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Sanità pontina penultima in classifica, scatta la polemica del M5s

Sanità: la provincia pontina è davanti solo ad Agrigento. E il "mistero" sulla presunta chiusura dei Punti di primo intervento non è ancora stato risolto.

Latina e provincia – Il 2018 sta per volgere al termine e, allora, le amministrazioni pubbliche cominciano a fare i primi bilanci di quest’anno. 

Ma per la provincia di Latina il quadro dipinto dai quotidiani “Il Sole 24Ore” e “Italia Oggi” è tutt’altro che confortante. I dati, infatti, parlano chiaro: la nostra è una provincia povera, tanto che- fanno sapere, in una nota, Loreto Marcelli e Raffaele Trano, rispettivamente vicepresidente Commissione Sanità Regione Lazio e capogruppo m5s Commissione Finanze Camera dei Deputati,- secondo delle proiezioni credibili, sembra essere destinata ad usufruire di quote di reddito di cittadinanza di molto superiori alle altre province del Lazio.

Quel dato preoccupante sulla sanità

Ma se la qualità della vita non è granché eccellente (71esima posizione), il dato oltremodo preoccupante è sulla sanità: nella graduatoria di “Italia Oggi ”, infatti, la provincia di Latina è al penultimo posto, davanti solo ad Agrigento.

“Nicola Zingaretti – prosegue la nota- governa la Regione e ricopre l’incarico di commissario ad acta alla sanità da 5 anni, ma dal 2013 ad oggi, di novità, almeno positive, in termini di sanità, in provincia di Latina se ne sono viste poche, troppo poche, anche rispetto ai tagli subiti durante la gestione amministrativa precedente.

Nella zona sud della provincia, poi, si sono chiusi reparti e interi ospedali sono ormai al collasso, mentre, di quella “terra promessa” chiamata “Policlinico del Golfo” – tanto quanto del potenziamento dei nosocomi rimasti – non si è saputo più nulla di concreto.

A farne le spese, sempre più i cittadini, costretti a rivolgersi alla sanità privata o a spostarsi fuori provincia, se non addirittura fuori Regione.

L’adozione del modello delle macroaree, inoltre, ha devastato l’offerta sanitaria nelle province periferiche, accentrato, contestualmente, molte specialità nei capoluoghi, affidando, invece, la gestione dell’emergenza alle eliambulanze.”

 

Intanto… quella possibile chiusura dei Punti di primo intervento

Ma se le classifiche e i dati parlano chiaro, tratteggiando una situazione che definire preoccupante è riduttivo, sulla “testa” della sanità pontina c’è un’altra spade di Damocle che potrebbe farla entrare definitivamente in corto circuito: la possibile chiusura dei Punti di Primo intervento (7 solo nella nostra provincia, leggi qui).

Dapprima prevista per il 31 dicembre 2018, questa ventilata chiusura  è, per ora, stata scongiurata- e la decisione rinviata al 31 dicembre 2019-, eppure ancora lontana dall’essere risolta.

Mentre, il manager della Asl provinciale cerca di rassicurare tutti, parlando di una trasformazione piuttosto che di un’eventuale chiusura, molte “voci di corridoio” sostengono che, se la chiusura avvenisse realmente, al posto dei Ppi, ci si ritroverebbe con delle ambulanze medicalizzate, col rischio di intasare ancor più codici bianchi dei Pronto soccorso.

E come se non bastasse, non va meglio nemmeno nel settore della diagnostica, con un Cup che non è in grado di fissare un’appuntamento certo per un esame collegato a patologie tumorali. 

E, ancora, quasi come “dulcis in fundo”, le apparecchiature previste e non funzionanti come a Formia e Ventotene. La cui mancata messa in funzione è stata oggetto di una visita conoscitiva effettuata presso il nosocomio nel mese di giugno.

“Ma noi- concludono Trano e Marcelli- non lasciamo gli abitanti di questa provincia tra le macerie.  Noi rimaniamo qui, per ridare una speranza a questo territorio che hanno condannato all’isolamento. Per questo, ad ottobre, siamo scesi in piazza al fianco dei nostri attivisti e faremo altrettanto a dicembre a Minturno. Perché nessuno deve rimanere indietro.”

(Il Faro on line)