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Eliminare l’informazione giornalistica, non è il sogno di ogni potere?

Gli attacchi al giornalismo rappresentano il tentativo di scardinare l'articolo 21 della Costituzione e i valori fondamentali della democrazia italiana

I social network sono ormai una realtà nella vita quotidiana della maggior parte delle persone. Essi non sono solo una piattaforma di relazioni fra coloro che si conoscono o meno, ma anche una modalità con cui reperire notizie rispetto a tutto quanto ci accade intorno e nel mondo, una modalità che condiziona anche la relazione tra il mondo del giornalismo e il pubblico dei lettori.

Ma la rete, rappresenta per i poteri forti e, in particolare per una parte della politica, uno strumento a disposizione per eliminare l’informazione giornalistica e passare alla propaganda pura.
Lo scenario che viviamo oggi è quello di un attacco della politica con l’utilizzo delle nuove tecnologie.

In Italia e nel mondo gli esempi dell’avanzare di questo processo antidemocratico sono tanti e tutti consumati utilizzando i riflettori stessi dei media e dei social. Pensiamo al tentativo del Presidente degli Stati Uniti di annullare le domande e decidere a quali giornali rispondere e quali no; alle dirette Facebook che molti politici utilizzano per farsi da solo le domande e rispondere senza la presenza di interlocutori. In questo modo, chi crea la notizia è, allo stesso tempo l’oggetto e il contenuto della notizia stessa.

Ezio Mauro, ex direttore di Repubblica, definisce “la tentazione del balcone”, il tentativo di una parte della politica di utilizzare la propaganda attraverso i social per rendere eterno un consenso temporaneo.

Sono tante le manifestazioni che vengono organizzate a difesa della stampa libera e che cercano di rispondere ad alcune delle domande che stanno creando allarmismo in gran parte del mondo del giornalismo: l’informazione è davvero sotto attacco da parte dei poteri fortiÈ davvero in corso un processo antidemocratico che mira a sostituire gli organi di informazione con i social?

Una cosa è vera, che il potere è sempre stato avverso e insofferente al ruolo di mediazione che la stampa ha con i cittadini, ed oggi i social, grazie alla loro enorme diffusione, rappresentano lo strumento per mettere fuori gioco la categoria dei giornalisti.

A chi spetta la difesa del “giornalismo delle domande”, dalla “propaganda fai da te”? A tutti noi. Non dobbiamo cadere nella trappola di sostenere l’interesse di parte ad ogni costo, senza avere un quadro di conoscenza dei problemi che comprenda più punti di vista; né cadere nella facile faziosità, e diventare ciechi di fronte a chi tenta di rubarci l’unico patrimonio a cui non possiamo rinunciare: la Libertà.

Possiamo e dobbiamo utilizzare i social per diffondere le “notizie che nascono dalle domande” ed essere consapevoli che la rete può essere un presidio di scambio libero delle notizie.

È fondamentale, per ognuno di noi, capire che gli attacchi al giornalismo non sono solo l’assalto ad una categoria di professionisti, ma rappresentano anche e, soprattutto, il tentativo di scardinare l’articolo 21 della Costituzione e i valori fondamentali della democrazia italiana.

(Il Faro on line)