori maleodoranti, come conseguenza della presenza di scarichi illegali, che ci auguriamo possano essere rapidamente censiti, perché le acque inquinate e piene di rifiuti continueranno a riversarsi in mare, con conseguenze gravissime sulla biodiversità marina, oltre che fluviale”, aggiunge.

E conclude: “L’associazione vuole impegnarsi sebbene non riceve alcun tipo di finanziamento, a portare avanti il monitoraggio per il 2019, contando anche sulla collaborazione della Lega Navale”.

Il fine è quello di incrementare i dati sui rifiuti, che dai fiumi finiscono in mare, sulla base della Direttiva Rifiuti e della Strategia Marina e di continuare a sensibilizzare il grande pubblico e le Autorità, su queste tematiche e sul rispetto dei nostri ecosistemi e ad agire il prima possibile per una bonifica di quello che un tempo era “il biondo” Tevere.

(Il Faro online)